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giovedì 5 Dicembre 2019

Davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro

La scuola pubblica è il momento principe in cui si forma la coscienza civile di un ragazzino. Depauperarla, non difenderne i valori, perdere la memoria dei maestri che hanno gettato le basi per la nostra democrazia, ci rende deboli e brutti.

“Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro”.
Lo diceva il grande maestro Mario Lodi che alle soglie dei 90 anni cercava di ricordarci il valore della scuola. Scriveva per far uscire dall’oblio genitori e insegnanti, uomini e donne di potere, governanti e cittadini sfiduciati. Sveglia, diceva, nell’indifferenza e nell’ottusità delle cose minime, nella brutalità dell’ignoranza, tutti insieme stiamo perdendo, stiamo rinunciando a dotare questo paese di un futuro vero, di cultura e democrazia.

Nel momento in cui la fatica si fa suprema occorre ripensare a cose buone. Ripercorrere strade magnifiche e cercare di dare un senso a ciò che sembra perduto, per evitare che lo sia davvero. Basta un piccolo impegno di ognuno di noi.

Per esempio la scuola deve essere un vanto e un valore. La scuola pubblica deve formare e dare speranza. Abbiamo nella memoria grandi pedagoghi innovatori, democratici e fantastici, come Mario Lodi, don Lorenzo Milani, Gianni Rodari, Albino Bernardini, possiamo mai dimenticarli? Possiamo mai pensare che la scuola debba crescere senza queste radici forti e fertili?  No. Occorre tornare a leggere Rodari ai bimbi, a raccontare ai grandi le gesta di Diario di un maestro, ricordandoci di Albino Bernardini maestro di Lula, arrivato nella provincia di Roma a insegnare.

Ripercorrendo un vecchio articolo, come un’urgenza, le parole di Mario Lodi mi tornano in mente, e raccontano la ricchezza infinita della scuola povera e piena di cultura, d’innovazione, di umanità dell’insegnante di Piadena. Attraverso le parole di un’intervista apparsa sulla Stampa il 19 settembre 2009. Giorgio Boatti aveva chiesto a Lodi del futuro: “Per la verità è un futuro che stava già dentro uno dei libri che ho amato di più, il Pinocchio di Collodi. Lì c’è già tutto sul tragitto che porta il burattino a diventare bambino o viceversa. Quando il cittadino diventa un burattino manovrato dagli altri. E sui Mangiafuoco, o il Gatto e la Volpe che ci vogliono convincere che c’è un campo dove nella notte crescono gli zecchini d’oro, c’è qualcosa da aggiungere rispetto a quanto scriveva Collodi ?”.

Così aveva detto questo saggio e rivoluzionario maestro elementare. Un uomo che ha fatto del pensiero un’azione, nella scuola, tra i ragazzi, dalla parte di chi ha di meno. Dalla parte di chi viene privato costantemente dell’infanzia, della fantasia, del diritto a crescere con un futuro davanti. Senza fili, senza false illusioni che ci rendono barbari, che uccidono la poesia, la bellezza, la creatività. Per l’invenzione conformista di un mondo senza fantasia, dove tutto è già scritto, dove la moltitudine di input e di informazioni si trasforma in un abito mentale di obbedienza e credulità. Dove anche la creatività è marketing. Guardatevi intorno, osservate lo scintillante sicuro e ricchissimo show mediatico in cui viviamo. C’è da aggiungere qualcosa? Possiamo credere che in questo paese si possa uscire dal format e riprendere a salire vie più tortuose e nobili, e meno da salottino televisivo degli slogan efficaci per l’audience?

È necessario tornare a raccontare la grandezza di esperienze democratiche e civili che tendono a essere dimenticate, relegate in un angolo di poca importanza dai media e dalla politica. Siamo il paese di Rodari, di Bernardini, di Lodi, di tanti bravi insegnanti che con passione cercano di portare avanti la speranza dei nostri figli. Basta guardarsi intorno per capire che nella realtà esistono persone stupende che si battono per i diritti di tutti, per il futuro dei nostri figli e quindi per il nostro. Loro sono l’esempio. Non esiste solamente l’Italia razzista e paracula delle privatizzazioni e della disattenzione culturale, dell’ignoranza noncurante e dell’indifferenza. C’è di più. Basta non arrendersi neanche di fronte all’evidenza, tanto più se è più mediatica che reale.

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