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lunedì 11 Novembre 2019

Antiterrorismo turco ammazza curdi e libera Isis, russi al posto degli Usa

Lupi Grigi, non le corna ma ‘testa di lupo’, simbolo nazionalista dell’ultra destra turca, quelli dell’attentatore del papa Ali Agca.

Ascolti Erdogan e poi Trump e ti spieghi perché il mondo sia finito negli enormi guai attuali. Erdogan: “Turchia non dichiarerà mai il cessate il fuoco”. Trump elettoral patetico minaccia sanzioni economiche e manda quella volta di Pence ad Ankara a fare un buco nell’acqua

Ma ora a pattugliare le periferie di Manbij c’è l’esercito russo.

Stivali russi alla periferia di Manbij

Sceneggiata della politica internazionale con attori decisamente mediocri, mentre sul campo l’esercito turco massacra i curdi e libera gli ex Isis suoi vecchi amici, quello americano scappa, e arriva quello russo. Ma allora ha ragione il viscido Erdogan a mandare a quale Paese mezzo mondo dicendoci che lui i suoi nemici curdi prima li ammazza e poi ne discutiamo. Il presidente turco ha affermato di “non essere preoccupato” per le sanzioni Usa minacciate, e lo afferma alla vigilia dell’arrivo del vice presidente americano Mike Pence col segretario di Stato Mike Pompeo e il Consigliere per la sicurezza nazionale Mike O’Brien. Sceneggiata, ma la Turchia è base Nato troppo importante, fin che dura.

Chi va a chi viene sul fronte

Dopo giorni di tira e molla, alla fine le truppe statunitensi hanno lasciato il nord della Siria: ieri mattina fonti militari delle Forze democratiche siriane (Sdf) davano i marines fuori sia da Manbij che da Kobane. Poche ore dopo la coalizione a guida americana ha confermato: ‘siamo fuori’, scrive Chiara Cruciati. Al loro posto, a Manbij sono entrate le truppe governative di Damasco che hanno assunto il controllo della base aerea di Tabqa e degli strategici ponti sull’Eufrate, bloccando di fatto il passaggio da ovest dei miliziani islamisti alleati di Ankara. «A pattugliare le periferie di Manbij c’è l’esercito russo. Stivali moscoviti sul campo, segno della crescente superiorità russa nella regione. Sono chiamati a impedire – spiega il Cremlino – uno scontro diretto tra turchi e siriani e, dunque, il collasso del delicato equilibrio mediato da Mosca in questi anni di interventismo militare e diplomatico».

Azzardo Erdogan disperati in massa

A Kobane, il governo non è ancora entrato, e ieri sono state ancora le forze curde a respingere l’offensiva turco-islamista dopo una notte di duri combattimenti. Bombardamenti turchi continui e almeno 275mila gli sfollati soltanto in quest’area con almeno 160 civili uccisi. Aumentano i bisogni, si assottigliano i soccorsi. Dopo Mercy Corps e l’italiana Un Ponte Per, costretta lunedì a ritirare lo staff internazionale, ieri a lasciare il nord della Siria è stato Medici Senza Frontiere. «La sofferenza umanitaria degli sfollati – dicono i vertici della Federazione – è aggravata dal taglio di tutti gli aiuti umanitari e dalla cessazione delle attività delle organizzazioni internazionali».

Trump cerca di salvare la faccia

Il presidente Trump convoca i leader del Congresso, sia repubblicani e sia democratici, per mettere una pezza al suo tradimento. Alleati curdi abbandonati e Turchia accusata da giuristi democratici di praticare il terrorismo. «Il mondo sta assistendo, quasi impassibile, a un autentico crimine di guerra su vasta scala perpetrato dalla Turchia nei confronti della popolazione curda della Siria nord-orientale, che ha concorso con sacrifici di molte vite umane alla sconfitta del califfato Isis». Gli Stati Uniti chiedono alla Turchia di fermare «immediatamente» le operazioni nel Nord-Est della Siria e impongono sanzioni per frenare l’azione militare di Ankara, ma è parte in commedia, sino a che l’esercito di Ankara non avrà raggiunto gli obiettivi minimi sul campo. Salvo che la guerra non esploda coinvolgendo altri protagonisti in campo.

