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lunedì 11 Novembre 2019

Siria-Turchia quasi guerra, Kobane martire, bugie Usa e Italia al fronte

Damasco entra nel Rojava, gli Usa non si ritirano più. La Turchia bombarda senza sosta e lancia l’offensiva su Manbij e Kobane. Sistema di difesa italo-francese in Turchia. Il nuovo Afghanistan è il nord della Siria. Strateghi macellai e i disperati

Follia politico militare e amici pericolosi

L’accordo curdi Damasco, ed è ben altra guerra da quella che quei geni di Trump ed Erdogan avevano immaginato. Assad che non ha un esercito in grado di competere con Ankara, ha però amici potenti anche in casa, l’Iran e i suoi Pasdaran e gli Hezbollah e la Russia di Putin, che gli hanno conservato il potere contro mezzo mondo. Le truppe governative siriane hanno attraversato Raqqa e Tabqa e sono al confine con la Turchia, verso Kobane e Manbij. L’aviazione turca semina bombe fregandosene degli effetti mentre i governativi siriani ritrovano i vecchi nemici degli ultimi 8 anni di macello: l’Esercito libero siriano e le milizie islamiste con i qaedisti dell’ex al-Nusra in prima fila, da anni ormai al soldo di Ankara. Qualche domanda da parte del Congresso al presidente Usa anche su questo, non sarebbe male.

Giostra dei militari Usa in campo

Ed è subito piroetta trumpiana: i mille soldati Usa che Trump voleva ritirare dalla Siria sono tornati nelle loro posizioni, fanno sapere fonti militari a Kobane. Avanti e indrè, ovviamente in chiave anti siriana. «Gli americani sono sul ponte che conduce a Manbij per impedire l’avanzata del regime. Avevano lasciato le loro posizioni sulla collina di Mistenur a Kobane la scorsa notte, ma sono rientrati in città». In serata la tv di Stato siriana annunciava l’ingresso a Manbij del suo esercito. L’Europa che fatica a ‘riprovare’ l’avventura turca in casa altrui, mentre l’embargo sulle armi diventa una sorta di alibi a futura memoria, per le prossime guerre turche che verranno. Per adesso, in questa guerra, noi Nato e noi Italia un aiuto militare concreto già lo stiamo dando. Ma non ai curdi.

Sistema di difesa italo-francese in Turchia

Una unità Samp-T, sei ‘lanciatori’con otto missili ciascuno a ridosso della Siria, in grado di abbattere qualsiasi cosa voli dalla Siria. È lo svedese Nato Stoltenberg a svelarcelo. «La Nato ha accresciuto la sua presenza aerea e navale in Turchia e vi ha investito oltre 5 miliardi di dollari in basi e infrastrutture militari». E il semi segreto ‘LandCom’, responsabile del coordinamento di tutte le forze terrestri dell’Alleanza. Poi i «sistemi di difesa missilistica» forniti a rotazione dagli Alleati. Ed ecco la inopportuna cortesia del ministro del ministro degli esteri turco Çavusoglu, che ha ringraziato in particolare l’Italia, mettendo il forte imbarazzo Farnesina e palazzo Chigi. «È dal giugno 2016 che l’Italia ha dispiegato nella provincia turca sudorientale di Kahramanmaras il ‘sistema di difesa aerea’ Samp-T, coprodotto con la Francia», segnala Manlio Dinucci. Embargo che verrà, forse.

Veicolo lanciatore di missili terra aria del sistema Nato Samp-T

Soldati e armi italiane in Turchia

Non solo il sistema missilistico Samp-T ma anche un contingente di 130 soldati italiani, soprattutto a Izmir, o Smirne se preferite, comando Nato. Costo stimato dell’operazione per il 2019 è di oltre 12,7 milioni di euro, scrive Madi Ferrucci su TPI News (https://www.tpi.it/esteri/turchia-siria-armi-italia-nato-20191014471894/). Problemi aperti per governo e Parlamento: 1) cosa ne sarà degli ordinativi di armamenti già autorizzati ma non ancora consegnati; 2) la missione Nato ‘Active Fence’ in Turchia a cui l’Italia sta tuttora prendendo. Dal sito del ministero della Difesa scopriamo che dal 2015 sono state autorizzate esportazioni di armi per un valore di 890,6 milioni di euro, ma ne risultano consegnate soltanto 463,8 milioni. Più della metà degli ordini quindi devono ancora essere inviati e se il blocco dell’export riguarderà solo “i prossimi contratti”, circa 426, 8 milioni di euro di armamenti potrebbero continuare a partire indisturbati.

Il nuovo Afghanistan è il nord della Siria

Il nuovo Afghanistan è il nord della Siria, avverte Umberto De Giovannangeli. E non c’è embargo europeo, minaccia di ‘grandi sanzioni’ da parte americana, patetici appelli Nato alla moderazione che fermeranno la Turchia di Erdogan, che telefona ai leader europei con la sua lettura dei fatti: “Noi non combattiamo i curdi nella regione. Noi siamo lo Stato. Loro sono i terroristi”. La storia sotto i piedi la vergogna nascosta forse nelle mutande. Il ministro della Difesa turco annuncia 550 “terroristi neutralizzati”. E la Russia che in Siria è il garante assoluto? Peskov, il portavoce del Cremlino non commenta le affermazioni di Erdogan sull’intervento concordato con Putin. Lo riporta Interfax. Il consigliere per gli Affari Esteri del Cremlino, Yury Ushakov, si è limitato a dire che la Russia è a favore del mantenimento dell’integrità territoriale del Paese. Cosa dovrebbe essere fatto, cosa farete? «Qualcosa faremo, vediamo».

Strateghi macellai e i disperati

In questo momento nel nord est della Siria, l’area interessata dagli scontri con l’esercito turco, ci sono 200 mila profughi e 1,5 milioni di persone che hanno bisogno di assistenza sanitaria, con un forte rischio di malattie infettive. Mentre di prepara la “madre di tutte le battaglie”, quella di Kobane. L’invettiva di Lucia Annunziata, Huff Post. «I curdi sono stati spintonati, e sacrificati, numerose volte nella loro sfortunata vita». «A memoria recente possiamo citare la loro espulsione dal Nord dell’Iraq nel 1991, durante la prima guerra del Golfo. In quel caso il traditore fu un altro presidente americano, George Bush padre». «Sempre in Iraq nel 2014 cristiani, yazidi, e curdi vennero espulsi dal centro del Paese al nord, per mano dell’allora giovanissimo Isis». «Agosto 2019, quando il governo di Bagdad e le milizie iraniane hanno battuto e cacciato i combattenti dell’Isis, il territorio non è mai stato rimesso a disposizione dei suoi antichi e legittimi abitanti».

AVEVAMO DETTO

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