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lunedì 11 Novembre 2019

Esercito siriano a Kobane, Erdogan e Trump gara di boria e muscoli

Le aviazioni russa e siriana fermano i raid aerei turchi. Durissimi scontri a Sere Kaniye. Le milizie islamiste danno fuoco al campo di Ain Issa e liberano prigionieri dell’Isis. Trump: «I curdi non sono angeli, il Pkk è terrorista». Ma ad Ankara il vice Trump, Pence, fa anticamera.

ULTIM’ORA

UN CESSATE IL FUOCO DI 120 ORE MA TRA ERDOGAN-PENCE, INCONTRO SOTTOZERO – “Il cessate il fuoco nel nord della Siria durerà 120 ore, lo ha affermato il Vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence. Dal quotidiano turco Comhuriyet: “L’incontro tra le delegazioni è durato 2 ore e 40 minuti”. Stop. La lettera personale di Trump? “Buttata via”. Altro titolo, ‘Mobilità alla base aerea di Incirlik’ (la base aerea turca in uso statunitense con l’arsenale nucleare Usa nell’area). Qualche foto di aerei e questa riga e mezza: “Anche gli aerei cargo e petroliere hanno sperimentato la mobilità. Incirlik Base ha decollato anche un aereo civile appartenente agli Stati Uniti”. Qualcuno ha certo capito

Gara di Boria e muscoli

«Al sicuro tra le mura della Casa bianca e in quelle del palazzo presidenziale di Ankara, i due responsabili dell’apertura di un nuovo fronte di guerra in Siria hanno dedicato la giornata di ieri a distribuire al mondo pillole di boria e muscoli». L’efficacissima definizione di Chiara Cruciati a introdurre la confusione che attraversa il mondo, sull’orlo di una ennesima guerra di dimensioni potenzialmente devastanti. Brutte persone, quei due. «Mentre nel Rojava si continua a morire e cresce il numero di sfollati dalle comunità del Rojava, il presidente statunitense Donald Trump mandava a dire a siriani e turchi di ammazzarsi pure tra di loro», mentre tratta da maleducato il nostro presidente Mattarella (l’occhiolino di Trump alle telecamere sui dazi). Insegue Erdogan che nel suo Palazzo postottomano, impone un po’ di anticamera al vice-presidente Usa Mike Pence e al segretario di Stato Mike Pompeo, arrivati per ottenere un cessate il fuoco.

Alleato Trump, ti uso, ti pago, e vai..

La superpotenza planetaria e il mondo. «I curdi non sono angeli. Gli abbiamo dato un sacco di soldi per combattere con noi e sono stati bravi. Non tanto bravi quando non combattevano con noi». Ecco gli Stati Uniti versione Donald Trump, che cancella con poche battute «gli 11mila combattenti curdi, arabi, assiri, turkmeni morti nella lotta allo Stato Islamico e i migliaia di prigionieri stranieri dell’Isis detenuti a Rojava e che i rispettivi paesi hanno, per interesse, dimenticato». E poi qualcuno ancora si chiede perché l’altro sovranista all’altra destra del Mondo, Vladimir Putin, appaia come un gigante. «Oggi Putin giganteggia come unico vero leader geopolitico, la sua posizione nel Medio Oriente è centrale, ha una forte alleanza con l’Iran, con gli hezbollah, nelle milizie sciite, parla con l’Arabia Saudita e con Israele, sostituisce in parte gli americani come forza di interposizione in Siria», e lo scrive l’insospettabile Fabrizio Cicchitto sull’UffPost.

Arroganza politica problemi militari

Militari russi a fare da ‘forza di interposizione’ tra Esercito siriano e quello turco che mostrano le postazioni abbandonate dai marines Usa chiamati a casa da Trump. Anche gli aerei turchi volano e bombardano meno da quando sono presenti aerei russi e siriani. E ieri sera l’annuncio del Rojava Information Center dell’esercito governativo a Kobane, con le foto di soldati a cavalcioni sui carri armati a sventolare la bandiera siriana. Problemi per le milizia filo turche che, per coprirsi le spalle liberano i campi dove erano detenuti miliziani dell’Isis. Attorno, la disperazione di molti popoli in fuga, spesso da 8 anni. 275mila sfollati (tra loro 70mila bambini), un milione e 675mila persone che necessitano di aiuti umanitari, decine di vittime civili. Ambulanze bombardate o sequestrate dalle gang islamiste, ospedali chiusi dai raid o dagli scontri terrestri, campi profughi svuotati o allo stremo, denuncia l’ong italiana ‘Un Ponte Per’, presente dal 2015 sul territorio e ora costretta ad uscire, che pone il problema della armi italiane alla Turchia.

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