Trattativa o incontro, il boss libico trafficante di migranti in Italia

Abd al Rahman al-Milad detto Bija

«Abd al Rahman al-Milad è a capo dell’unità regionale della guardia costiera di Zawiya, che è connessa a violenze nei confronti dei migranti e di altri trafficanti di esseri umani».

Il Cattivissimo scoperto dopo

«Il gruppo di esperti dell’Onu sostiene che Milad e altri membri della guardia costiera siano coinvolti nell’affondamento di imbarcazioni di migranti per mezzo di armi da fuoco».

Basta Ong complici dei trafficanti?

«Dalla Libia a Mineo, il negoziato tra l’Italia e il boss» è il titolo un po’ forte. L’inchiesta del giornalista de l’Avvenire Nello Scavo, documenta con foto, l’incontro avvenuto l’11 maggio 2017 al Cara di Mineo, di una delegazione ufficiale libica invitata dall’OIM, l’organizzazione per i migranti dell’Onu, a verificare l’impegno e lo sforzo italiano nell’accoglienza dei disperati salvati in mare. Incontro e non trattativa, quando ancora ‘Bijia’ era un ufficiale accreditato e non il bandito denunciato qualche mese dopo.

Rai1, 3 ottobre 2017

Bija bandito e ‘Operazione Sophia’

Già prima della sua visita in Italia, Bija era personaggio noto, addirittura televisivo. In un’intervista realizzata da Amedeo Ricucci e andata in onda su Rai1 il 3 ottobre 2017 Bija si presenta come il capo della guardia costiera libica della città di Zawiya (49 km a est di Tripoli). Bija diventa bandito in un rapporto delle Nazioni unite pubblicato poco dopo l’episodio di Mineo. Alle rivelazioni di Avvenire ha risposto ieri la portavoce del Servizio europeo di azione esterna, Maja Kocijancic: «L’operazione Sophia aveva chiesto ai guardia coste libici di affrontare il caso di Abd al Rahman al-Milad che è incluso nella lista di persone designate per misure restrittive. Ci risulta che è stato sospeso dal servizio».

Ora, polemica politica pronta

Da gennaio ad agosto 2019 la guardia costiera libica ha intercettato circa seimila persone in fuga verso l’Europa, riportandole nei centri di detenzione denuciati per violenze di ogni tipo. Operazioni coordinate da chi? chiede Giansandro Merli sul Manifesto. L’Italia sospettata, ha sempre smentito. Il progetto finanziato dall’Ue per la zona Sar libica e la verifica sulla reale capacità di effettuare salvataggi sarebbe secretata, accusa un parlamentare. In attesa di verifiche, la neoministra agli interni Luciana Lamorgese, a margine del vertice di Malta dichiara, «La guardia costiera libica sta facendo un buon lavoro e le daremo supporto per mettere in sicurezza i porti di approdo».

Tra incontro e trattativa è tempesta

Le rivelazioni del quotidiano della Conferenza episcopale italiana, scatenano la polemica. Chi attacca la caccia alle Ong e i porti chiusi di Salvini, chi torna più indietro e se la prende con il predecessore Minniti. Ed è richiesta di indagine parlamentare, rissa politica non troppo umanitaria. Fonte governativa all’UffPost, il sempre attento Umberto De Giovannangeli: «Una iniziativa organizzata dall’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), agenzia delle Nazioni Unite, attraverso anche OIM Libia». Scopo della visita, mostrare alla delegazione libica il funzionamento di uno dei più grandi centri di accoglienza in Italia.

Pasticcio OIM, migrazioni e Onu

«Tutto questo non è stato gestito dal Governo italiano, che ha solo supportato l’OIM nella visita», la risposta per ora ufficiosa. Nessun 007 coinvolto, nessun rappresentante del Governo a quell’ incontro. L’Italia a quel tavolo non c’era, è la voce della difesa. «La foto prova un incontro, non una trattativa. Una ben strana ‘trattativa segreta’ in una riunione tutt’altro che clandestina cui sono presenti una trentina di persone», ironizza la ‘fonte’ dell’HuffPost. Incontestabile che a quell’incontro era presente Bija. «La delegazione ufficiale libica -spiega la fonte- 14 persone del ministero dell’Interno di Tripoli e ufficiali della Guardia costiera. Bija era presente come ufficiale della Guardia costiera di Zawyah, assieme ad altri ufficiali».

AVEVAMO DETTO

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