Privacy Policy
martedì 12 Novembre 2019

Invasione turca si muove Damasco, rischio guerra totale per scelte folli

Truppe del governo siriano stanno muovendo verso il nord del Paese nell’accordo tra i curdi e Damasco per respingere l’offensiva della Turchia. Intesa tra curdi e Damasco. Un’altra guerra siriana per scelte politiche di due arroganti folli? Valutazioni politico strategiche di Piero Orteca

1. Si muove l’esercito siriano

(Ansa) – Truppe del governo siriano stanno muovendo verso il nord del Paese per respingere l’offensiva della Turchia. Lo riferisce la tv di stato siriano senza fornire ulteriori dettagli. Le truppe di Assad, secondo l’accordo coi curdi, si stanno muovendo “a protezione” di due città chiave a ovest e a est dell’Eufrate: Manbij e Ayn Arab/Kobane. Questo, per evitare che le forze turche e le milizie arabe alleate di Ankara possano conquistare le località strategiche.

2. Arriva Damasco scappano gli Usa

Gli Stati Uniti intanto hanno lasciato la base vicino lungo la frontiera turco-siriana, dopo essersi presi le bombe turche. Il presidente Trump ha ordinato il ritiro di mille soldati da tutto il nord della Siria nei tempi più rapidi possibile, per non rimanere intrappolati tra forze turche e curde, per il momento trasferiti più a sud in altre basi Usa nel Paese. Lo riportano alcuni media americani citando fonti del Pentagono.

3. Uccisa l’attivista dei diritti delle donne

C’è anche l’attivista per i diritti delle donne, Hevrin Khalaf, tra i 9 civili trucidati dai miliziani filo-turchi nel nord-est della Siria. “Hevrin Khalaf è il volto dell’emancipazione delle donne in Siria. La sua uccisione, opera di terroristi islamisti più attivi dopo l’invasione dei territori curdi da parte della Turchia, è un orrore su cui si dovrà andare fino in fondo!”, scrive in un tweet il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

4. Giornalisti nel mirino

Almeno un giornalista straniero è stato ucciso assieme al reporter Saad Al-Ahmad, corrispondente di Hawar News Agency, mentre viaggiavano con colleghi, civili e miliziani curdi su un convoglio diretto da Qamishli e Tal Tamer a Serekaniye, assediata dalle forze arabo-siriane cooptate da Ankara e sotto il fuoco intenso dell’esercito e dell’aviazione turca.

Anche questa crisi sul conto di Trump

Di Piero Orteca

Forte con i deboli e debole con i forti. Si può riassumere così l’atteggiamento di Trump in politica estera, contrassegnato dai soliti giri di valzer e da una strategia che difficilmente viene digerita anche dai suoi adviser. Lo sviluppo della crisi turco-curda ne è un esempio eclatante. Già da lunga pezza gli analisti più accorti avevano scritto che lo sbocco più probabile della guerra civile siriana sarebbe stato un “tutti contro tutti”. In particolare, in molti temevano la riapertura clamorosa del confronto tra Ankara e le milizie del Kurdistan. Detto fatto. Mentre ancora si discute sulla spartizione dei pani e dei pesci dopo la mattanza siriana, ognuno comincia a muovere i birilli pro domo sua. La verità è che in Medio Oriente non c’è una politica estera americana, ma la Casa Bianca si muove secondo folate di vento che non sembrano generate da alcuna logica di lungo periodo. Nè il resto dell’Occidente dimostra la capacità di sviluppare iniziative di pace autonome, smarcandosi dal solito zigzagare di Trump.

Bubbone turco evanescenza Usa

È un pezzo che il bubbone turco si va immarcescendo, senza che la diplomazia a stelle e strisce e quella europea sappiano tirare un ragno fuori dal buco. Non basta mettere l’embargo sulle armi, come dice l’Europa, tanto gli affari  li faranno i russi e i cinesi. Così come non basta la riunione d’urgenza della Lega araba, un’organizzazione che non ha mai concluso niente di buono. Ormai anche lo scemo del villaggio ha capito che il “piattino” era pronto da tempo. I curdi se li sono venduti tutti, compreso compare Putin. Gli interessi dei singoli Stati (superpotenze, potenze regionali, giù giù fino a Paesi staterelli assortiti) dettano il ritmo di una diplomazia che non fa sconti. Così i disperati della storia, come i curdi, dopo avere dato l’anima e le terga per sradicare l’Isis dalla Siria, si ritrovano tutti contro, nemici e presunti amici. Toccare la questione curda non conviene proprio nessuno, e infatti, nessuno ne sente il bisogno.

