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mercoledì 16 Ottobre 2019

Sempre più Brexit a rompere senza rinvii, e basta un solo traditore Ue

Verso il 31 ottobre senza un accordo con l’Ue. Rottura come minaccia Boris Johnson, o il rinvio come imporrebbe la legge votata dal parlamento di Westminster? Ufficialmente le trattative continuano e resta aperta l’ipotesi della proroga. Ma se fosse uno Stato Ue a dire no a un rinvio della Brexit? Nel frattempo, giù sterlina e borsa

Tre settimane all’addio, o forse no?

Il povero 31 ottobre 2019′ già condannato ad essere «L’approssimarsi minaccioso» prima ancora di nascere. Ultimo giro, ultime offerte al mercatino della Brexit dove ormai resta ben poca credibilità britannica ancora da comprare. No deal o rinvio? Secondo una fonte di Downing Street, Johnson e Merkel al telefono avrebbe definito l’accordo «quasi del tutto improbabile», ma forse è un ennesimo trucco del biscazziere politico Johnson con l’aiuto dello suo stratega Dominic Cummings per alzare la tensione e non far scoprire il bluff che hanno in mano. Donald Tusk, presidente uscente della Commissione europea pensa in polacco ma si fa capire: «In ballo non c’è la vittoria in uno sciocco scaricabarile. Non volete un accordo, non volete un’estensione, non volete la revoca. Quo vadis?».

‘Quo vadis’, che diamine volete?

Johnson non saprà forse dove andare, ma la sterlina e la borsa sì: in avvitamento verso il basso, annota Leonardo Clausi sul Manifesto. Perché la prossima scadenza è tra soli 10 giorni. Il Benn Act: o un accordo entro il 19 ottobre, o Johnson deve richiedere una proroga a Bruxelles ma non si sa ancora se o come lo farà. Intanto, ufficialmente le trattative continuano. Ma a tre settimane e un giorno alla data fatidica, il Labour si muove adesso con decisione contro Johnson. «Keir Stermer, il moderato, pro ‘secondo referendum’ e ministro ombra per Brexit, ha apertamente accusato il governo di aver messo sul tavolo una serie di proposte irricevibili tanto per uscire il 31 ottobre senza accordo». Ma ora è la frangia destra di ‘euroscettico-lunatici che ha preso le redini del partito conservatore incolpa il parlamento, di aver fiaccato il potere contrattuale di Londra con la ‘legge della resa’, come l’ha chiamata Johnson.

Sassoli furioso, rischio traditore Ue

Il presidente del Parlamento europeo incontra il primo ministro britannico a Londra, e alla fine, nel raccontare i risultati, l’ex conduttore di telegiornali Rai questa volta non si modera. Sassoli è sconcertato: «Johnson me lo ha detto più volte: ‘Non chiederò mai un rinvio della Brexit!’. Ma se allora si vuole davvero un accordo, bisogna prendersi le proprie responsabilità. Sempre se lo si voglia… E quelle fatte finora non sono proposte serie». Sassoli arrabbiato nella cronaca di Antonello Guerrera. Tutti ancora a parlare di trattativa, tutti a cercare di capire quale altro trucco ha in tasca l’inaffidabile Jonnson, per beffare assieme Ue e suo parlamento. Esempio: trovare un Paese dell’Ue che ponga il veto (ne basta uno) a un’eventuale estensione della Brexit ora fissata al 31 ottobre. Mercatino dare avere in corso, denuncia chi pensa male ma spesso l’azzecca.

Downing Street truffaldina

«Downing Street, tra cavilli legali, assurdi stratagemmi e la incredibile minaccia (ora non esplicita) di ignorare la legge, le stanno pensando tutte per evitare il rinvio imposto dalle opposizioni ed uscire probabilmente rovinosamente il 31 ottobre, per saltare nel vuoto del No Deal». Anche se per il piroettante premier britannico si prepara una rivolta in seno al governo nel caso di una Brexit senza accordo. Secondo il Times, cinque ministri sarebbero pronti a dimettersi. «Nella ‘watch list’ vi sarebbero il segretario alla Cultura Nicky Morgan, il ministro per l’Irlanda del Nord Julian Smith, il ministro di Giustizia Robert Buckland, il ministro della Sanità Matt Hancock e il procuratore generale Geoffrey Cox», ancora Guerrera. Secondo uno dei protagonisti citato dal Times, anche “un gran numero” di parlamentari conservatori si dimetterà nel caso di un ‘no deal’ per la Brexit.

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