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mercoledì 16 Ottobre 2019

Militari Usa in Arabia Saudita come fu per la guerra nel Golfo

Il Pentagono annuncia: «Saranno inviate forze in Arabia Saudita». Dopo l’attacco ai pozzi di Riad, attribuito da Washington all’Iran, gli Stati Uniti invieranno sistemi di difesa aerea e missilistica. Solo quello? I forti sospetti di Alberto Negri.

Un precedente molto pericoloso

Gli Stati Uniti invieranno ‘forze militari Usa’ in Arabia Saudita dopo l’attacco ai pozzi di Riad attribuito all’Iran. Lo ha annunciato il capo del Pentagono, Mark Esper, durante una conferenza stampa, senza però dare dettagli. Vago anche nel ribadire le colpe iraniane il capo del Pentagono Mark Esper, secondo cui «l’attacco ai pozzi sauditi è stato sferrato con armi iraniane e non lanciato dallo Yemen». Armi iraniane e non dallo Yemen. Accusa politica all’Iran, ma non quella di aver direttamente sparato. Possibilità a maggior paura americana, che quei droni e quei missili siano partiti proprio dall’Iraq delle loro sanguinose ed inutili guerre del Golfo.

Altre armi e come saperle usare

La missione delle forze militari Usa a Riad e negli Emirati Arabi Uniti, approvata dal presidente Trump, sostiene il Pentagono, «sarà in primo luogo di natura difensiva, aerea e missilistica». Non detto: le armi già le hanno ma non le sanno usare’. Il numero delle forze americane dispiegate in Arabia Saudita sarà limitato e non ha menzionato alcun possibile attacco contro l’Iran. Josep Dunford, capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha detto poi detto che «le forze Usa “non raggiungeranno il migliaio” e che non sono ancora state individuate specifiche unità».

Golfo, l’audace colpo dei soliti noti

La questione per gli Usa non è più o non è soltanto cosa fare con l’Iran ma che fare con l’alleato saudita imbattioto di armi a miliardi (in tasca Usa), ma incapace non solo di chiudere la indegna partita Yemen, ma persino di difendersi. «Non siamo i mercenari dei sauditi», scrive il New York Times, mentre si soppesano le opzioni di risposta ricordando una famosa frase di Trump del 2014 durante la presidenza Obama: «L’Arabia Saudita dovrebbe fare da sola le sue guerre o pagarci un’enorme fortuna per proteggerla». «La puzza di bruciato del petrolio saudita è arrivata a ogni piano dell’establishment americano, dalla Casa bianca, al Congresso, ai media», osserva Alberto Negri sul Manifesto.

Iran nemico imposto dai Saud

Per una montagna di soldi in armi, l’alleato sbagliato. «La figuraccia è ancora più barbina (e sospetta) -sempre Alberto Negri- se si pensa alle basi americane in Qatar, in Iraq, alla flotta statunitense nel Bahrein, agli aerei, ai satelliti: insomma l’audace colpo dei soliti noti o ignoti ha beffato gli Usa e un nugolo di potenze dotate di tecnologie miliardarie. Suonano così assai ironiche le parole di Putin che consiglia ai sauditi di acquistare il suo sistema anti-missilistico “che – sottolinea – abbiamo già venduto a turchi e iraniani”. E aggiungiamo: che è schierato pure in Siria nella basi della Russia, alleata dell’Iran nel sostegno ad Assad».

La memoria corta americana

Ripasso di storia per il pessimo allievo Trump. Le altre guerre già condotte dagli americani & Co. per conto delle monarchie del Golfo. Alberto Negri invece la memoria l’ha buona e fa da Bignami. 50 miliardi di dollari a Saddam che gli emiri versarono in otto anni di conflitto contro l’Iran. La liberazione dell’Emirato degli Al Sabah costata 60 miliardi di dollari: 16 miliardi pagati da Riad agli Usa, e il Kuwait e la Germania e persino il Giappone. Più indietro, il 14 febbraio 1945, quando Roosevelt e il sovrano Ibn Saud, stringono l’accordo che segna da allora il Medio Oriente: petrolio in cambio della protezione americana del regno. «Fino all’attuale destabilizzazione innescata dagli americani e dai loro alleati» (sottinteso l’uscente Netanyahu).

Idealità a bilancio entrate-uscite

«Quello tra Stati uniti e Arabia saudita è stato, finora, uno dei più redditizi rapporti di alleanza degli americani che sfruttarono le risorse saudite per armare contro l’Urss mujaheddin e jihadisti in Afghanistan». «La guerra araba dello Yom Kippur del 1973 a Israele, fu l’embargo petrolifero, con un aumento del 400% del greggio, gli americani continuarono segretamente a rifornirsi dalla saudita Aramco». «Del resto Aramco l’avevano fondata loro, così come Washington aveva creato la Banca centrale saudita con il compito di comprare i Bond Usa prima ancora dell’apertura dell’asta pubblica. Cosa che avviene ancora adesso». E molto altro ancora. Monito finale di Negri: «Se questa volta ci sarà o meno una guerra all’Iran dipenderà anche dai conti in tasca che si faranno i protagonisti. Ecco perché dai piani alti scende puzza di bruciato».

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