Abusi nella Chiesa polacca che il governo amico non vuole vedere

«Stop Pedofilia»

Il disegno di legge si chiama «Stop Pedofilia», ma in realtà criminalizza invece l’insegnamento dell’educazione sessuale in Polonia. Peggio, dello scandalo pedofilia che ferisce nel profondo la chiesa polacca, il silenzio complice di un governo bigotto. Se la follia di legge di una destra oltre la stupidità dovesse divenire legge, «gli educatori o i medici colpevoli di fare riferimenti, fornire consigli o rispondere a domande sul tema in presenza di minorenni rischierebbero dai tre ai cinque anni di reclusione», la cronaca di Lorenzo Berardi. Amnesty International Polonia, una indignata Draginja Nadazdin: «Questo testo incoraggia la paura e l’ignoranza, mettendo i giovani a rischio. Il suo impatto si avvertirebbe anche fuori dalle scuole, spaventando insegnanti, attivisti e genitori che vogliono parlare di sessualità ai propri figli».

Quale governo quale chiesa

Il partito di Jarosław Kaczyński apprezza «Stop Pedofilia», anche se la arriva da associazioni cattoliche pro-life. Le stesse di «Stop Aborto». Tre anni dopo, «Stop Pedofilia», a conferma degli stretti legami esistenti fra la Chiesa cattolica polacca e il governo di Varsavia. Con qualche ‘singolare’ distrazione che ci viene segnalata da Alessandra Briganti. Lo scandalo esploso sei anni fa con la pubblicazione del documentario «Non dirlo a nessuno», la denuncia dei diffusi e coperti casi di pedofilia nella chiesa polacca, contro cui si è scatenata una violenta campagna condotta da ambienti di destra vicini al PiS, il partito di governo di Jarosław Kaczyński, che proprio nella Chiesa ha trovato il suo maggior alleato.

Prete violentatore e vittima in carcere

La storia la semplifichiamo anche per nostro ritegno: il ragazzo abusato per nove anni, il vescovo di Torùn Andrzej Suski che assolve il violentatore e colpevolizza la vittima. «Innocente nel nome del Signore, colpevole in nome del popolo polacco, alla fine dello scorso anno Jaroslaw ha iniziato a scontare la sua condanna. Tre anni di carcere, dieci lontano dalla Chiesa. Fino alla sentenza definitiva, tuttavia, Jaroslaw ha continuato a celebrare la messa in un’altra parrocchia». Quella di Mariusz è una delle tante storie emerse da quando sei anni fa è esploso lo scandalo pedofilia nella Chiesa polacca. Uno scandalo culminato con la pubblicazione su Youtube di ‘Tylko nie mow nikomu’, Non dirlo a nessuno, il documentario dei fratelli Tomasz e Marek Sekielski, realizzato grazie a una raccolta fondi lanciata sul web.

Promesse di tolleranza zero

Al documentario che conta finora più di venti milioni di visualizzazioni, sono seguite scuse e promesse di tolleranza zero. Il primate di Polonia Wojciech Polak ha ringraziato i fratelli Sekielski e chiesto perdono «per ogni ferita inflitta dalla Chiesa». Ma non può rimanere una cosa interna al mondo del clero, sostiene l’avvocata Anna Frankowska che assiste delle vittime di pedofilia, che chiede l’istituzione di una commissione d’inchiesta indipendente sugli abusi sessuali nella Chiesa, come avvenuto in Australia e Germania. Ma il governo di Jaroslaw Kaczynski, ha presentato una controproposta: una commissione d’inchiesta sulla pedofilia senza uno specifico riferimento alla Chiesa. E la denuncia dell’avvocata, «il clero gode di un potere speciale grazie al quale si impedisce l’accesso ad alcuni documenti che per il diritto canonico sono riservati».

Omertose complicità

«La cosa più dolorosa è invece proprio il muro di omertà intorno agli abusi», spiega l’avvocata che ricorda una delle storie più drammatiche venute fuori sinora, quella di una bambina abusata da un prete, rimasta incinta e costretta all’aborto, illegale in Polonia, all’età di dodici anni. In corso una violenta campagna condotta da ambienti di destra vicini al PiS che proprio nella Chiesa ha trovato il suo maggior alleato. Eppure, «questa saldatura tra la Chiesa e il Pis è un’illusione destinata a sgretolarsi, travolta non solo dallo scandalo pedofilia, ma dal processo di secolarizzazione che investe la Polonia tanto quanto gli altri Stati dell’Occidente», avverte Stanislaw Obirek, ex gesuita, vittima in passato di pedofilia, ora professore all’American Studies Center di Varsavia. «La Chiesa polacca assomiglia un po’ all’Urss ai tempi di Breznev. E chissà che papa Francesco non sia il nuovo Gorbaciov».

AVEVAMO DETTO

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