• 28 Febbraio 2020

La lista araba decide le elezioni e sceglie Gantz: mai più Netanyahu

Il dopo voto in Israele

ANSA, Tel Aviv – La lista araba, endorsement a Gantz. Terzo partito in ordine di grandezza alla Knesset, guidato da Odeh, ritiene che il leader del partito centrista Blu Bianco, sia il più indicato a formare un nuovo governo in Israele. ‘Momento storico’, ha commentato il presidente Rivlin: è la prima volta che un partito arabo israeliano esprime una preferenza.

I numeri politici finali veri. Il Likud in 5 mesi dalle elezioni di aprile è sceso da 35 seggi a 31. Poi i 4 seggi che aveva il partito centrista Kulanu, fuso col partito di Netanyahu, e i seggi persi diventano -8. «Una emorragia di oltre il 20%».

La batosta a Netanyahu è araba

L’analisi disaggregata del voto israeliano che ha scombussolato tutto il quadro politico del paese, mostra degli spunti di estremo interesse. Se Benny Gantz, il capo dell’opposizione di centro-sinistra, riceverà l’incarico di formare il nuovo governo scavalcando Netanyahu, il merito sarà degli elettori arabi. Non tanto e non solo quelli della Joint list, che sono stati in grado di conquistare 13 seggi, ma soprattutto quelli delle minoranze beduine e druse che, a quanto pare, hanno votato in massa per il partito “bianco-blù”. Fatti i conti e tirate le somme, Gantz, grazie ai suoi sostenitori arabo-israeliani è riuscito ad acchiappare uno o due seggi in più. Su questo non ci piove.

Abrahams Initiative

I dati arrivano da Thabet Abu Rass, condirettore dello Abrahams Initiative, un’organizzazione non-profit che si occupa di promuobere una società “cooperativa” fra arabi e israeliani. La stessa analisi fa Aeik Rudnitzky, un esperto dello Israele democratic institute, basato a Gerusalemme. Questa volta Benny Gantz non ha fatto l’errore di trascurare l’elettorato arabo, come nelle ultime elezioni in primavera, e pur non essendo in consonanza assoluta con questa fetta di elettori, ha comunque martellato in campagna elettorale su temi di comune gradimento tra gli israeliani progressisti e l’etnia palestinese.

Uniti contro Netanyahu

Così i quattro partiti della Joint list araba sono riusciti a minimizzare l’astensionismo. Si calcola che almeno l’81% di questo elettorato abbia votato per il blocco arabo, mentre l’altro 20%, specie tra le “minoranze delle minoranze”, sarebbe andato a Kahol Lavan, consentendo a Ganz di guadagnare 1 o 2 seggi in più e di arrivare a ottenere la maggioranza relativa (32 contro 31 seggi del Likud). Non è una questione di lana caprina o solo di decimali. In questo modo Gantz ha guadagnato costituzionalmente la priorità di ottenere l’incarico per formare il nuovo governo rispetto a Netanyahu. Insomma, gli è stato dato il pallino in mano e ora tocca a lui il colpo di stecca giusto per vincere la partita.

Centrodestra ripulito

Come già detto, si profila una grossa coalizione col centrodestra e, probabilmente, con Yisrael Beiteinu di Lieberman. Anche se quest’ultimo ha dichiarato di non parteggiare per nessuno e di volere essere l’ago della bilancia. A questo punto, Netanyahu sembra politicamente spacciato. Lo hanno messo sotto processo in due: il suo stesso partito, il Likud, e, soprattutto, il Procuratore generale, Avichal Mendelblit, che lo aspetta il 2 ottobre per l’udienza riguardante i processi per corruzione. Ma Netanyahu non sembra rassegnato. Spifferi di corridoio parlano di manovre per portare il paese sull’orlo di una guerra, dal Golan alla Striscia di Gaza, fino al Golfo Persico, per cercare di ostacolare la formazione di un nuovo governo.

Tentazioni di guerra a uso privato

Questione di sicurezza (create ad arte,) potrebbero essere l’alibi giusto e l’ultima disperata carta per impedire a Benny Gantz di fargli fare le valigie. È la solita vecchia (e sporca) storia, di quando la politica estera viene utilizzata per distogliere l’attenzione dalla politica interna. Funzionerà? Ne dubitiamo. La popolazione è stanca di tirare (e di ricevere) missili e bombe. E gli arabi, anche i più agguerriti come Hamas ed Hezbollah, non sono così fessi da togliere le castagne dal fuoco a un tipo come Netanyahu. Che per loro incarna la quintessenza del “nemico perfetto”. Per ora a Gerusalemme si vivono sentimenti contrastanti: confusione ed euforia.

E se l’economia è fatta, essenzialmente, di aspettative, allora nei mercati prevale l’ottimismo. La Borsa sale tutti pensano che una Grosse Koalition possa garantire un lungo periodo di stabilità, di cui il Paese ha disperato bisogno per rilanciarsi. Pace e ricchezza formano un binomio che piace a tutti.

AVEVAMO DETTO

Piero Orteca

Piero Orteca

Piero Orteca, giornalista, analista e studioso di politica estera, già visiting researcher dell’Università di Varsavia, borsista al St. Antony’s College di Oxford, ricercatore all’università di Maribor, Slovenia. Notista della Gazzetta del Sud responsabile di Osservatorio Internazionale

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