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mercoledì 16 Ottobre 2019

Brexit con accordo o senza, exit come ti pare, ma i conti li paghi

Ue: “Pronti a estendere la scadenza della Brexit con richiesta motivata di Londra”. Strasburgo ribadisce: “Il Regno Unito dovrà pagare il conto anche in caso di no deal”. Barnier: “È il momento della verità, servono proposte concrete”

Ue, basta giocare a ‘mercanti in fiera’

«Siamo pronti a estendere la scadenza della Brexit a fronte di una richiesta motivata da parte del governo britannico». Lo ha indicato la ministra finlandese Tytti Tuppurainen, a nome della presidenza finlandese della Ue. Tuppurainen ha aggiunto che “la pazienza è una virtù”, ma dev’essere diplomazia finnica di fronte al tira e molla del nostro Boris Johnson. Un certo Don Milani, metà del secolo scorso qui in Italia, alla scuola di Barbiana, ai suoi ragazzi di famiglie modeste, provò a insegnare l’esatto contrario, che ‘l’obbedienza non è più una virtù’. In questo caso l’atteggiamento di Londra somiglia troppo ad una presa in giro.

Se avete delle proposte serie ora o mai più

«Tocca al Regno Unito presentare per iscritto proposte di soluzioni alternative pienamente funzionali, che affrontino in modo esauriente tutte le ispezioni e tutti i controlli effettuati alle frontiere esterne dell’Unione, che possano tenere conto di eventuali future divergenze normative tra il Regno Unito e l’Ue», si legge nella risoluzione del Parlamento europeo. Che è anche offeso: «L’Europarlamento si rammarica del fatto che, nonostante le dichiarazioni di alcuni suoi membri riguardo alla disponibilità di soluzioni alternative, il governo del Regno Unito non abbia finora presentato proposte giuridicamente funzionali che possano sostituire il backstop».

Il parlamento europeo e la sua dignità

Il Parlamento europeo ritiene che una Brexit ordinata “sia nell’interesse del Regno Unito e dell’Ue” e continua a ritenere “equo ed equilibrato” l’accordo di recesso, sottolineando che un’uscita no deal “sarebbe interamente responsabilità del governo britannico”. E per aiutare Londra e il suo premier scapigliato a meglio intendere, il Parlamento da Strasburgo ricorda agli ancora affiliati di oltre Manica, che anche in caso di ‘no deal’, «gli obblighi finanziari e di altro tipo del Regno Unito verso l’Ue continueranno ad esistere». Caro BoJo, il sottinteso, non sperare di fare il furbo e non saldare il conto, dice l’aula di Strasburgo con 544 ‘inviti’ a favore.

Johnson che minaccia insolvenza

Ura risposta netta e chiara a Boris Johnson ormai in difficoltà anche in casa. Proprio nei giorni scorsi lo stesso Johnson aveva provato il ricatto soldi, dichiarando che Londra non avrebbe pagato nulla di quanto dovuto all’Ue con un’uscita senza accordo. In tal caso, recita il testo della risoluzione, il Parlamento europeo “rifiuterà di dare il proprio consenso a qualsiasi accordo tra l’Ue e il Regno Unito” sulle future relazioni, “a meno che e fintantoché il Regno Unito non rispetti i propri impegni”. Caro giovanotto daglin ispidi capelli gialli, datti una regolata che altrimenti ci arrabbiamo, è la risposta dal continente che ha i suoi bei pesi massimi.

Baste scemenze, caro BoJo

«Siamo al momento della verità in questo negoziato. Il momento è grave e critico e dobbiamo mantenere la calma e rimanere rispettosi gli uni degli altri», prova a calmare le acque il negoziatore dell’Ue per la Brexit, Michel Barnier, che sollecita l’accordo e assieme avverte: «Siamo preparati anche all’ipotesi di una ‘hard Brexit’». Uomo avvisato mezzo salvato. «Tocca al Regno Unito presentare per iscritto proposte di soluzioni alternative pienamente funzionali, che affrontino in modo esauriente tutte le ispezioni e tutti i controlli effettuati alle frontiere esterne dell’Unione, che possano tenere conto di eventuali future divergenze normative tra il Regno Unito e l’Ue», scrive chiaro la risoluzione.

Pessima Londra a Parlamento chiuso

«Il governo del Regno Unito non ha finora presentato proposte giuridicamente funzionali che possano sostituire il backstop». Il contestato nodo del backstop, la clausola di salvaguardia a tutela dell’Irlanda del Nord. Se non vi va il nostro accordo, proponete voi delle alternative, ma razionali. Il documento votato dall’aula dice inoltre che il Parlamento europeo sosterrebbe una proroga della Brexit oltre il 31 ottobre, «in presenza di motivi e finalità per una tale estensione (ad esempio evitare un’uscita senza accordo, svolgere elezioni generali o un referendum, revocare l’articolo 50 o approvare un accordo di recesso) e sempre che i lavori e il funzionamento delle istituzioni dell’Unione non siano pregiudicati». Sintesi rude: ‘Caro Boris, adesso hai rotto, basta furberie, andiamo al sodo’.

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