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lunedì 11 Novembre 2019

Eurovoto, Polonia sovranista,
a Budapest Orban inciampa,
Tunisia giurista anti-corruzione

I conservatori al governo in Polonia avrebbero la maggioranza assoluta, nella grabi di città, Varsavia e Danzica, vince l’opposizione progressista e laica. Ungheria, il nazional populista-sovranista Viktor Orbán (fenomeno simile) inciampa e perde la capitale Budapest. La Tunisia elegge presidente il giurista anti-corruzione Kais Saied

Polonia, ancora i sovranisti di Kaczynski

I sovranisti della destra polacca guidati dal loro leader storico Jaroslaw Kaczynski (fratello gemello dell’ex presidente morto in un incidente aereo), con il loro partito Diritto e Giustizia (PiS), avrebbero conquistato circa il 43,6 per cento dei voto e quindi, grazie ad un forte premio di maggioranza, dovrebbero conservare la maggioranza assoluta. A destra della destra, superano il quorum gli ultraconservatori della Coalizione nazionale. Coalizione civica, la piú importante formazione d´opposizione (alleanza tra Piattaforma civica di Donald Tusk e i Moderni) è distanziata al 27,4 per cento, ma ricordiamo, i dati sono i primi exit poll alla chiusura dei seggi.  

Lavoro, chiesa, famiglia

Nelle Grandi città, in particolare Varsavia e Danzica, vince l’opposizione progressista e laica. Kaczynski e i suoi questa volta -oltre il fronte anti migranti- “hanno vinto con una martellante campagna contro gli Lgbt, contro la Germania e l´integrazione politica rafforzata dell’Unione europea”, spiega Tarquini su Repubblica. Oltre a promettere un enorme aumento delle spese sociali e dei redditi minimi. Polonia quinta potenza europea e maggiore Paese orientale di Ue e Nato, rappresenta un importante successo per tutti i partiti sovranisti nell´Unione che avevano sofferto l’uscita dal governo italiano dell’allora ministro degli interni Matteo Salvini, politicamente molto vicino a Kaczynski.

Ungheria, invece  Orban inciampa

Risultato controcorrente alle elezioni comunali nell´Ungheria saldamente in mano al nazional populista-sovranista Viktor Orbán. “Il premier magiaro ha perso la capitale Budapest, incassando una sconfitta che non attendeva e che molti paragonano alle municipali turche quando Erdogan perse Istanbul”, la valutazione politica. La Fidesz, il partito di Orbán al potere dall´aprile 2010, resta largamente maggioritario in tutto il resto del paese. “Ma a Budapest, che nel piccolo paese è il centro economico, politico, culturale e di eccellenze dominante”, vince il verde Gergely Karácsony, candidato di tutte le opposizioni

Uniti contro lo strapotere

Opposizione arcobaleno, “sinistre, ecologisti, vecchi centristi, ultradestra di Jobbik – unite per la prima volta nonostante le forti differenze tra loro per contrastare il crescente autoritarismo di Orbán”. Prepotenza sfacciata. Il presidente del Parlamento, uomo di Orbán, aveva invitato cardinali vescovi e sacerdoti a far votare per la Fidesz, il partito di Orban, mentre ieri ai seggi, la storica americana Anne Applebaum, esperta dell´ex mondo comunista, aveva denunciato su twitter diffusi tentativi per corrompere gli elettori con denaro a favore della maggioranza di governo.

Tunisia, presidente anti corruzione

La Tunisia elegge presidente il giurista anti-corruzione Kais che batte con oltre il 75% dei voti il rivale Nabil Karoui. Kais Saied, è professore di diritto costituzionale, fino a un anno fa sconosciuto ai più. Sessantuno anni, in pensione da poco, è stato eletto al secondo turno delle presidenziali con un’ampia maggioranza, oltre il 76,9% dei voti, battendo Nabil Karoui, un uomo d’affari molto potente in Tunisia, “Un Berlusconi tunisino per via dei suoi interessi nel settore dei media (è proprietario della principale televisione privata del Paese, Nessma tv”, scrive Gabriella Colarusso.

Populismo anti establishment

Karoui ha passato gran parte della campagna elettorale in carcere con l’accusa di riciclaggio, frode finanziaria e corruzione. Entrambi erano considerati candidati anti-establishment. Il neo presidente, Saied, classico professore soprannominato dalla stampa ‘Robocop’ per il suo parlare un sempre in perfetto arabo classico, con pochi soldi e nessun partito politico tradizionale alle spalle, anche se ha poi avuto il sostegno di Ennhada (Movimento per la rinascita), il movimento islamico moderato che ha conquistato la maggioranza dei seggi alle recenti elezioni parlamentari, e di una parte della sinistra tunisina.

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