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lunedì 18 20 Novembre19

Brexit incubo, nessun addio, passa l’emendamento che la proroga

Emendamento bomba, e la Brexit sarà, se e quando e forse mai, tutte le norme di attuazione dovranno essere votate prima dal parlamento. Boris Johnson sconfitto e umiliato, costretto ora a chiedere a Bruxelles un’altra proroga all’uscita

Boris Johnson sotto esame in Parlamento e popolo no-Brexit in piazza

Il popolo anti-Brexit è sceso per la terza volta in piazza a Londra per la People’s Vote March ad invocare un secondo referendum sull’uscita dall’Unione Europea. Secondo gli organizzatori, alla marcia hanno partecipato “un milione di persone”.

BoJo, exit tu

Una giornata di cielo sereno con bandiere britanniche e dell’Ue e vessilli di partito a Park Lane, vicino ad Hyde Park, per muoversi verso Parliament Square, di fronte a Westminster in contemporanea col dibattito alla Camera dei Comuni

A Westminster intanto

La maggioranza ha votato a favore dell’emendamento che obbliga il Parlamento a votare le leggi attuative dell’accordo raggiunto prima del voto finale. Altro che 31 ottobre. Il premier britannico: “Non negozierò e la legge non mi obbliga a farlo”

Ennesimo colpo di scena

L’emendamento del parlamentare conservatore moderato Sir Oliver Letwin, è passato. «Piombando come un macigno su quello che sarebbe dovuto essere il giorno dell’ufficialitá dell’uscita Ue e della consacrazione politica per Boris Johnson, dopo il controverso accordo Brexit con l’Ue». Quasi senza parole tutto il giornalismo da Londra. «Westminster ha quindi fermato il premier britannico: con il sostegno trasversale di altri ‘ribelli’ conservatori, degli unionisti nordirlandesi del Dup (che sono stati decisivi), e della gran parte dei deputati dei partiti di opposizione, l’emendamento ha ottenuto 322 sì contro 306 no».

Evento, commedia e comica finale

L’emendamento impone di fatto una nuova proroga della Brexit con la sospensione della ratifica dell’uscita soltanto dopo l’approvazione di tutta la legislazione connessa, se necessario anche oltre la scadenza del 31 ottobre e contro il volere di Johnson. «Ora Johnson deve rispettare la legge che prevede un rinvio della Brexit», ha dichiarato il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn sollecitando il premier conservatore a ‘riflettere molto attentamente’ sul suo rifiuto di chiedere una proroga del periodo di negoziazione sulla base dell’articolo 50.

Verso un nuovo referendum?

«Riteniamo che alla fine il popolo debba avere l’ultima parola sulla Brexit”, ha aggiunto il leader laburista confermando l’intenzione di chiedere un referendum sull’accordo raggiunto tra Johnson e Bruxelles. Dal Palazzo alla piazza. Gli organizzatori della marcia in favore di un secondo referendum sulla Brexit affermano di aver portato in piazza “un milione di persone”. La stima non ha conferme di fonte indipendente e rispecchia il numero che i promotori avevano rivendicato anche in una precedente occasione. Un milioni di londinesi in corteo per rimanere in Europa.

Le possibilità di Johnson

Ora Johnson sembra costretto a chiedere un ulteriore rinvio alla Ue, anche se lui ha detto che non lo farà mai (“meglio morto in un fosso”), aprendo così uno scontro costituzionale senza precedenti. Ma l’emendamento votato dal parlamento scongiura ogni possibilità di No Deal ‘e lega le mani ai brexiter estremisti e a loro eventuali follie’, la ragioni dichiarate dal proponente. A Downing Street credono invece che sia solo una mossa per far ritardare la Brexit, se non addirittura per farla deragliare.

Johnson rischio galera

Ultime da Londra (ma le avventure di James Bond al confronto appaiono fumetti Walt Disney), sembra che Johnson si sia convinto a inviare comunque all’Ue la lettera di rinvio, per evitare anche uno scontro costituzionale senza precedenti e magari rischiare il carcere. «Insomma, il super-sabato che doveva timbrare l’uscita del Regno Unito dalla Ue è diventato un altro incredibile rinvio della Brexit, oramai un thriller imprevedibile e una lunghissima, estenuante, forse infinita partita a scacchi», la conclusione sconsolata di Antonello Guerrera su Repubblica.

AVEVAMO DETTO

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