Perché il problema clima diventa questione ideologica?

Il direttore di Internazionale Giovanni De Mauro

Quand’è che abbiamo smesso di andare d’accordo? Quand’è che bianco e nero, alto e basso, caldo e freddo hanno cominciato a diventare concetti relativi su cui ognuno ha idee diverse?

Il mio dubbio come scritto nel sommario ma espresso meglio. Risposta di De Mauro attraverso Ed Hawkins, climatologo dell’università di Reading, nel Regno Unito e di una sua geniale intuizione. «Per provocare un drastico cambiamento di atteggiamento che porti a un movimento di massa, gli scienziati devono riuscire a infiltrare la cultura popolare». Basta emergenza climatica caricata di paura e angoscia, basta esclusività per pochi, ma interesse generale si immediata comprensione. Come? «Hawkins ha preso le temperature registrate sul pianeta dal 1850 al 2018 e ha attribuito a ogni anno una sfumatura di blu o di rosso a seconda della diminuzione o dell’aumento rispetto alla media degli anni tra il 1971 e il 2000. Il risultato è un grafico chiaro, immediato, comprensibile a tutti indipendentemente dall’età, dalla lingua parlata, dalle competenze scientifiche».

I colori non sono di parte

Le strisce blu indicano le temperature sotto la media, mentre quelle rosse indicano le temperature sopra la media. Guardi quella successione di colori che puntano decisamente verso il rosso fuoco, ed ecco che più e meglio di ogni rapporto ufficiale, ‘vedi’ come il pianeta si è riscaldato negli ultimi anni in modo brusco e anomalo, e l’escalation continua. Così le warming stripes, le strisce di calore di Hawkins, sono arrivate sui palchi di concerti, nelle cravatte di presentatori televisivi, sulle fiancate di tram, nelle copertine di riviste, e sulla copertina di Remocontro.

Le warming stripes di Hawkins,

Internazionale e Monte Bianco

La sfida questa volta è di Marcello Rossi: «Provate a immaginare il monte Bianco senza neve». Secoli e secoli di erosione hanno fatto i 4.810 metri del monte Bianco come lo conosciamo oggi. Ma domani? 194 studi fatti da più di sessanta università, laboratori, associazioni, governi hanno provato a capire come sarà il paesaggio intorno alla vetta del monte Bianco alla fine di questo secolo. «Se, come prevede lo studio, le temperature medie dovessero aumentare di tre gradi entro il 2100». Dati scientifici solidi (e non ideologia). Molto dipenderà dalla quantità di gas serra nell’atmosfera durante i prossimi anni, spiegano.

Cosa sta accadendo

Negazionisti anche sui numeri? La stazione meteo che si trova a 4.750 metri di quota, sulle rocce che affiorano dalla calotta glaciale quasi alla vetta del Monte Bianco, dal 2015 a oggi ha registrato più di 20 volte una temperatura sopra lo zero. Assolutamente anomalo e, secondo gli esperti, succederà sempre più spesso. Le temperature più alte fanno sciogliere ghiaccio e neve, «facendo diminuire l’effetto albedo, cioè la loro capacità di riflettere i raggi solari nell’atmosfera e mantenere la Terra più fredda». E non solo Monte Bianco. Tutte le Alpi, che riforniscono i più importanti fiumi del continente. I 652 chilometri del Po lungo cui vivono sei milioni di persone. La sua secca mette a rischio più di un terzo della produzione agricola italiana e più della metà degli allevamenti.

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Passerella verso Mer de Glace, il ghiacciaio che si ritira

L’agonia della Mer de Glace

Stanno cambiando anche i 65 ghiacciai del monte Bianco. ‘Bilancio di massa’, la differenza tra il ghiaccio accumulato dopo le nevicate invernali e quello che si scioglie in estate. Bilancio negativo, con il ghiacciaio che comincia a perdere massa e ad assottigliarsi. Conseguenza tra le altre, pendii più instabili, cedimenti, frane e valanghe. Mer de Glace, il più esteso ghiacciaio del monte Bianco. In poco più di trent’anni, il suo fronte è arretrato di 700 metri, mentre il suo livello si è abbassato di 110 metri. Gli operatori turistici hanno dovuto far costruire una scalinata per portare i visitatori alla base del ghiacciaio. E di anno in anno hanno dovuto aggiungere sempre più gradini. Oggi la Mer de Glace si ritira a un ritmo di 30-40 metri all’anno, perdendo tra i 4 e i 6 metri di spessore.

Catasto ghiacciai

Secondo il Nuovo catasto dei ghiacciai italiani (sempre da Marcello Rossi), «la superficie che ricoprono in Italia è diminuita del 30 per cento negli ultimi cinquant’anni, passando da 527 chilometri quadrati a 370». Le previsioni non promettono nulla di buono. Secondo alcuni studi, il gruppo del monte Bianco potrebbe vedere la sua superficie glaciale dimezzarsi o quasi estinguersi entro la fine di questo secolo. Come sarà il monte Bianco di domani resta da vedere. «Quello che è ancora oggi, nel cuore e nella testa di molti, lo aveva capito bene il poeta inglese Percy Bysshe Shelley già nel 1816, quando, dopo averlo visto per la prima volta, scrisse: “Non avevo mai immaginato prima cosa fossero le montagne”».

AVEVAMO DETTO

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