Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Jerusalem 17settembre 1948-2019, tormentati percorsi di democrazia

Ancora Israele. 17 settembre, lo stesso giorno nel 1948 delle elezioni 2019. 1948 a Gerusalemme, lo svedese Folke Bernadotte e il colonnello francese André Serot, in missione le Nazioni Unite, uccisi da un gruppo di estremisti sionisti, la ‘banda Stern’

Attentato e armistizio

Il 17 settembre 1948 a Gerusalemme, lo svedese Folke Bernadotte e il colonnello francese André Serot, entrambi in missione per conto delle Nazioni Unite, caddero vittime di un attentato organizzato da un gruppo di estremisti sionisti della ‘banda Stern’. L’organizzazione, che prendeva il nome dal suo fondatore Avraham Stern, era chiamata anche Lehi e si era già resa famosa per aver organizzato numerosi altri attentati contro le forze britanniche in Medio Oriente. Folke Bernadotte, discendente dal generale napoleonico Bernadotte divenuto re di Svezia ai primi dell’Ottocento, era un diplomatico che aveva ottenuto la liberazione di circa trentamila prigionieri dai campi di concentramento nazisti poco prima della fine della guerra entrato poi tra i ranghi delle Nazioni Unite; il colonnello francese Serot aveva invece partecipato alla resistenza contro i nazisti in Francia collaborando a un rete informativa gollista e si trovava in Palestina come comandante delle truppe francesi incaricate dalle Nazioni Unite di far rispettare la linea di armistizio.

Le conseguenze

In particolare Folke Bernadotte si era impegnato in una trattativa difficile: oltre a chiedere il rispetto delle condizioni di armistizio da ambo le parti durante una fase della prima guerra arabo-israeliana da poco interrottasi, stava proponendo di dichiarare Gerusalemme ‘città aperta’ (e quindi ‘smilitarizzata’) per favorire non solo il processo di pace, ma anche un possibile rientro dei profughi arabi. Principalmente per questo motivo il gruppo terroristico Lehi, che aveva già al suo attivo l’attentato nel corso del quale era stato ucciso il residente britannico al Cairo Lord Moyne (1944) e l’esplosione dell’ambasciata britannica a Roma (1946), aveva deciso di colpire i due negoziatori, la cui auto fu crivellata da numerose raffiche il 17 settembre 1948.

Le conseguenze immediate dell’attentato furono che la tregua cessò e le ostilità arabo-israeliane ripresero per la terza volta protraendosi fino al luglio del 1949. Le proposte formulate da Bernadotte sul possibile ritorno dei profughi tuttavia rimasero tra le questioni irrisolte e costituirono la base della risoluzione 194 delle Nazioni Unite approvata dall’assemblea generale il 17 dicembre che divenne in tal modo una conseguenza indiretta.

Attentatori e politici

I quattro responsabili dell’agguato ai due rappresentati delle Nazioni Unite furono individuati ed arrestati circa due mesi dopo, ma non subirono alcun processo. La promulgazione di un’amnistia generale nel maggio 1949 risolse l’incresciosa situazione, ma l’organizzazione – che contava un migliaio di aderenti all’epoca dell’attentato – si stava sciogliendo: una parte infatti era già stata integrata nelle forze armate regolari e altri aderenti intrapresero diverse carriere compresa quella politica o nei servizi. Ad esempio Nathan Yellin-Mor, tra gli arrestati per attività terroristica – pur senza aver partecipato direttamente all’azione del 17 settembre –, si candidò nel 1949 alle prime elezioni politiche diventando deputato alla Knesset nella prima legislatura.

Shamir e Netanyahu

Il caso più famoso di un politico che aveva militato nell’organizzazione fu tuttavia quello di Yitzhak Shamir, del partito conservatore Likud, che fu due volte primo ministro di Israele dal 1983 al 1984 e dal 1986 al 1992. L’istituzione di una decorazione militare agli appartenenti di Lehi in riconoscimento delle attività svolte era già stata presa però nel 1980: all’epoca era primo ministro Menachem Begin, che non faceva parte di Lehi, ma dell’Irgun ed assieme aveva organizzato l’attentato al King David Hotel di Gerusalemme nel 1946 che aveva provocato un centinaio di vittime.

Potrebbe piacerti anche