Privacy Policy
lunedì 11 Novembre 2019

La Turchia colpisce soldati Usa, civili curdi in fuga, torna ex Isis

La Turchia non risparmia le munizioni e oltre che a far strage di curdi, centinaia di vittime, ha bombardato per sbaglio le forze Usa a Kobane. I curdi resistono ma in 100 mila fuggono dalla guerra: tra loro molti bambini. E riappare l’Isis: un’autobomba fa strage. Appello internazionale per il Rojava. Crisi Trump, riprovazione internazionale e dimissioni in casa.

Ammazza curdi e colpisce americani

Foga selvaggia, e spari a casaccio, non fucilate ma colpi di artiglieria. I curdi, che i soldati di Erdogan chiamano terroristi, muoiono, i soldati americani che hanno abbandonato gli alleati curdi e si sono ritirati per ordine di Trump a Kobane, si prendono per sbaglio qualche cannonata turca, ma senza vittime. Ankara ha smentito la notizia rilanciata da Newsweek, ma da Washington, nella notte, arriva la conferma. Le forze Usa, una compagnia formata da 50 a 100 uomini, stavano operando sulla collina di Mashtenour nella città di Kobane e sarebbero state raggiunte da colpi di artiglieria sparati dalle postazioni turche, nonostante Ankara dovrebbe sapere dove si trovano truppe americane. Non risultano feriti tra i soldati americani ma fonti locali curde riferiscono di due soldati francesi feriti.

Dramma umanitario

Ankara che nega l’evidenza  o esagera, vanta 342 ‘terroristi’ ammazzati. Civili soprattutto, tra cui anche dei turchi, quello che non dice Ankara. Decine di migliaia di curdi siriani in fuga mentre il segretario Nato Stoltenberg va a cercare di moderare i bollenti spiriti di Erdogan, dopo il tradimento curdo per garantirsi ancora la Turchia, secondo esercito della Nato, ancora nella Alleanza non più Atlantica ma di pura convenienza. L’Isis, anzi, l’ex Isis o meglio, IS, l’Islamic State, o Daesh in arabo, ringrazia e subito colpisce: attentato con un’autobomba nella città di Qamishli che ha causato ‘decine di vittime’, come riferisce Site, sito Usa di monitoraggio del jihadismo online. Qamishli si trova nella zona sotto controllo curdo del nord della Siria, che ora la Turchia è andata a ‘liberare’. Liberare per chi?

Ipocrisia del mondo e Iran per gli Usa

L’Onu: almeno 100 mila persone in fuga dall’inizio dell’offensiva turca, ospedali chiusi, abbandono. Medici senza frontiere denuncia che città e villaggi lungo il confine sono stati colpiti da bombardamenti pesanti. Alcuni ospedali sono stati chiusi, molte persone stanno fuggendo e cercano rifugio e sicurezza dove possono. Le reazioni. Dopo i dubbi del presidente russo Putin, il monito del presidente del Consiglio europeo Tusk, la posizione ipocrita di Washington. Il Pentagono ha ‘esortato con vigore’ la Turchia a porre termine alle operazioni in Siria. La Casa Bianca autorizza sanzioni contro la Turchia, senza per ora applicarle. Sceneggiata. Recita politica da vergogna, mentre il vero nemico Usa nell’area resta sempre lo stesso. Il Pentagono comunica anche gli Usa dispiegheranno in Arabia Saudita altri 3.000 soldati, dopo l’attacco ai siti petroliferi di Riad. L’Iran, grazie anche alla inconsistenza militare saudita, comincia a far paura

Problemi in casa per Trump

Isolato politicamente nel mondo per quello che viene ormai bollato come ‘tradimento dei curdi’, macchia difficile da cancellare, Trump continua a sconquassare la sua stessa amministrazione a colpi di dimissioni e licenziamenti. Si dimette il ministro dell’interno ad interim Kevin McAleenan. L’annuncio di Trump con un tweet. Altri sei alti funzionari del dipartimento si sono dimessi o sono stati espulsi da aprile, incluso l’ex segretario Kirstjen Nielsen. L’uscita di McAleenan arriva a poche ore da due bocciature incassate dall’amministrazione in tribunale sulle politiche per l’immigrazione. Rapporti tesi con alcuni dei più stretti collaboratori di Trump, fra i quali Stephen Miller, il falco dell’immigrazione.

Potrebbe piacerti anche