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lunedì 11 Novembre 2019

Moldavia con tanti ospiti a casa nostra: Occidente o Russia?

In bilico tra il blocco filoeuropeo di Maia Sandu e quello filorusso di Igor Dodon: le due anime del Paese sono per la prima volta allo stesso tavolo. Simone Benazzo su EastWest.

Moldavia, fama peggiore dei problemi

«A inizio giugno la Moldavia ha vissuto la crisi politica più grave della sua storia, conclusasi con la nascita di un Governo improbabile, supportato da forze filorusse e blocco pro Ue». La nuova premier Maia Sandu promette di avvicinare Chișinău a Bruxelles ma le insidie sono numerose, avverte Simone Benazzo su EastWest. Puzzle elettorale. Tre le forze principali premiate dalle urne: 1) i socialisti (31%), apertamente filorussi, partito del Presidente Igor Dodon; 2) la coalizione liberale filo-occidentale (27%), capeggiata dall’economista Maia Sandu; 3) il Partito Democratico (24%), formazione in origine socialdemocratica recentemente reinventatasi nazionalista, creatura del tycoon Vlad Plahotniuc -definito ‘padrone del Paese’- e partner delle vecchia maggioranza di Governo.

Gli opposti estremismi

Obbligatoria la cooperazione di due di questi tre soggetti politici, divisi però visioni opposte affiliazioni in politica estera e rancori personali. Tre mesi di trattive e poi l’impossibile che si affaccia. I socialisti e i filo europei  pronti a formare un Governo a vocazione anti-oligarchica, che potrebbe contare sul controllo di due terzi del Parlamento. A Sandu sarebbe spettata la premiership, alla socialista Greceanîi la presidenza del Parlamento, carica potente nel sistema semi-presidenziale moldavo, spiega Simone Benazzo. Ma l’illustre escluso, Vlad Plahotniuc, che potrebbe anche rischiare la galera (salvo fuga), gioca sporco. Sofisma giuridico, Corte Costituzionale di amici dell’oligarca e si ricomincia con nuove elezioni.

Rispuntano i soliti noti

Invalidato il Governo Sandu e sospeso il Presidente Dodon, ridiventa Presidente del Consiglio ad interim, il premier uscente Pavel Filip che subito annuncia nuove elezioni per settembre. «Per una settimana il Paese ha vissuto uno scenario pirandelliano: due Governi, uno smanioso di inaugurare i lavori della camera, l’altro dedito a denunciare l’illegittimità del primo, si contendevano lo scettro. Sullo sfondo di questo remake di una poltrona per due». Poi l’ennesimo coup de théâtre: a giugno Plahotniuc ha lasciato la Moldavia e meno di dieci giorni più tardi si sono dimessi in blocco tutti i giudici della Corte Costituzionale. Eventi che hanno scatenato l’euforia dei segmenti progressisti della popolazione, che nella fuga dell’uomo forte moldavo hanno letto l’avvento di una nuova fase politica.   

Terremoto tra Russia e Occidente

Le dinamiche politiche della piccola repubblica post-sovietica sintonizzate sulla frequenza dei rapporti tra Russia, Ue e Usa, tutti presenti a curare interessi opposti. Mosca conta su un ascendente socio-culturale e sulla presenza militare – circa 2000 unità − che mantiene in Transnistria, la regione a est del Dnestr, separatasi da Chișinău nel 1992. Bruxelles è popolare tra il segmento più giovane della popolazione e non ha concorrenti in campo economico-finanziario. Washington si accontenta di vigilare sulla repubblica post-sovietica grazie al bastione Nato nella regione, la fedelissima Romania. Pur non esprimendo il premier, i socialisti filorussi restano il pilastro più ampio della coalizione di Governo con i propri rivali ideologici tra realismo e calcolo strategico.

Machiavelli moldavo?

Gli europeisti insistono con l’adesione all’Unione europea e l’allargamento dell’Ue a cui nessuno ormai crede più tra Balcani Occidentali e Turchia. Per la Modavia, semplice fantascienza geopolitica. Quindi Realpolitik. Colloqui di adesione con Macedonia del Nord e Albania rinviati sine die. Promesse atlantiste a credibilità zero, ed ecco il sogno dei socialisti (e della Russia): «La federazione della Moldavia, dove la ribelle Transnistria godrebbe di ampia autonomia, assicurando così al suo protettore moscovita voce in capitolo sul futuro dell’intero Paese. Occidente o Russia? Le due anime della Moldavia che per la prima volta si trovano ora a convivere allo stesso tavolo, e presto diranno se Chișinău sia destinata o meno a rimanere l’asino di Buridano del Vecchio Continente».

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