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mercoledì 16 Ottobre 2019

Argentina sull’orlo del crac, intanto è ‘emergenza alimentare’, la fame

Approvata la legge per l’emergenza alimentare. Sino all’ultimo, per il governo, «un’esagerazione» affermare che in Argentina la popolazione soffrisse la fame. Prossime elezioni, crollo per Macrì, peronismo di ritorno. Il neo colonialismo statunitense.

America latina tornata Cenerentola

L’Argentina rivive lo spauracchio del default, del fallimento dello Stato, alla vigilia delle elezioni presidenziali di fine ottobre. E non è soltanto crisi economica, ma per molta parte della popolazione, la parte più debole, spesso è fame. Ed è anche cronaca delle economie popolari de la ‘Central de Trabajadores de la Economía Popular’

L’Altra America oltre il ricco e prepotente nord

Non solo la crisi politica Venezuelana, Cuba tornata nel mirino Usa, il Nicaragua del liberatori che si fanno despoti, o il Brasile dell’orfano dei Pinochet e simili. Ora è anche Argentina, con tanto sangue italiano in corpo, che soffre addirittura la fame. Una crisi che, secondo l’Osservatorio delle Politiche pubbliche dell’Università di Avellaneda, riguarda oltre 5 milioni di persone (su un totale di circa 40 milioni di abitanti). Ed ecco che il governo Macrì (nome che dice tutto sulle sua non troppo lontana provenienza), alla vigilia di elezioni che si prepara a perdere, approva una ‘Legge di emergenza alimentare’, anche se, sino a ieri, aveva definito ‘una esagerazione’ che in Argentina la popolazione soffrisse la fame.

Il presidente argentino Macrì

In Argentima fame per molti

Emergenza alimentare per non dire fame, parola che nel terzo millennio dello spreco fatto sistema fa paura. Ma10mila milioni di pesos da qui a fine anno a disposizione di cucine comunitarie e mense popolari, a cominciare dalle scuole, in alcune delle quali, leggiamo da Claudia Fanti sul Manifesto, non è più garantito «neppure un bicchiere di latte». A sollecitare la legge anche la Chiesa argentina che aveva denunciato, «il severo aumento di indigenza, povertà e disoccupazione e all’aumento indiscriminato dei prezzi degli alimenti del paniere di base. Una situazione di emergenza alimentare e nutritiva che colpisce essenzialmente i più vulnerabili, e in particolare i più piccoli».

Governo, ignorare per nascondere

Eppure la crisi era nota e c’erano pure i soldi accantonati per farvi almento parzialmente fronte. Ma dare quai soldi, la lettura della politica dei folli, sarebbe stato ammettere una crisi economica e sociale accanitamente negata. Politica disumane e per giunta, elettoralmente suicida. Nel 2017, il Ministero dello sviluppo sociale aveva usato solo il 75% dei fondi destinati alle politiche alimentari. «E la musica non è cambiata neppure quest’anno, malgrado l’acuirsi della crisi: ad agosto, il governo aveva speso solo il 58% del bilancio riservato a tale voce». Mobilitazione sindacale in tutto il Paese in una vigilia elettorale da resa dei conti. La legge che riconosce finalmente una ‘emergenza alimentare’ arriva troppo tardi per salvare il presidente Macrì da una sconfitta che appare ormai certa: oltre 15 i punti che lo separano dal peronista Alberto Fernández e dalla sua carismatica vice, l’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner.

Cosa sta uccidendo l’Argentina?

«Tutto inizia con l’irruzione feroce del neoliberismo negli anni ’90, quando il lavoro salariato sparisce come prospettiva reale per i lavoratori», denuncia ad Andrea Cegna, Juan Grabois, portavoce de la Central de Trabajadores de la Economía Popular. Un processo molti vicino a quanto abbiamo conosciuto anche in Italia, anche se non effetti più contenuti. Fine della illusione che i figli potessero avere un lavoro migliori dei genitori, con diritti sociali e un certo livello di stabilità. In Argentina, segnata da governi d’avventura, l’emarginazione sociale colpisce milioni di persone. «Uomini e donne scartati dalla globalizzazione che dalle periferie inventano lavori coi mezzi di produzione che hanno a disposizione: un pezzettino di terra da coltivare, un carro per il cartone, piccole cooperative popolari».

Economia popolare e crisi nazionale

«In alcuni casi i lavoratori dell’economia popolare sono riusciti a ottenere il controllo di alcuni settori. E poi c’è l’esperienza delle oltre 300 fabbriche recuperate per tutto il paese». Con la crisi economica che investe il Paese la situazione diventa catastrofica per molta parte della popolazione. «Un lavoratore regolare, se riceve il salario minimo, si trova sotto la linea della povertà estrema. E loro non hanno il sostegno delle 20.000 mense sparse in tutto il paese». Dubbio se si sia già toccato il fondo o si finirà ancora più in basso. Politica: «Noi abbiamo chiesto al Frente de Todos, a Alberto Fernandez e Cristina Kirchner di dare priorità all’emergenza alimentare che vive il nostro popolo. Le parole d’ordine sono le stesse dall’incontro tra i movimenti popolari e Papa Francesco in Bolivia nel 2015: terra, tetto e lavoro».

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