Privacy Policy
martedì 12 Novembre 2019

Patto Nato Trump-Stoltenberg sulla pelle dei curdi è Alleanza vergogna

L’esercito di Erdogan avanza in Siria con l’aiuto dei jihadisti. L’Onu: sono già 130 mila gli sfollati fuggiti dalle loro case. Il ministro scopre ora che l’Itala vende milioni di armi alla Turchi. Trump a la Nato di Stoltenberg, facce come quella parte che noi usiamo per sederci, chiedono ad Erdogan moderazione

Sola cosa di positivo delle guerre, tolgono le mutande alle vergogne

L’embargo sulla vendita di armi annunciato ieri da Germania e Francia per salvarsi un po’ la faccia (troppi curdi in casa) e Erdogan con la sua consueta arroganza li manda dove immaginate voi, e non fermerà certo l’intervento della Turchia nel nord est della Siria. L’Italia è più ’vezzosa’, scopre adesso di aver sempre venduto un sacco di armi alla amica ed alleata Nato Turchia e adesso cerca il modo di salvarsi la faccia senza troppi danni alla nostra industria armiera. Tanto, di armi per massacrarsi i curdi in Siria, e se serve anche un po’ di quelli in Iraq, Erdogan ha gli arsenali pieni.

360 milioni turchi all’Italia

Il ministro degli Esteri italiano Luigi Di Maio vuole che sia l’Unione Europea a decidere un embargo, a salvare capra (faccia) e cavoli (affari). Nel 2018 l’Italia ha venduto materiale bellico alla Turchia per circa 360 milioni di euro: è il terzo paese a cui vendiamo più armi, dopo Qatar e il Pakistan, e rappresenta circa il 15 per cento del totale delle esportazioni militari italiane. La cifra è molto superiore, per esempio, a quella delle esportazioni tedesche, che nel 2018 erano a 243 milioni di euro, quasi un terzo del totale nazionale. Ed esportazioni in continua forte crescita: nel 2017 erano state di 266 milioni, e l’anno prima di 133 milioni. Ora verso il 400 milioni.

Ipocrisia in casa, sul campo è massacro

Sono già 130 mila gli sfollati fuggiti dalle loro case riferisce l’Onu al quinto giorno dall’inizio delle operazioni militari della Turchia nei territori del Rojava. Tra gli sfollati siriani ci sono anche familiari di jihadisti dell’Isis: ammassati nel campo di Ayn Issa, tra Raqqa e il confine turco, sono esposti all’avanzata militare turca e delle milizie cooptate da Ankara. La polizia curdo-siriana, nota come Asayesh, è stata costretta ad abbandonare il servizio di sicurezza attorno al campo profughi, lasciando di fatto gli sfollati al loro destino. L’Onu aggiunge che nei prossimi giorni circa 400.000 persone nell’area potrebbero aver bisogno di assistenza e protezione. Cibo, medicinali o poi sempre peggio.

Il Papa chiede onestà e trasparenza

L’ingenuità di Papa Francesco rispetto alle vergogne del mondo. Ankara apparentemente sola, nella riprovazione di tutti, ma nessuno crederà mica alla dichiarazioni  attuali di Donald Trump e di Jens Stoltenberg dopo che Usa e Nato hanno dato il loro placet, l’autorizzazione al massacro? Facce come quella parte che noi usiamo per sederci. Senza vergogna nella assoluta sfacciataggine. Un via libera alle presunte priorità di sicurezza turca in cambio della permanere dei secondo esercito Nato in Europa nella alleanza, nonostante l’acquisto turco di quei missili di difesa anti aerea S-400 dalla Russia. Credibilità internazionale statunitense, su impegni ed alleanze, coi numeri delle temperature medie invernali di Bolzano.

Patto col diavolo, corna e coda Nato  

Sul bombardamento di postazioni Usa nella zona di Kobane, gli Usa continuano a chiedere spiegazioni ad Ankara. I turchi sapevano nei dettagli della presenza americana quando hanno sparato colpi di artiglieria. E l’attacco ‘potrebbe essere stato voluto’, sospetta il Washington Post, per allontanare le truppe statunitensi dal confine. Donald Trump, criticato da tutti anche in casa prova a giustificarsi, sul controllo del confine con la Turchia “quando non riusciamo a controllare il nostro”.  “La Turchia fuori dal Patto Atlantico non è in discussione” rincorre da Ankara Jens Stoltenberg in visita a Erdoğan. E lo svedese insegue in faccia tosta il padrone americano, “preoccupato per l’aumento della tensione e la perdita di stabilità dell’area”, ma “fiducioso che l’intervento sia proporzionato”.

Potrebbe piacerti anche