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giovedì 5 Dicembre 2019

Kosovo al voto per uscire dal dopo guerra Uck, guerriglia e altro

Elezioni anticipate e resa dei conti non solo politica ma anche generazionale. La cosiddetta ‘coalizione della guerra’ al voto divisa con tutti i partiti ‘reduci’ tra difficoltà interne e scheletri nell’armadio. Possibile un primo governo non Uck

Kosovo nato ieri e l’imperio Uck

Dieci anni dall’indipendenza contrastata e riconosciuta solo da mezzo mondo, e le elezioni anticipate stanno diventando una prassi politica. Pratica di democrazia ancora in apprendistato e dal 2008 ad oggi nessuna legislatura è mai terminata allo scadere naturale del mandato. Questa volta il voto anticipato arriva per le dimissioni del premier uscente Ramush Haradinaj, ex capo guerrigliero, tra i primi dei vertici politici attuali ad essere chiamato dal Tribunale speciale per i crimini commessi dall’Uck durante e dopo la guerra in Kosovo del 1999. Tribunale formalmente kosovaro ma distaccato all’Aja, di fatto imposto dalla comunità internazionale per non lasciare impuniti gli avversari altrettanto ‘decisi’ dei ‘cattivissimi’ serbi di Milosevic già pesantemente puniti dal tribunale internazionale.

Terroristi e/o patrioti per decreto

Memoria di chi era sul campo in quel 1998, a Pristina, quando oltre l’opposizione albanese disarmata di Rugova, compaiono i primi simboli Uck, formazione ufficialmente ‘terrorista’ per definizione Usa ed Ue, che d’improvviso, inizio estate, si trasforma un organizzazione di patrioti e guerriglieri contro il despota serbo che poi sarà bombardato con aiuto Nato. Haradinaj prima bandito e poi patriota vincente e per due volte premier e altrettante volte imputato per crimini di guerra (una volta assolto), evidentemente non ci sta, e contro quella legge e quel tribunale, decide di mandare all’aria baracca e burattini dimettendosi e facendo uscire dal governo i suoi (partiti molto clanistici in Kosovo). Ed ecco l’ennesimo voto anticipato nella travagliata storia del Kosovo indipendente.

Le novità di questo voto

«Il voto di domenica prossima per il rinnovo del Parlamento presenta degli elementi di novità dagli esiti imprevedibili», rileva Alessandra Briganti. Di fatto, il logoramento dei rapporti di potere tra i partiti che hanno dominato la scena politica kosovara negli ultimi anni. Detta più brutalmente, le solidarietà spesso costrette da ricatti incrociati (fu guerra feroce), si sta a sua volta logorando, assieme ai loro protagonisti che hanno occupato da allora tutti i vertici del neo Stato. L’Uck non solo degli eroi, e poi anche spazio politico ad altre componenti, sembra una possibile chiave di lettura pre elettorale. A conferma di ciò, la coalizione del governo uscente, la cosiddetta coalizione della guerra, si presenta al voto divisa e tutti i partiti che ne hanno fatto parte sembrano arrancare.

Uck troppo partigiano

Il Partito democratico del Kosovo di Hashim Thaqi, guerrigliero presidente, che i sondaggi danno al secondo posto con il 18% dei consensi, «rischia per la prima volta nella storia del Kosovo indipendente di non entrare nella maggioranza di governo se le forze d’opposizione riescono a trovare un accordo di governo», segnala il Manifesto. Stesso rischio anche per l’inquisito premier uscente Haradinaj, leader dell’Alleanza per il Futuro del Kosovo (Aak) che pur di assicurarsi un posto in Parlamento si è alleato a sinistra con il Partito socialdemocratico. Tra i vecchio potenti che questa volta rischiano l’uscita di scena, Fatmir Limaj, leader di Iniziativa socialdemocratica, e il ministro degli Esteri uscente, il miliardario Behgjet Pacolli a capo dell’Alleanza per un nuovo Kosovo.

Novità donna rivoluzionaria

Probabili vertici del prossimo esecutivo le due principali forze di opposizione attuali, la Lega democratica del Kosovo, l’Ldk fondata da Ibrahim Rugova, e Vetevendosje! (Vv), partito di sinistra ma dalle forti connotazioni nazionaliste. I sondaggi vedono in testa al 24% l’Ldk, ma la vera grande rivoluzione sta nella prima candidata a premier donna nella storia del Kosovo, Vjosa Osmani. Vetevendosje dell’ecclettico Albin Kurti, alle scorse elezioni il partito più votato con il 27% dei consensi, sopratutto della protesta giovanile alle prese con una disoccupazione dilagante, insegue da secondo. Partiti molto diversi tra loro ma occasione storica: «Mettere all’angolo i “signori della guerra” che finora hanno governato il Kosovo. Osmani e Kurti sono gli unici due candidati premier a non essere anche ex guerriglieri dell’Uck».

Oltre l’irrisolta questione serba?

Nessuna novità sulla questione della minoranza serba che ha diritto a eleggere dieci parlamentari. Dominio della Lista Serba, appoggiata da Belgrado, ma di fatto impotente. Valutazione politica conclusiva di Alessandra Briganti, molto interessante: «Da una parte la vecchia classe dirigente che in questi anni si è trincerata dietro grandi temi, come il rapporto con la Serbia o la creazione delle forze armate del Kosovo, eludendo i reali problemi del Paese, afflitto da corruzione, disoccupazione, welfare pressoché inesistente. Dall’altra delle forze politiche che esprimono una nuova leadership, l’unica con un programma credibile di riforme, al netto degli eccessi di Kurti, che almeno in questa fase sta mostrando maggiore moderazione. Le elezioni di domani ci diranno se il Kosovo è pronto al cambiamento o se continuerà a muoversi nel solco di una strada già battuta».

AVEVAMO DETTO

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