Atreju è un incontro giovanile che si svolge ogni anno dal 1998 nel mese di settembre in una zona di Roma. Nata come festa dell’organizzazione giovanile Azione Giovani, dal 2009 è stata la festa di Giovane Italia e dal 2013 è organizzato da Fratelli d’Italia.
Viktor Orban accolto dalle grida “Viktor, Viktor” e una standing ovation sulle note della canzone-simbolo della rivolta anti-sovietica del 1956, il primo ministro ungherese dal palco di Atreju, l’appuntamento annuale di Fratelli d’Italia a Roma, ne ha avuto per tutti: per il nuovo governo italiano, per la sinistra europea, per il finanziere George Soros, per “quelli di Bruxelles” e per i giornalisti.
Orban, che con il suo partito Fidesz rimane ancora membro del Ppe, il parito popolare europeo, memoria italiana di antica democristianità. Eppure fa il bullo e provoca a caccia di applausi: «Rispetto a me Giorgia Meloni è di centro, io sono più a destra di lei». Orgogliosamente rivendica il “modello Ungheria”, il capo del governo di Budapest, un modello “subito attaccato da Bruxelles, dalla sinistra europea e dalla sinistra americana attraverso la rete di George Soros”. E il fondamento di questo modello è proprio la sua «Costituzione cristiana» e lo stile di vita ad essa connessa. Una versione di cristianità poco vaticana.
«In Europa la maggior parte dei media sono di sinistra: se potessero votare solo i giornalisti, il 90% dei voti andrebbe solo a sinistra. In Ungheria è diverso, non possono parlare il bla-bla europeo, perché tutti capiscono che dicono fesserie». L’intervistatore, il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano, non fiata e non dissente, identificandosi evidentemente nel giurnalismo all’ungherese che piace a Orban. «Qualcuno dirà che ho fatto un discorso fascista, ma le cose stanno così», insiste Orban.
‘Terrore, intimidazioni, brutali attacchi verbali e diffamatori’, racconta Iván Zolt Nagy. Giornali critici comprati da ‘non editori’ ma amici del regime e rapidamente riciclati o chiusi. Così è toccato al Népszabadság. Altri, come il vecchio illustre Magyar Nemzet sono stati prima chiusi poi riaperti «ma trasformati in parte della macchina di propaganda del potere. Tutti sulla stessa lunghezza d´onda come teorizzò e fece Goebbels nel Terzo Reich». Nuova strategia d’attacco contro quel poco di stampa di opposizione, il taglio alla pubblicità che serve a sopravvivere. La già citata dichiarazione pronunciata dal capogruppo parlamentare di Fidesz, è avvertimento esplicito anche se un po’ mafioso. «Ma HVG non molla, la protesta continua anche in piazza e l´illustre coraggiosa testata spera nella solidarietà di giovani e società civile magiari e dei liberi media europei e mondiali».
Migranti invasori per anacquare tradizioni e cultura europa, insiste il premier ungherese. Una trama, di cui è protagonista “la sinistra, che vuole lasciare alle spalle la tradizione cristiana, e per fare questo, il mezzo è Bruxelles”. «So che sarò accusato di fare delle teorie complottistiche, ma si vede chiaramente che la sinistra non fa altro che importare nuovi elettori. Finiranno col cedere la cittadinanza. Ma questi migranti sono quasi tutti islamici, e non appoggeranno mai una politica su base cristiana».