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martedì 12 Novembre 2019

Catalogna, proteste e repressione, e il socialista Sánchez cerca la destra

Proteste e cariche della polizia in tutta la regione. «Tsunami Democràtic», chi c’è dietro? Per ora l’unico volto noto è quello dell’ex ct del Barça Pep Guardiola. Sánchez chiede al Partito popolare e Ciudadanos di fare fronte comune contro le proteste

Condanne severissime

Condanne tra i 9 e i 13 anni di carcere per l’ex vicepremier Oriol Junqueras, l’ex speaker del parlamento catalano Carmen Forcadell, i leader indipendentisti Jordi Sànchez e Jordi Cuixart, e gli ex ministri catalani Dolors Bassa, Joaquim Forn, Raul Romeva, Jordi Turull e Josep Rull. Con le stesse accuse, un altro giudice ha emesso un nuovo ordine di cattura per l’ex premier catalano Puigdemont, fuggito in Belgio.

Cariche della polizia a Barcellona e Girona

 (ANSA) – Ancora violenze e tensione in Catalogna. La polizia ha caricato i dimostranti a Barcellona e Girona dopo che hanno tentato di entrare nelle locali di rappresentanza del governo di Madrid. Lo riportano media spagnoli. Immagini in diretta tv dalla capitale catalana hanno mostrato manifestanti che urlano a poca distanza dalla polizia, schierata in assetto antisommossa.

Secondo la polizia urbana di Barcellona, in piazza sono scese circa 40.000 persone. Secondo la Vanguardia, i reparti dei Mossos d’Esquadra, la polizia catalana, hanno caricato i gruppi più violenti, come quelli in azione all’Eixample, un quartiere centrale della città. Scontri e falò anche al Paseo de Gracia, una delle più celebri strade cittadine. Cariche si segnalano anche a Tarragona.

Oltre la rabbia, la politica

Dopo la storica e severissima sentenza sui leader indipendentisti, la Catalogna cerca di andare oltre le proteste della rabbia e si interroga su quali possibili reazioni politiche in risposta a Madrid. Con tento di giallo su chi ci sarebbe dietro alcune proteste davvero molto ben organizzate, esempio il blitz dei manifestanti all’aeroporto del Prat di Barcellona, con centinaia di voli cancellati. Luca Tancredi Barone scrive sul Manifesto di un misterioso collettivo apparso sulle reti (che comunica soprattutto via Twitter, 160mila followers e su Telegram, 250mila, e che da ieri ha anche una specifica app) chiamato «Tsunami Democràtic», che aveva invitato a bloccare l’aeroporto della capitale catalana.

#Tsunami Democràtic

«Neanche la chiusura delle strade, il blocco di metro e treno, li ha fermati: in migliaia hanno raggiunto addirittura a piedi da Barcellona l’aeroporto lungo l’autostrada, fra turisti disperati con le valigie in mano. Una vera e propria odissea per i viaggiatori, un grande successo per i manifestanti». Forse anche per questo che la reazione della polizia è stata rabbiosa: sia i Mossos (che stavolta coordinavano l’operativo) che la Guardia Civil hanno preso a manganellate i manifestanti in varie zone dell’aeroporto. Il bilancio è stato di 130 feriti, di cui uno che perderà un occhio. Con la stessa furia dell’ottobre 2017, giorno del referendum, la Guardia Civil ha usato pallottole di gomma che in Catalogna sono vietate da anni.

Catalogna molte anime

Un mix politico di rivolta in piazza, con gli indipendentisti e anticapitalisti della Cup a i Comuni di Ada Colau che chiedono conto al governo catalano per le cariche di lunedì. Poi c’è l’ipocrisia di un ‘president della Generalitat catalana’, Quim Torra che da un lato anima la protesta e dall’altro manda i poliziotti a picchiare quegli stessi manifestanti. «Dietro la facciata, le divisioni sulla risposta da dare alla sentenza fra i due soci di governo, Esquerra Republicana e PdCat, è enorme, per non parlare della Cup», ci spiega Tancredi Barone. Politica al rallenty, piazza inquieta. A Barcellona altre cariche della polizia su manifestanti che cercavano di avvicinarsi all’edificio governativo. Scontri si sono registrati anche a Lleida, Tarragona e Girona.

Catalogna ‘clava politica’

«Intanto a Madrid la Catalogna continua a essere usata come clava». I grandi partiti stanno delineando le nuove linee di azione in vista delle elezioni. Pablo Iglesias e Unidas Podemos che definiscono un errore la decisione giudiziaria, mentre il premier socialista Sánchez ha chiuso all’ipotesi di indulto per i condannati e chiesto esplicitamente a Partito popolare e Ciudadanos di fare fronte comune contro le proteste in Catalogna. Spazio politico ai due partiti di destra, che puntano a inasprire il codice penale. Dalla forzatura della sentenza che ha condanna a decide di anni di carcere i leader indipendentisti con l’accusa di «sedición», che loro vorrebbero rincarata nelle pene  come ‘ribellione’, se non addirittura come ‘colpo di Stato’.

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