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mercoledì 16 Ottobre 2019

Netanyahu, è tempo di uscire, ma ancora minaccia disastri

Il premier esce azzoppato dalle urne che fanno scivolare il Likud al secondo posto. A Benny Gantz, leader del centro-sinistra, l’incarico (da costituzione), di formare il nuovo governo. I risultati delle elezioni segnano forse la fine politica di Netanyahu che presto dovrà affrontare anche le aule dei tribunali.

L’irriducibile tra potere e galera

ANSA – Netanyahu al Likud, «adesso ci sono solo due possibilità: o un governo guidato da me, oppure un governo pericoloso per il Paese che si appoggi sui partiti arabi anti-sionisti».

Quei pericolosi referendum personali dei leader forti

Israele: la sopravvivenza politica di Netanyahu, che non presenzierà nemmeno alla seduta dell’Onu, è legata a un filo. Ha quasi ‘pareggiato’ le elezioni politiche (con un solo seggio in meno di partito e pari come coalizione), ma è come se le avesse perse rovinosamente. Cercava un chiaro mandato per governare e invece non è riuscito a mettere assieme i cocci del vaso cinese che aveva frantumato a maggio. Anche in quell’occasione non aveva la maggioranza assoluta per formare una coalizione di governo, ma almeno le condizioni di partenza erano più favorevoli. Adesso no.

Verso una Grosse Koalition?

Il leader del blocco di centro-sinistra, Benny Gantz, non solo ha preso più voti del Likud, ma questa volta, anche per il gioco degli sbarramenti proporzionali, può mettersi veramente di traverso e giocare di sponda per proporre una Grosse Koalition. L’incarico di formare il governo, in prima battuta, infatti, dovrebbe andare a lui. “Kahol Lavan” di Gantz ha preso 32 seggi, ma soprattutto il blocco dei partiti arabi questa volta è andato forte, senza farsi penalizzare dall’astensionismo. La joint list è riuscita ad acchiappare 13 seggi, togliendo spazio anche ai partiti e partitini della destra ultraortodossa.

Fuori i razzisti ebrei

I kahanisti, che predicano una dottrina al limite del razzismo, non sono riusciti a entrare in Parlamento e così a Netanyahu sono mancati i 4 seggi di Otzma Yeudith. Mentre, anche questa volta, l’ago della bilancia sarà Yisrael Beiteinu dell’ex buttafuori moldavo Avigdor Lieberman, il campione dei coloni a tutti i costi e il rappresentante di una linea dura nei territori occupati. Ergo: la mossa di “Bibi” Netanyahu di preannunciare l’annessione di parte della Cisgiordania non è servita al resto di niente. Anzi, nei corridoi lo dipingono già come un’anitra zoppa, un morto in piedi abbandonato da tutti.

Anatra zoppa ma feroce

In primis, Trump e Putin, che hanno in testa giochi diversi e ai quali un mezzo guerrafondaio come Netanyahu non può fare altro che guastare le uova nel paniere. Poi c’è tutto il capitolo dei guai giudiziari in evoluzione, che aspettano al varco l’attuale capo del Likud. Il Procuratore generale Avichal Mendelblit non demorde e lo aspetta al varco il 2 ottobre, col rischio di affossarlo definitivamente. Ma la notizia più clamorosa è che Netanyahu, in preda a una crisi di nervi, stava quasi per scatenare una guerra nella Striscia di Gaza la scorsa settimana.

‘Guerra elettorale’ evitata

È stato bloccato di gran corsa dal Capo di stato maggiore della Difesa, generale Avi Kochavi e dallo stesso Procuratore generale, che gli hanno “consigliato” di togliere le mani dal grilletto. Una mossa del genere, specie sotto elezioni, sarebbe stata costituzionalmente un grave errore. Anzi, un vero e proprio tradimento delle istituzioni. Ma che Netanyahu fosse “bollito” era già chiaro da qualche settimana. Sottobanco aveva manifestato tutta la sua irritazione per il dialogo nelle segrete stanze tra Stati Uniti e Iran. Poi, il siluramento di John Bolton era stato un altro segnale.

Alleati dei vincenti

La linea dell’elmetto in tutto il Medio Oriente probabilmente non affascinava più la Casa Bianca. Last but not least, in occasione dell’ultimo incontro a Mosca, Putin aveva lasciato dietro la porta per ben tre ore il premier israeliano, facendogli capire che forse era giunto il momento di fare le valigie e di lasciare spazio a una ventata di aria fresca. É questo il punto. Stati Uniti e Russia hanno bisogno di raffreddare la macro-area di crisi mediorientale, che rischia di compromettere le rotte marittime nel Golfo Persico e nel Mar Rosso. E questo non lo vuole nessuno.

‘Unità nazionale’ da inventare

Tornando ai risultati elettorali israeliani, va sottolineato come in questo momento centro-destra e centro-sinistra si equivalgano e nessuno raggiunge la soglia dei 61 seggi, indispensabili per governare. La soluzione potrebbe essere, come già detto, una grande coalizione a tre, che comprenda anche Liberman. Certo, c’è la rogna dei territori occupati e dei coloni che avanzano pretese sostenute da YIsrael Beiteinu. Ma bisognerà pure uscire dall’angolo e un compromesso potrebbe fare felici tutti, da Gantz a Trump, passando per Putin. Tutti meno Netanyahu.

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