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mercoledì 16 Ottobre 2019

Le ‘prove’ saudite e le sanzioni Usa contro l’Iran che adesso fa paura

Ora Riyadh e Washington accusano apertamente Teheran delle distruzioni petrolifere saudite. La Casa bianca annuncia nuove sanzioni sul nulla che rimane. Pompeo a Gedda per consolare bin Salman. La lezione iraniana e i fallimenti di bin Salman. La rete regionale sciita ha dimostrato di poter colpire nonostante certi inutili arsenali avversari.

Contro l’Iran presunta ‘pistola fumante’

Giorni di accuse a mezza bocca, l’Iran certamente complice se non autore diretto, dall’attacco alle cattedrali petrolifere saudite. Ora, da Riyadh e Washington le accuse dirette. «Prova inconfutabile» sui 18 droni e i 7 missili da crociera che hanno centrato la raffineria di Abqaiq e il giacimento di Khurais dalla monarchia saudita, che non è ‘forte’ di grande credito internazionale, salvo che per Washington, a fiducia interessata. Attacco da nord, o Iran (o peggio Iraq di parte sciita), e non dal sud delle Yemen, nonostante i ribelli Houthi rivendichino. Cose già dette che dimostrano soltanto l’impotenza di chi le ripete, non sapendo cos’altro dire o fare.

‘Guerre del Golfo’, al plurale

Tempi grami per il principe ereditario saudita, di fatto reggente della monarchia, passato dalla vergogna dell’assassinio di Stato del giornalista Khashoggi alla umiliazione militare ed economica del suo potere petrolifero che va in fumo. Washington consola promettendo poco credibili ulteriori sanzioni anti Iran con ormai ben poco da sanzionare. Mentre Teheran continua a smentire, via ambasciata svizzera che li rappresenta negli Usa. Il presidente Rouhani ha ribadito la versione Houthi: «Gli yemeniti non hanno colpito un ospedale, una scuola o un bazar di Sana’a, ma un centro industriale. Per avvertirvi». Distinguo imbarazzante per i due destinatari.

Le ‘guerre del Golfo’, al plurale

L’osservazione più severa, da Alberto Negri sulla sua pagina Fb. «L’attacco agli impianti petroliferi sauditi è la più potente umiliazione subita dal Regno delle Due Spade degli ultimi settant’anni, ancora maggiore dell’attacco alla Mecca di 40 anni fa, quando nel 1979 gli insorti guidati dal predicatore Al Otaybi ingaggiarono due settimane di battaglia nel luogo simbolo dell’Islam con oltre 250 morti. Questa volta è ancora più grave perché il regime saudita, capeggiato dal figlio del re il principe Mohammed Bin Salman, è stato colto di sorpresa, le sue difese vìolate nel cuore pulsante della sua unica ragione economica, e forse politica, di esistere: il petrolio».

Ayatollah e il Regno che scricchiola

L’Iran respinge le accuse americane ma senza Teheran i ribelli yemeniti non avrebbero conquistato Sanaa e messo alle corde la coalizione araba guidata dall’Arabia Saudita che dal 2015 bombarda senza tregua anche la popolazione civile, è l’osservazione logica e facile. Quindi, Teheran c’è, ma non c’è un Regno saudita credibile contro. «Chi vuole destabilizzazione rischia di morire di destabilizzazione -ammonisce Negri-. I vicini di casa dei sauditi, dal Qatar allo Yemen, dimostrano di volere respingere la loro influenza, i loro soldi e di non avere paura di quello che sulla carta è uno dei più agguerriti arsenali del mondo. Manca però la ragione per combattere: i loro avversari lottano per la sopravvivenza».

Riassunto delle guerre precedenti

La guerra per procura con un milione di morti affidata nell’80 a Saddam contro l’Iran, ed esempio. Dalla guerra aperta alle guerriglie, anche qui gli iraniani vanno meglio: Hezbollah libanesi, Houthi yemeniti, milizie sciite in Siria e in Iraq. Contro, in mondo ha vissuto a subito il jihadismo sunnita. Dunque, l’Iran e i suoi alleati possono colpire i Paesi del Golfo, il commercio di petrolio e gli stessi americani che hanno soldati e basi in Iraq, in Siria e nel Golfo. La scelta per gli Usa, letta da Negri. «L’osservazione più calzante forse l’ha fatta Ali Vaez, capo dell’Iran Project all’International Crisis Group: ‘L’Iran vuole mostrare che invece di una gara dove c’è un vincente e un perdente, ci può essere una gara dove tutti escono perdenti’».

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