Casa Bianca soft Pentagono duro

Trump ha comunque deciso di proseguire con il ritiro delle truppe. Ufficiali americani hanno detto che il ritiro sarà completato “entro pochi giorni”, probabilmente entro domenica, prima del previsto. Resa militare e attacco a colpi di sanzioni «senza precedenti» contro l’economia e contro alti ufficiali di Ankara. Il presidente non ha fatto cenno della visita di Erdogan a Washington, prevista il 13 novembre e ancora in agenda. Più duro il Pentagono. Mark Esper ha accusato Ankara di aver «fatto fuggire prigionieri dell’Isis» e ha minacciato di rivedere i rapporti all’interno della Nato. Fra le possibili misure c’è il ritiro delle 50 testate nucleare tattiche custodite dagli Usa nella base di Incirlik, che potrebbero essere riportate negli Stati Uniti per una «revisione tecnica».

Turchia qualche problema in più

Dunque Vladimir Putin scende in campo e frena l’offensiva della Turchia nel nord della Siria. Il primo vero stop all’incursione turca. Kobane ormai fuori portata, con i soldati di Assad scortati dai russi pronti a occupare anche il posto lasciato vacante dagli americani. Interessante l’analisi britannica: «Un’azione sconsiderata e controproducente, che dà forza alla Russia e al regime di Assad». Fronte americano: a parte una piccola guarnigione che resterà nella base di Al Tanf, nel deserto siriano, i circa mille soldati a stelle e strisce finora in Siria verranno dislocati in Iraq e Giordania. Dunque  Manbij nella base Usa ora ci sono i russi, ed beffa. «Buongiorno a tutti da Manbij, mi trovo nella base americana dove ancora ieri mattina c’erano loro e stamattina ci siamo già noi». Il video-selfie è spietato e sfida le ultime leggi che vieterebbero ai militari russi di postare sui social network.

In una settimana il mondo è cambiato

Sanzioni ad Ankara? Si chiede Alberto Negri. «Ma il 70% dei prestiti delle aziende turche sono con banche europee e sono migliaia le società delocalizzate in Turchia (anche Barilla e Benetton)».Un po’ ironizza, Negri, ma molto dice sul serio. Con due personaggi come Trump e Erdogan, Putin è un gigante. «Le truppe russe ora colmano il vuoto lasciato dagli Stati uniti e fanno interposizione tra i due Raìs, Assad ed Erdogan, e i curdi». «Niente sarà più fatto contro gli interessi di Mosca». «Non ci sarà più un altro Kosovo (’99), non ci dovrà più essere neppure un’altra Libia (2011) e nemmeno rivoluzioni «colorate», Venezuela compreso. Quanto all’allargamento futuro della Nato, l’atlantismo, nemico giurato della Russia, sembra sul viale del tramonto. Il fatto più evidente è che la Turchia ha disgregato un’Alleanza che da 70 anni sembrava la più solida del mondo».

Stolto Stoltenberg e addio Nato

Il segretario Nato Stoltenberg, «uno stralunato e imbarazzante commesso viaggiatore». Tutto per quelle 24 basi Nato e i missili puntati contro Mosca e Teheran. «La Nato non ci serve più a niente visto gli Usa hanno rinunciato al loro ruolo di guida dell’Ovest: in poche parole Trump non solo ha abbandonato i curdi ma anche l’Europa e il Medio Oriente in mano alla Russia, l’unico stato che oggi fa vincere le guerre e non abbandona gli alleati». «L’importante per Trump, in fondo, è fatturare. Per gli Usa Europa e Medio Oriente non sono più strategici: sono mercati dove vendere armi e infrastrutture militari, mercenari compresi che presto useremo anche noi al posto dei soldatini di cioccolata».

AVEVAMO DETTO

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