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martedì 19 20 Novembre19

Se non sei Margaret Thatcher, mai di sabato a Westminster

Eppure il tronfio Boris Johnson la storia del suo Regno sempre meno Unito grazie anche a lui, dovrebbe conoscerla bene, anche certe pagine meno note grazie almeno al suo passato di giornalista. E la storia insegna che se non sei Margaret Thatcher, mai di sabato a Westminster.

Un sabato particolare

Nelle prime ore del mattino di venerdì 2 aprile 1982 il piccolo presidio inglese delle isole Falklands fu travolto dallo sbarco di ingenti forze anfibie argentine che da mesi si stavano addestrando segretamente all’invasione nella remota Terra del Fuoco. Fu una brutta sorpresa, ma fino ad un certo punto, perché in realtà da almeno un paio di settimane l’intelligence britannica aveva messo in stato d’allerta le proprie guarnigioni sparse dalla Georgia del Sud alle isole Sandwich nell’eventualità di un possibile attacco argentino. L’autentico effetto-sorpresa dell’attacco si verificò invece per la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica inglese: all’indomani, sabato 3 aprile, Margaret Thatcher, primo ministro in carica, pronunciò alla Camera dei comuni convocata d’urgenza un discorso memorabile, destinato in seguito a giocare un ruolo determinante nella sua controversa e lunga carriera politica.

Errore argentino

Margaret Thatcher fece appello non tanto allo spirito dell’impero britannico – che del resto era già defunto da tempo –, quanto al ‘modo di vivere’ inglese e alla ‘libertà dei pochi’ calpestata dai molti, alludendo al regime dittatoriale argentino. Nelle stesse ore gli argentini commisero anche l’errore di diffondere le immagini dei prigionieri inglesi in televisione che, ritrasmesse dalle reti inglesi, suscitarono una grande indignazione nel paese. L’abile discorso tenuto in parlamento, che sembrò resuscitare – sia pure per poco – gli infiammati argomenti di Churchill all’inizio della Seconda guerra mondiale, mobilitò un paese intero per la riconquista di pochi chilometri quadrati di terra in mezzo all’oceano. Il 14 giugno, dopo un conflitto breve, combattuto a migliaia di chilometri dall’Europa e tuttavia sanguinosissimo perché senza esclusione di colpi, le forze argentine si arresero. Dopo l’era della Lady di Ferro, anche in mezzo ad altre vicende movimentate come ad esempio lo sciopero dei minatori, il ricordo di quel voto del parlamento in un giorno di sabato però rimase.

Altre guerre e altre votazioni

Nel XX secolo la Camera dei comuni si era trovata tuttavia anche in altre occasioni a deliberare lo stato di guerra od altre azioni belliche. La prima volta era avvenuto il 3 agosto 1914, all’inizio della Prima Guerra mondiale: dopo la dichiarazione di guerra della Germania alla Russia (1° agosto), il giorno 3 – un lunedì – al parlamento di Westminster toccò allora al ministro degli esteri Edward Grey annunciare la guerra per impedire che l’Europa Occidentale cadesse sotto il dominio di un’unica potenza, che fosse violata la neutralità del Belgio e soprattutto che le coste francesi davanti all’Inghilterra diventassero tedesche. Prima della mezzanotte di martedì 4 l’Inghilterra scese in guerra. Un drammatico dibattito si svolse anche nel maggio 1940: tra martedì 7 e mercoledì 8 la Camera dei comuni discusse infatti l’esito catastrofico della campagna in Norvegia. Il governo Chamberlain ne uscì malissimo, tanto che il venerdì successivo (10 maggio) Churchill ne prese il posto.

Suez e il Kosovo

Mercoledì 12 settembre 1956 il parlamento inglese fu convocato per discutere della crisi aperta dall’Egitto di Nasser che aveva nazionalizzato il canale di Suez. Il primo ministro conservatore Anthony Eden definì l’atto egiziano del tutto illegale, ma dall’opposizione il laburista Hugh Gaitskell invitò  piuttosto a risolvere la questione attraverso un dibattito alle Nazioni Unite. Non solo non fu ascoltato, ma anche l’operazione «Musketeer» non si risolse nel migliore dei modi e la sterlina rischiò di affondare. Martedì 20 aprile 1999 il parlamento si riunì per il dibattito prima dell’intervento nella campagna aerea sulla Serbia, ma non ci fu votazione dell’assemblea, nonostante il tentativo (fallito) di una dozzina di parlamentari laburisti di far approvare i bombardamenti.  Insomma, nonostante due guerre mondiali e altri interventi militari, con o senza voto plenario, mai di sabato a Westminster.

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