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lunedì 27 Gennaio 2020

39 vite rubate con l’aria nel camion sigillato divenuto bara

Fortezza Europa. Trentanove corpi senza vita sono stati trovati all’interno di un autoarticolato nell’Essex. Si tratta di trentotto adulti e un minore, chiusi nel tir frigorifero. Ci vorrà tempo per l’identificazione

Gb, sul camion della morte la tragedia dell’immigrazione       

Orrore. Una nuova tragedia della migrazione in Gran Bretagna, ma questa volta non c’è il mare a cancellare il ‘corpo del delitto’, a seppellire e nascondere cadaveri di migranti disperati, e questa quel Tir funebre consegna 39 corpi per una delle maggiori indagini per omicidio della storia del paese. «Trentanove corpi senza vita trovati alle prime ore di ieri all’interno di un autoarticolato con targa bulgara a Thurrock, nell’Essex, costa sudorientale dell’Inghilterra, in una zona industriale sul Tamigi al confine con il Kent», racconta nei dettagli impietosi Leonardo Clausi, per non farci  sconti al facile pietismo postumo. Trentotto adulti e un minorenne.

‘Morgue’ di massa in un container

L’autista del camion, un venticinquenne nordirlandese, che non poteva non sapere cosa trasportasse, è stato arrestato. Sua anche la responsabilità di quale climatizzazione avveniva nel container prigione divenuto casa zincata collettiva sigillata su persone ancora in vita. Orrore incommensurabile e disumanità assoluta. Il mezzo, veniamo a sapere, è un camion frigorifero, fatto per conservare il carico al di sotto dei venticinque gradi sotto zero. Il trattore stradale, il veicolo che traina il rimorchio, è intestato a una ditta irlandese. Un portavoce del ministero degli Esteri bulgaro ha detto delle vittime che, secondo la polizia bulgara, non si tratta di connazionali.

Via di fuga di chi e a quale costo

Al momento si cerca di ricostruire il percorso del mezzo. Inizialmente si pensava fosse approdato in Galles, sulla costa britannica nordoccidentale, da Dublino, dove sarebbe a sua volta arrivato attraverso il porto di Cherbourg, in Francia, a quello irlandese di Rosslare. In seguito la polizia ha ritenuto che provenisse dal porto commerciale di Zeebrugge in Belgio e sia arrivato a Purfleet nell’Essex, non lontano da dove è stata fatta l’agghiacciante scoperta. Un itinerario decisamente inusuale per un veicolo che arriva dalla Bulgaria. Ma con Dover e Calais da tempo tramutati in universi di controlli -telecamere, fili spinati, unità cinofile- spiegata la deviazione anche se non è ancora stato confermato che l’autotreno provenisse proprio dalla Bulgaria.

Caccia al clandestino, ma se è vivo

I porti usati in questo caso sono piccoli e quasi esclusivamente a uso commerciale e non hanno le sofisticate misure di sicurezza di quelli principali. A Dover e Calais, si arriva a scansionare i mezzi in transito con aggeggi capaci di rilevare il battito cardiaco. Se lo avessero fatto anche sul camion della morte, comunque nessun battito di vita a denunciare l’orrore. La Gran Bretagna –segnala Leonardo Clausi- non è purtroppo nuova a simili tragedie. Già nel 2000, sempre dentro un camion a Dover, furono trovati cinquantotto corpi senza vita tra uomini e donne di etnia cinese, morti per asfissia. Soltanto due ragazzi riuscirono a sopravvivere. Le vittime avevano pagato migliaia di sterline a un’organizzazione criminale per «passare». L’autista del camion, un cittadino olandese, sta scontando quattordici anni di carcere. L’inchiesta accertò che le vittime chiedevano disperatamente aiuto sbattendo alle pareti del rimorchio mentre rimanevano senz’aria.

