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mercoledì 16 Ottobre 2019

I bambini che la Francia non vuole, l’odissea dei figli della jihad

I bambini che la Francia non vuole. Oltre duecento i minorenni, figli dei jihadisti andati a combattere con l’Isis, rinchiusi nei campi di detenzione curdi in Siria. Le condizioni sono sempre più allarmanti denunciano I legali delle famiglie: «nelle strutture c’è mancanza di acqua e cibo, e spuntano tubercolosi e colera». I familiari hanno denunciato il ministro degli Esteri Le Drien

I bambini che la Francia non vuole

I bambini che la Francia non vuole. «Più di duecento bambini e le loro madri esposti a trattamenti inumani e degradanti e al rischio di morte imminente», è questa la condizione nella quali si trovano mogli e figli dei jihadisti partiti dalla Francia per andare a combattere con il Califfato in Siria ed Iraq. La denuncia sulla loro sorte arriva da una dozzina di famiglie che hanno chiamato in causa a livello legale il ministro degli Esteri transalpino Jean Yves Le Drien.

Denunciato il ministro degli Esteri

Secondo i denuncianti, donne e bambini sono detenuti nei campi di prigionia curdi ma il governo francese non sta facendo nulla per tirarli fuori e riportarli in Francia. Gli avvocati Marie Dosè, Henri Leclerc e Gerard Tcholakian hanno depositato delle istanze alla Corte di Giustizia della Repubblica già nello scorso luglio ma da fonti d’oltralpe si apprende che sono tornati sul caso in maniera molto decisa. La diplomazia francese viene accusata di rifiutare intenzionalmente «di rimpatriare queste donne e bambini francesi detenuti nei campi curdi in Siria mentre si trovano in una situazione di pericolo», questo nonostante «da mesi ormai i curdi hanno sollecitato gli stati ad assumersi la responsabilità e rimpatriare i propri cittadini».

La politica del caso per caso

Finora il governo francese ha adottato la politica definita del “caso per caso”; su questa falsariga il 10 giugno sono rientrati 12 bambini orfani di guerra, lo stesso era successo nel marzo precedente quando erano stati rimpatriati altri cinque minorenni. Operazioni che però vanno a rilento e tra molteplici ostruzionismi per ‘ragioni di opportunità politica’. Intanto nelle zone dei campi di detenzione le condizioni dei minori sono sempre più allarmanti; all’interno delle strutture si registrano «temperature estreme sia in estate che in inverno, mancanza di acqua e cibo, epidemie di tubercolosi o colera, e mancanza di cure», come rendono noto gli avvocati dei familiari.

Un piano mai attuato

Il quotidiano Libération all’inizio di quest’anno aveva rivelato un piano del governo francese per un rimpatrio di massa ma che però non è mai stato messo in atto. Probabilmente su questa retromarcia hanno pesato alcuni sondaggi come quello realizzato quest’anno dalla Odoxa- Dentsu Consulting per Le Figaro e France Info, secondo il quale la percezione dell’opinione pubblica appariva abbastanza ostile al rientro.

Il 67% dei francesi si dichiarava infatti contraria contro possibili ritorni mentre una buona fetta di popolazione considerava i bambini «vittime di guerra». Allo stesso tempo c’era grande la paura che in un futuro sarebbero potuti diventare delle «bombe ad orologeria».

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