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martedì 19 20 Novembre19

Libano al tracollo ed è il Medio Oriente che rischia di esplodere

Riforme estreme per una crisi che una classe politica inadeguata, clientelare e corrotta ha lasciato marcire. Il governo libanese prova a salvarsi dalla rabbia delle piazze. Ai manifestanti che chiedono le dimissioni di un’intera classe politica, il premier Hariri risponde con un vasto piano di riforme anti-casta. Ma le proteste continuano

‘Colpo di Stato finanziario’ da chi la finanza la controlla?

Senso dell’’umorismo del tutto involontario, più simile ad una presa in giro. ‘Colpo di Stato finanziario’ promesso dal premier libanese Saad Hariri che la finanza l’ha lasciata finire nel buco nero in cui si trova, assieme alla sua povera popolazione. Un piano di riforme approvato oggi dal suo governo per cercare di placare le proteste popolari in corso da cinque giorni in tutte le città del Paese, per cercare di salvarsi faccia e qualcos’altro ancora. Tentativo di zuccherino ai manifestanti che chiedono le dimissioni immediate del premier e dei leader politici, colpevoli tutti, chi più chi meno, di aver distrutto l’economia libanese con immobilismo e corruzione. Ora, il ripensamento senza vergogna: dimezzamento degli stipendi di ministri, parlamentari, diplomatici ed ex rappresentanti delle istituzioni, privatizzazione del settore delle telecomunicazioni, fino alla promessa di ottenere un “deficit prossimo allo zero” nel budget 2020. Una piccola pezza alle peggiori e più offensive porcate di regime.

Ma adesso il popolo libanese non si accontenta

«Rimaniamo in piazza fino a quando tutto il sistema politico non si dimette, non bastano queste riforme e non bastano le dimissioni del governo», sono le dichiarazioni più diffuse in queste ore a Beirut e in altre città del paese, secondo quanto riporta l’Ansa. «Rivoluzione! Il popolo vuole la caduta del sistema», è lo slogan con cui la piazza di Beirut ha subito risposto al discorso del premier. Hariri ora prova a fare il salvatore della Patria, riconoscendo che la sua promesse non bastano certo a contenere la rabbia popolare. Ed ecco la promessa di elezioni anticipate, molto meglio di una quasi rivoluzione senza leader noti e linee politiche definite.

Qualche riforma seria, forse

Hariri, citato dalla Reuters, ha annunciato un bilancio 2020 che prevede un disavanzo dello 0,6% , un quasi pareggio, col miracolo delle banche che parteciperanno alla riduzione del disavanzo per 5,1 trilioni di sterline libanesi ($ 3,4 miliardi). Strano vero questa improvvisa generosità? Cosa sperano di farsi perdonare? E poi il banale e semplice funzionamento minimo dello Strato, a partire dalla corrente elettrica, razionata da decenni. Uomini del disonore a scoprire dopo decenni di vergogna il loro dovere minimo col premier  Hariri si è consultato con gli alleati al governo e con i Paesi stranieri, come Francia e Stati Uniti, che sostengono il suo governo per fare il minimo della decenza.

La piazza non ci crede e resta mobilitata

Anche oggi centinaia di migliaia di persone nelle strade, furiose nei confronti di una classe politica accusata di aver spinto l’economia al punto di collasso. Economia affossata da un mix di paralisi politica e conflitti regionali. I guai economici sono stati aggravati da tensioni nel sistema finanziario che si sono accumulate con il rallentamento dei flussi di capitali nel Paese. Questi flussi di capitale – sottolinea Reuters – sono necessari per finanziare il deficit statale e le esigenze della sua economia dipendente dalle importazioni. Le pressioni si sono manifestate negli ultimi tempi nell’economia reale, dove è diventato più difficile ottenere dollari al tasso di cambio ufficiale. I dollari sono diventati più difficili da trovare e la sterlina libanese è finita sotto pressione.

AVEVAMO DETTO

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