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martedì 12 Novembre 2019

Tregua bugiarda, fiction d’azzardo per biscazzieri della politica

Siria, i curdi denunciano la violazione del cessate il fuoco, Erdogan smentisce. Amnesty denuncia crimini di guerra. La rabbia di Damasco, il silenzio arrabbiato di Mosca

I cinque giorni del Condor

Il titolo del Manifesto, come sempre, terribilmente centrato. Una grande foto del turco Erdogan, e ‘i cinque giorni del Condor’, dove l’equivoco cercato è col notissimo film di spionaggio a trame con Redford, dove i giorni del massacro furono solo 3. Ma nel film c’erano condor e non avvoltoi, mentre nel Rojava c’è chi prova a chiamare ‘tregua’ un ultimatum. «La «tregua di 120 ore annunciata giovedì da Usa e Turchia nel nord della Siria non è mai iniziata. Le truppe turche fanno strage di civili a Ras al Ain. Anche Amnesty accusa: crimini di guerra. Ma Erdogan rilancia l’ultimatum ai curdi: via entro martedì o offensiva più dura», denuncia Michele Giorgio da Nena News.

La rabbia di Damasco, il silenzio di Mosca

Falsa tregua militare per risolvere dubbi politici, propone Umberto De Giovannangeli, sull’Huffington Post. «Il giorno dopo l’intesa su una “tregua” di 120 ore raggiunta da Stati Uniti e Turchia, la diplomazia internazionale s’interroga soprattutto sulle mosse di Bashar al-Assad e Vladimir Putin». Ma intanto, sul campo si muore, come ieri o forse ancora di più. La tregua vacilla da subito, a solo poche ore dal suo annuncio. Segno di malafede e pessime intenzioni da parte di chi l’ha dichiarata/subita, ma che poi sul campo, coi soldati e i cannoni, se la gestisce come decide lui. E la Turchia di Erdogan non molla.

Tregua fiction politica

I curdi denunciano la violazione del cessate il fuoco. «La Turchia sta violando l’accordo di cessate il fuoco continuando ad attaccare la città dalla scorsa notte», scrive su Twitter Mustafa Bali, portavoce delle Forze democratiche siriane a maggioranza curda. L’agenzia curda Firat scrive di cinque combattenti curdi uccisi. «In questo momento, la tregua di 120 ore” nel nord-est della Siria “è in corso” e “le notizie” di scontri nell’area sono “disinformazione», ribatte Erdogan a cui il ruolo di pacificatore va comunque stretto. Infatti: «In base all’accordo con gli Stati Uniti, le nostre truppe non lasceranno la zona di sicurezza concordata nel nord-est della Siria dopo la fine delle ostilità».

Il ‘Sultano’ vero vincitore?

«Parla da vincitore il “Sultano”», rileva De Giovannangeli, ma è davvero così, sia militarmente sia politicamente? Troppi eserciti in campo, alcuni molto pericolosi, vedi l’interposizione russa e altri alleati di Damasco. Ma la vera debolezza dell’iper presidente turco è soprattutto politica, visto che ancora fa riferimento agli Usa come ‘garanti’ sull’evacuazione delle milizie curde Ypg dalla zona di sicurezza della Turchia. Gli Stati Uniti isolazionisti di Trump in fuga dal Medio Oriente, garanti di cosa e a favore di chi? «Pensare ad una stabilizzazione in Siria che tagli fuori la Russia è giocare col fuoco», sostiene il professor Stefano Silvestri, già presidente dell’Istituto Affari Internazionali.

Più debolezze assieme non fanno forza

«Sia la Turchia che gli Stati Uniti si sono messi in situazioni politicamente difficili da cui devono cercare di venirne fuori senza troppi danni», chiarisce Silvestri sull’UffPost. «Gli Stati Uniti devono giustificare il ritiro dalla Siria mentre la Turchia deve giustificare l’efficacia della sua operazione militare prima che divenga troppo costosa, sia politicamente che militarmente. Per certi versi, gli interessi di Washington e di Ankara sono convergenti». Tutto da vedere se «tra americani e turchi riusciranno a trovare sufficienti incentivi perché gli altri interlocutori, Assad e Putin in primis ma anche l’Iran, accettino almeno in parte questa intesa di massima».

Preoccupante silenzio di Putin

Putin e il suo silenzio, interpretato come segnale su quella che, in via ufficiosa, viene giudicata dal Cremlino una mossa azzardata da parte americana e turca. Ne parleranno direttamente martedì a Sochi. Erdogan viaggiatore ma non colomba e neppure, come lui vorrebbe, Condor. Perché, grida quanto vuoi in casa, militarizza anche la nazionale di calcio, ma i conti col mondo restano aperti assieme al mercato. E Amnesty International denuncia numerosi crimini di guerra compiuti dall’esercito turco e milizie alleate, come l’atroce esecuzione dell’attivista curda Hevrin Khalaf. Secondo le autorità sanitarie dell’Amministrazione autonoma a guida curda nel nordest della Siria, fino al 17 ottobre sono stati uccisi almeno 218 civili, tra cui 18 bambini.

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