Troppa rabbia a Belgrado, con la Serbia che dichiara irricevibile la proposta Onu presentata ieri, e troppa soddisfazione a Pristina per un Kosovo sulla strada dell’indipendenza di fatto. Dubbi, quindi, sull’equilibrio della mediazione stessa.
La proposta che pesa sulle Nazioni unite dice e non dice. Diplomazia delle parole, con i fatti che sanciscono i risultati determinati dai bombardamenti Nato di 8 anni fa. Una costituzione propria, una bandiera nazionale, un possibile seggio all’Onu. Puoi chiamarla come vuoi, ma è la fine della sovranità serba sul Kosovo. La Russia contesta la mancata trattativa nei fatti, prima di minacciare il vero al Consiglio di Sicurezza. Ora l’inizio di un lungo, difficile percorso di trattativa interna ed internazionale con mille temuti trabocchetti. Le possibili reazioni popolari sui due fronti ed il rischio di nuove violenze più o meno spontanee.
Da Kosovska Mitrovica, città kosovara divisa in due, il sindaco della parte serba già annuncia la secessione alla secessione, fissando la sua frontiera sul fiume Ibar.
Da Pristina linea allo studio
Da Pristina ER per il Gr2
L’attesa era di un “tutti scontenti”, a prova dell’equilibrio tra posizioni inconciliabili. La proposta Onu sul futuro del Kosovo scatena invece la rabbia di Belgrado e strappa un diplomatico consenso alla parte albanese del Kosovo. Difficile ruolo oggi, quello del finlandese Marrti Ahatisaari. Il mediatore internazionale che otto anni fa, dopo i bombardamenti Nato, aveva firmato il cessate il fuoco di Kumanovo col solenne impegno di un Kosovo serbo, e che oggi a Pristina annuncia l’esatto contrario. La parola indipendenza non compare, ma sarà la fine della sovranità serba sulla regione.
Ora è il tempo delle reazioni. Politiche e di piazza, pacifiche o anche armate, nazionali ed internazionali.
Commenti ufficiali pochi, malumori molti, a cominciare dalla Russia che nella situazione kosovara vede una minaccia per le spinte indipendentistiche nel Caucaso. Da Kosovska Mitrovica, città kosovara divisa in due, il sindaco della parte serba già annuncia la secessione alla secessione, fissando la sua frontiera sul fiume Ibar.
Belgrado accoglie a fischi il rappresentante delle Nazioni unite e Pristina l’applaude moderatamente. La mediazione Onu sul Kosovo spiega poco e tranquillizza ancora meno. Qui a Pristina, che conta di diventare presto capitale, una soddisfazione prudente. Non si chiamerà inizialmente indipendenza, ma certamente sarà la fine della sovranità formale della Serbia su questi territori. Stando almeno alla proposta del finlandese Marrti Ahatisaari.
Ora l’inizio di un lungo, difficile percorso di trattativa interna ed internazionale con mille temuti trabocchetti. Le possibili reazioni popolari sui due fronti ed il rischio di nuove violenze più o meno spontanee. Lo scontento internazionale di Mosca che vede nel percorso kosovaro una minaccia per le spinte all’indipendenza che vengono dalle Repubbliche nel Caucaso sotto la sua sovranità. Diplomazia in attesa di eventi.
Le truppe Nato schierate in Kosovo, con noi italiani in prima linea, rassicurano, ma contemporaneamente hanno dichiarato il massimo allerta.