Il ricatto migratorio turco

Le parole di Trump, gli appelli della Merkel e degli altri putrefatti parrucconi di Bruxelles (che di europeista hanno solo il portafogli, sembrano barzellette, mentre sul campo si continua a morire. Ma attenzione, perché non si può nascondere tutta la polvere sotto il tappeto. L’Europa senza coscienza, quella che ciancia cialtronescamente di solidarietà (sulla carta) verso i migranti, rischia di ritrovarsi con un nuovo esodo biblico. In 500.000 stanno già scappando dalla striscia di guerra, mentre Erdogan minaccia di liberarsi dei 3 milioni e mezzo mezzo di profughi siriani che ha accolto a peso d’oro nei suoi confini. Si tratta di una tragedia umanitaria che i soliti politicanti del piffero e i moralisti dei sermoni domenicali sanno affrontare solo a chiacchiere. L’attacco lungo tutta la linea di frontiera che separa la Turchia dalla Siria e che vede vittime i curdi era ampiamente prevedibile. E mentre Putin e i cinesi passano all’incasso, la situazione potrebbe diventare incandescente da un giorno all’altro.

Feroce Saladino, figurina a perdere

Ormai Erdogan si comporta come il Feroce Saladino, strafregandosene dei suoi legami con l’Occidente e con la Nato, in un’escalation che potrebbe anche toccare un punto di non ritorno. E sta qui tutto l’inghippo. Per mantenere la Turchia dentro la Nato, Stati Uniti e l’Europa le stanno consentendo di fare carne di porco. Mentre i russi lasciano fare, perché la loro percentuale di guadagno la dimenticheranno al tavolo della pace del dopo-Siria. Le truppe turche stanno cercando di creare una sorta di zona cuscinetto, un cordone sanitario, che partendo da Manbij e passando per Tel Abyad attraversa Ras al -Ain e arriva a nord-est fino quasi ad Assakeh. Bene, non occorre essere laureati in geo-strategia per capire come tutto fosse già stato concordato a tavolino. Erdogan gran ha già detto che non rivendicherà manco 1 cm in più dei territori che andrà ad occupare. E pare che stia rispettando alla lettera l’impegno preso con gli altri traffichini occidentali.

La nuova inconsistenza Usa

Naturalmente, Ankara il diritto internazionale se lo è messo sotto la suola delle scarpe. Così come ha continuato a spernacchiare Trump e i suoi Ministri, a cominciare dal Segretario alla Difesa Mark Esper per finire a quello del Tesoro Steven Minuchin. Quest’ultimo ha detto che non è il caso ancora di parlare di sanzioni economiche, anche perché il loro effetto potrebbe cominciare a farsi sentire quando nel nord della Siria non resterà che un cumulo di macerie. Erdogan appare molto sicuro dei cavoli suoi e ha molte frecce al suo arco, a cominciare dai rapporti politico-militari con la Russia, non certo trasparenti. Come già detto, c’è poi il capitolo rifugiati, che pesa quanto l’Everest, dato che stiamo parlando di 3 milioni e mezzo di persone che il sultano turcomanno minaccia di mettere alla porta dall’oggi al domani, spedendoli, con un biglietto di sola andata, verso i paradisi europei. Certo, sarebbe una carognata, ma come dicono i francesi “in amore e in guerra tutto è permesso”.

Migranti e foreign figthers di ritorno

Anche mettere in crisi la politica migratoria di Bruxelles, che fa ridere i polli e che fa straparlare qualche politicante nostrano. Senza contare il migliaio di taglia gole dell’Isis pronti a trasferirsi sulle nostre piazze per fare danni di tutti i tipi. Quindi, i curdi ridiventano quello che sono sempre stati: cioè la carne da cannone del Medio Oriente. Il mondo deve dire grazie proprio ai curdi se si è vinta (o quasi) la guerra contro l’Isis. Gli stessi curdi che ora parlano a ragione di una “coltellata alle spalle” inferta loro per l’ennesima volta dagli “amici” americani. Certo, la decisione di Trump di ritirarsi dal nord della Siria ha rappresentato un vero e proprio semaforo verde per Erdogan, che non lo si è fatto ripetere due volte. Dopo il Golfo Persico, la Galilea e la Striscia di Gaza, il confine turco-curdo sta diventando l’ennesima traballante tessera di un mosaico che non riesce a trovare stabilità. Ma nel caso specifico la questione diventa di una delicatezza ancora più estrema: stiamo infatti parlando di un Paese, la Turchia, che è contemporaneamente membro della Nato e crocevia strategico tra Europa, Asia e Medio Oriente.

Bastione bestione

Un bastione (e un bestione) che non può essere sottovalutato e che va trattato con i guanti di velluto. Sicuramente i turchi, più volte, hanno fatto il passo più lungo della gamba. Ma nel gioco dell’oca diplomatico, hanno ancora in mano i dadi migliori. Una crisi tra Occidente e Turchia sarebbe micidiale, anche per gli assetti e gli equilibri dell’Europa e del Mediterraneo.

Per questo Bruxelles, se c’è, deve battere un colpo. Non può lasciare solo nelle mani di Trump e del suo caravanserraglio di advisor il pallino di una politica estera che, così com’è fatta, rischia di farci prendere un muro di calcestruzzo in faccia.

AVEVAMO DETTO

Potrebbe piacerti anche