Privacy Policy
martedì 12 Novembre 2019

Civili bersaglio e profughi ricatto per tenerci la Turchia nella Nato

La Turchia fronte sud della Nato val bene un massacro. Offensiva turca in Siria, decine di migliaia di civili curdi scappano verso l’Iraq. L’esercito turco non distingue tra combattenti e non. Erdogan all’Europa, «Zitti, o vi mandiamo 3,6 milioni di migranti», e rivendica con l’uccisione di 109 ‘terroristi’.

Erdogan spara sui civili e minaccia l’Europa

Guerra feroce anche per la fretta, perché tanta vergogna non può essere concessa alla Turchia troppo a lungo. L’esercito turco, con i suoi vertici più qualificati decimati dalla paranoie complottistiche del Presidente, spara nel mucchio e non distingue tra combattenti e civili. I curdi e i pochi testimoni terzi sul campo smentiscono il ministero della difesa turco che cerca di vendere al mondo, mettendoli assieme come soli bersagli attentamente mirati, i combattenti curdi che hanno sconfitto Isis (i ‘terroristi’ del Pkk/Pyd-Ypg) e i terroristi di Daesh, l’ex Isis.

Curdi dopo il tradimento Usa

Mustafa Bali, portavoce delle Forze democratiche siriane (Fds), appoggiate fino a qualche giorno fa dagli Stati uniti, ha fatto un quadro drammatico della situazione (Michele Giorgio Nena News). «Lungo il confine tra il Tigri e l’Eufrate, da Derik a Kobane, i nostri villaggi e le nostre città sono sotto attacco. Aerei da guerra e armi pesanti vengono usati contro la nostra gente», ha denunciato lanciando un nuovo appello per l’intervento della comunità internazionale. Ankara ha una enorme potenza di fuoco, e i suoi reparti corazzati avanzano con la copertura degli F-16 e degli elicotteri da combattimento».

Bersagli indiscriminati

I bombardamenti di Ankara non fanno e non faranno differenza tra combattenti e civili curdi. Già ieri 60mila curdi secondo alcune stime erano in fuga verso il confine con l’Iraq, mentre Erdogan si vantava in Parlamento che erano già stati uccisi «109 terroristi». Alle critiche internazionali la replica col ricatto aperto: «Se provate a presentare la nostra operazione come un’invasione, sarà semplice: apriremo le porte e vi manderemo 3,6 milioni di migranti». Ciò che conta per Erdogan è il via libera ottenuto da Trump e dalla Nato con Jens Stoltenberg senza pudore oggi a Istanbul.

Curdi tra le braccia di Assad e Iran?

La guerra che non piace a nessuno (ora neppure a quella faccia tosta di Trump che l’ha avallata). Non piace certo a Damasco. Non piace al vicino Iraq, alle prese con violente proteste in casa. Non la desidera neppure l’Iran, deciso a mantenere l’unità territoriale in Siria a favore del suo alleato, annota Roberto Bongiorni, Sole24ore. Persino le monarchie del Golfo e la Lega araba criticano Erdogan. Oltre l’Ue, gli stessi Stati uniti ora provano a mettere una pezza alle scelte presidenziali. Di fatto, l’offensiva di Erdogan può spingere i curdi tra le braccia di Assad e Iran, e sarebbe davvero tombola per l’insipiente Trump.

Turchia Nato a qualsiasi costo

Finto «ritiro» Usa dalla Siria per tenersi stretto all’alleato atlantico Erdogan -nel timore che finisse definitivamente nelle braccia di Putin- concedendogli la zona cuscinetto per il controllo dell’area, dove cominciare a riversare il serbatoio di profughi che gli abbiamo delegato, previo pagamento di più di 6 miliardi di euro, annota Tommaso Di Francesco sul Manifesto. Caricaturale il segretario Nato Stoltenberg che chiede «moderazione». «Erdogan ha mano libera, è il nostro debito estero di guerre occidentali, può insanguinare ancora di più la Siria e fare terra bruciata dell’esperienza rivoluzionaria del Rojava». Con troppi che quasi dimenticavano la Turchia «baluardo sud» della Nato da conservare ad ogni costo.

Potrebbe piacerti anche