Anche questa volta vittime cinesi

Anche questa volta le vittime sono cinesi. Lo ha scoperto già dai primi accertamenti la polizia dell’Essex. I corpi senza vita erano stipati in un container in una zona industriale. Tra le vittime anche otto donne di cui una adolescente. Gli investigatori della Essex Police, sono tornati a interrogare nelle ultime ore in carcere l’autista nordirlandese del tir, Mo Robinson, 25 anni, accusato di complicità in omicidio plurimo, a hanno ricostruito che il rimorchio del camion era stato sganciato da una motrice in Belgio, nel porto di Zeerbrugge; per poi essere agganciato a un’altra motrice arrivata dall’Irlanda del Nord, quella guidata da Robinson, al suo sbarco nello scalo inglese di Purfleet, alla foce del Tamigi.

Gb, messaggi dal tir dell’orrore: ‘Muoio, ti amo mamma’

Lo straziante addio dei migranti soffocati verso il Regno Unito

La giovane vietnamita citata dal Guardian © ANSA

“Mi dispiace mamma. Il mio viaggio all’estero non è andato bene. Ti amo così tanto! Sto morendo perché non posso respirare”. Non erano solo cinesi le vittime del tir dell’orrore sbarcato martedì sera nel sud dell’Inghilterra dal Belgio, a differenza di quanto sbrigativamente annunciato ieri dalla polizia britannica. E non sono morte tutte in silenzio, senza lasciare un’ultima, drammatica testimonianza dell’ennesima strage di migranti. Il messaggio più straziante rimbalza dal Vietnam, dove i genitori di una ragazza poco più che ventenne si dicono convinti che la loro figlia fosse una delle 39 persone – 31 uomini e 8 donne – ritrovate senza vita nel container frigorifero di quel maledetto camion approdato a Purfleet, alla foce del Tamigi, in arrivo dal Belgio. Tappa finale di uno dei tanti viaggi infernali organizzati da reti di trafficanti di esseri umani che anche in Occidente lucrano sulla disperazione dell’immigrazione clandestina.

LA SCOPERTA DEL CONTAINER CON I CADAVERI

Odissea su cui la Essex Police seguita a indagare, in collaborazione con altre agenzie di sicurezza e autorità di vari Paesi. Nell’ambito di un’inchiesta che ha portato finora a quattro arresti: l’autista nordirlandese del tir, Mo Robinson, di 25 anni; due presunti basisti del traffico, uno uomo e una donna di 38 anni residenti entrambi a Warrington, nel Cheshire, in Inghilterra; e un 48enne nordirlandese fermato nelle ultime ore mentre cercava di imbarcarsi su un volo all’aeroporto di Stansted. Ma nuove ombre continuano a spuntare. L’identificazione di tutti e 39 i morti come cinesi, fatta sulla base dei primi accertamenti dagli investigatori del Regno probabilmente solo per i tratti somatici asiatici di quei cadaveri, è stata rimessa in discussione dall’ambasciata di Pechino a Londra. Tanto più che gli esami dei medici legali sono appena iniziati, come la stessa polizia ha poi riconosciuto. Almeno tre famiglie vietnamite, appreso dell’accaduto, hanno denunciato d’altronde il tragico sospetto di aver perso dei loro cari nell’oscurità di quel rimorchio. Due, a quanto riferiscono il Guardian o la Bbc, hanno fatto sapere di aver ricevuto giusto martedì messaggi di un figlio 26enne e di una figlia 19enne che scrivevano di essere sul punto di salire a bordo di “un container” in Belgio e di dover “spegnere il telefonino” per evitare di poter essere individuati ai controlli di confine. Ma il racconto più terribile, in presa diretta, è quello dei genitori di Pham Thi Trà My, una giovane di 26 anni che il cellulare evidentemente a un certo punto deve averlo riacceso. I suoi messaggi risalgono a poco dopo le 22 di martedì, orario britannico: quando il container, stando alle indagini, era in navigazione su un ferry nel Mare del Nord fra Zeerbrugge e Purfleet. Messaggi d’addio destinati alla madre, con la spaventosa consapevolezza di una morte imminente: senz’aria e senza luce. 

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