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venerdì 6 Dicembre 2019

Kosovo al voto e testi di vecchi Tg, 2007 vigilia di secessione

Meno che raccontini ma in tema di quasi attualità: vigilia di indipendenza kosovara dalla Serbia 8 anni dopo i tre mesi di bombardamenti Nato. Testi scritti di corsa per la raffioca dei Tg della sera che la programmazione scandisce ad orari da incubo per chi vuol onorare il pubblico con testi diversi, sia mai che uno sià così matto sia guardarsi tutti i Tg Rai dalle 19 alle 20,30. Ma è preistoria giornalistica.
Copertina, grafica di Limes 2007

Vigilia di Kosovo indipendente

  • Vecchi Tg ritrovati, stessa giornata, stessa notizia ma modi diversi di porgerla per riguardo al telespettatore, al cittadino. Tempi tecnici da brivido per scrivere, montare le immagini, inviare col satellite a Roma. Spero ci sia ancora qualche matto che lo fa. Personalmente sono molto severo nei confronti dei troppi ‘pezzi’ ripetuti senza una virgola di differenza su diversi spazi tv, a volte da mattina a sera. Salvo casi eccezionali, situazioni di reale impossibilità, lo considero imperdonabile per autori e direttori.
  • Secondo appunto/prologo, l’uso malizioso della parole: indipendenza o secessione, e non ditemi che è la stessa cosa. L’indipendenza la vuoi, la chiedi, la conquisti, la secessione la fai contro qualcuno. Poi c’è la secessione buona e quella cattiva. Buona quella kosovara, ad esempio, cattiva quella vietata di Catalogna, pessima quella riuscita di Crimea.
  • Tre, in neretto lo ‘Stand up’, lo stare in piedi, il mostrarsi del cronista, un tempo per testimoniare la sua presenza sul posto rispetto ad un pezzo redazionale ricavato da agenzie. Anche allora ma sopratutto oggi spazio per vanità, misurabile dalla insistenza e durata della presenza video, modello, ‘io e la guerra’.
  • Quattro, l’ordine di lavorazione è legato agli orari di messa in onda. In corsivo le diverse chiusure per i giornali radio a cui riservi il già scritto badando almeno ad evitare la frase, ‘come vedete’.
  • In fondo, la riserva di stand Up che inventi prima di scrivere i pezzi e speri vadano bene dopo.
  • Annotazione tecnica finale, la punteggiatura è quella dei fiati di lettura e non quella della grammatica (e nello scrivere qualche libro ha fatto bestemmiare più di un ‘Editor).
  • Tutto ciò anche per chi si crede spiritoso a ripetere che è meglio fare il giornalista che lavorare. Almeno per come l’ho fatto io il giornalista.

Tg3

Troppa rabbia a Belgrado, con la Serbia che dichiara irricevibile la proposta Onu presentata ieri, e troppa soddisfazione a Pristina per un Kosovo sulla strada dell’indipendenza di fatto. Dubbi, quindi, sull’equilibrio della mediazione stessa.
La proposta che pesa sulle Nazioni unite dice e non dice. Diplomazia delle parole, con i fatti che sanciscono i risultati determinati dai bombardamenti Nato di 8 anni fa. Una costituzione propria, una bandiera nazionale, un possibile seggio all’Onu. Puoi chiamarla come vuoi, ma è la fine della sovranità serba sul Kosovo. La Russia contesta la mancata trattativa nei fatti, prima di minacciare il vero al Consiglio di Sicurezza. Ora l’inizio di un lungo, difficile percorso di trattativa interna ed internazionale con mille temuti trabocchetti. Le possibili reazioni popolari sui due fronti ed il rischio di nuove violenze più o meno spontanee.
Da Kosovska Mitrovica, città kosovara divisa in due, il sindaco della parte serba già annuncia la secessione alla secessione, fissando la sua frontiera sul fiume Ibar.

Da Pristina linea allo studio
Da Pristina ER per il Gr2

Tg1

L’attesa era di un “tutti scontenti”, a prova dell’equilibrio tra posizioni inconciliabili. La proposta Onu sul futuro del Kosovo scatena invece la rabbia di Belgrado e strappa un diplomatico consenso alla parte albanese del Kosovo. Difficile ruolo oggi, quello del finlandese Marrti Ahatisaari. Il mediatore internazionale che otto anni fa, dopo i bombardamenti Nato, aveva firmato il cessate il fuoco di Kumanovo col solenne impegno di un Kosovo serbo, e che oggi a Pristina annuncia l’esatto contrario. La parola indipendenza non compare, ma sarà la fine della sovranità serba sulla regione.
Ora è il tempo delle reazioni. Politiche e di piazza, pacifiche o anche armate, nazionali ed internazionali.
Commenti ufficiali pochi, malumori molti, a cominciare dalla Russia che nella situazione kosovara vede una minaccia per le spinte indipendentistiche nel Caucaso. Da Kosovska Mitrovica, città kosovara divisa in due, il sindaco della parte serba già annuncia la secessione alla secessione, fissando la sua frontiera sul fiume Ibar.

Tg2

Belgrado accoglie a fischi il rappresentante delle Nazioni unite e Pristina l’applaude moderatamente. La mediazione Onu sul Kosovo spiega poco e tranquillizza ancora meno. Qui a Pristina, che conta di diventare presto capitale, una soddisfazione prudente. Non si chiamerà inizialmente indipendenza, ma certamente sarà la fine della sovranità formale della Serbia su questi territori. Stando almeno alla proposta del finlandese Marrti Ahatisaari.
Ora l’inizio di un lungo, difficile percorso di trattativa interna ed internazionale con mille temuti trabocchetti. Le possibili reazioni popolari sui due fronti ed il rischio di nuove violenze più o meno spontanee. Lo scontento internazionale di Mosca che vede nel percorso kosovaro una minaccia per le spinte all’indipendenza che vengono dalle Repubbliche nel Caucaso sotto la sua sovranità. Diplomazia in attesa di eventi.
Le truppe Nato schierate in Kosovo, con noi italiani in prima linea, rassicurano, ma contemporaneamente hanno dichiarato il massimo allerta.

St. Up riserva

  • Sul percorso ad ostacoli della proposta, ora, il sempre più possibile veto della Russia alle Nazioni Unite
  • Le truppe Nato schierate in Kosovo, con noi italiani in prima linea, rassicurano, ma contemporaneamente hanno dichiarato il massima allerta.

E a proposito di Kosovo oggi

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