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martedì 19 20 Novembre19

Esplode il Cile nel Sud America polveriera

Il presidente del Paese più ricco dell’America meridionale dichiara lo stato d’emergenza. Ma neanche Argentina, Brasile ed Ecuador se la passano molto bene. Effetto di America First di Trump, l’accusa di molti analisti. L’instabilità economica crea turbolenze politiche

L’America Latina lacerata esplode

Un groviglio di crisi economiche, sociali e politiche che sta scatenando proteste di piazza spesso violente. In Cile, forse il Paese più ricco nel continente, il presidente Sebastian Pinera ha dichiarato lo stato d’emergenza per la prima volta dalla dittatura di Augusto Pinochet. E si contano le vittime, dodici l’ultimo bilancio. In Ecuador le dimostrazioni hanno scosso il governo di Lenin Moreno hanno per la fine di sussidi per il carburante. In Argentina, alla vigilia delle elezioni del 27 ottobre, proteste contro il presidente Mauricio Macrì e le sue politiche di tagli. Brasile corrotto e lacerato, economia a picco sotto il controverso neo-presidente populista di ultra-destra Jair Bolsonaro. Per non parlare del Venezuela di Manuel Maduro, dove oltre 4 milioni di cittadini sono fuggiti dal Paese. Lettura economica di Marco Valsania sul Sole 24 ore, prologo utile alla cronaca di piazze inquiete.

Dannata America First

Sotto accusa la politica dell’amministrazione Usa di Donald Trump con la sua strategia quasi-isolazionista di America First, salvo poi sostenere il peggio politico, a partire dall’impresentabile Bolsonaro.

Cile oggi a fare tristemente titolo

Quasi un dettaglio a far esplodere rabbie che covavano nascoste. Esempio, il rincaro in servizi essenziali o prodotti di prima necessità in un clima economico fragile. Nel caso del Cile, saccheggi con morti negli incendi appiccati, polizia ed esercito violenti troppo e male. Oltre diecimila soldati pattugliano le strade, eseguiti 1.400 arresti. Il Presidente Pinera, miliardario eletto alla fine del 2017 con i voti della destra post-pinochetista e dei settori legati ai nostalgici del regime militare, ha liquidato tutti i dimostranti come «criminali», e invitato il resto della popolazione a unirsi al suo governo in quella che forse vorrebbe trasformare in guerra civile. Ma è proprio il Cile della diseguaglianze di Pineira la causa vera di quella piazza che trasforma la rabbia in violenza. Cile, tra i paesi più ricchi ma anche tra quelli con le più gravi sperequazioni. L’Ocse nelle sue classifiche sulla diseguaglianza del reddito lo vede in testa tra 35 nazioni considerate, davanti al Messico.

Non solo contro tariffe e caro vita

«Dopo la dichiarazione dello stato di emergenza e poi anche del coprifuoco – per la prima volta dalla fine del regime di Pinochet – le proteste hanno lasciato spazio a una vera rivolta popolare contro il governo di Sebastián Piñera», segnala Claudia Fanti sul Manifesto. «Tra manifestazioni, barricate e cacerolazos, il popolo cileno ha infatti alzato il livello delle proprie rivendicazioni, esprimendo il rifiuto di un intero modello di paese». Il Cile ‘venduto’ come oasi di stabilità, come l’isola felice descritta solo pochi giorni fa da Piñera, che si è rivelato per quello che è, il paese con un livello di disuguaglianza sociale tra i più elevati al mondo. La proclamazione dello stato d’emergenza e il divieto di manifestare ha moltiplicato le proteste. Il ritorno dei carri armati per le strade – avvertito come una provocazione nei confronti delle vittime della dittatura – ha aumentato la rabbia.

Lo scrittore cileno Alejandro Zambra: «La costituzione che governa il Cile è quella che Pinochet ha ideato nel 1980. Hanno fatto mille riforme ma è ancora la stessa costituzione creata durante il periodo della dittatura.

AVEVAMO DETTO

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