Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Strabici, tutti che guardano all’Iran mentre rischia di esplodere l’Iraq

Baghdad, il presidente della camera Mohammed al Halbousi ha rimandato l’avvio della terza sessione di lavori del parlamento iracheno, senza fornire spiegazioni né accennare una data di riapertura. Fazioni interne e tensioni anti americane dopo i bombardamenti israeliani.

Parlamento iracheno verso il caos

A Baghdad la definiscono «la sessione più difficile nella storia del parlamento iracheno» che pure, nella sua breve storia dal dopo Saddam, non ha mai vissuto momento molto tranquilli. Lancia l’allarme Zuhair al Jezairy, giornalista iracheno che collabora con Internazionale. Che ci racconta di trattative in corso tra diversi gruppi per la creazione di un nuovo fronte di opposizione in parlamento che conterebbe su cento seggi, formato dai partiti insoddisfatti della loro quota di potere nel nuovo governo e dal governo stesso. La loro opposizione avrà come bersaglio soprattutto la debolezza dell’operato di alcuni ministri e del premier Adel Abdul Mahdi.

Contro il premier Adel Abdul Mahdi

Il premier Adel Abdul Mahd, arabo sciita, accusato di debolezza e di ‘favori’, promesse non mantenute e scarsi risultati finora ottenuti. Nel mirino soprattutto quattro ministeri, quelli dell’energia, delle finanze, della sanità e delle comunicazioni. Inefficienza e corruzione è l’accusa che tocca tutta l’amministrazione pubblica in Iraq. Ma a questo punto di muovono anche le fazioni etnico tribali. Il Partito democratico curdo a difesa del suo ministro delle finanze, Fuad Hussein. I curdi si autodifendono e le due appartenente islamiche che quanto non si fanno la guerra, di dividono, anche al loro interno. Cinque deputati hanno abbandonato il blocco sunnita Amal in dissenso con Salim al Jubouri, ex presidente del parlamento.

Conti ancora aperti con gli Usa

Curdi divisi a loro volta tra il clan Barzani e istanze più rivoluzionarie e indipendentiste di Siria e Turchia. La maggioranza araba sciita divisa tra Bahgdad e Bassora per diversa ‘vicinanza iraniana’. E i sunniti, ex padroni con Saddam, che campano tra rimpianto del passato e sostegno nascosto all’ex Isis e dintorni. Ma Zuhair al Jezairy avverte, l’aula parlamentare sarà teatro di un duro dibattito sul bombardamento israeliano che ha colpito le milizie sciite delle ‘Unità di mobilitazione popolare’. Molti deputati insistono sulla responsabilità agli Stati Uniti e alla loro presenza militare in Iraq, mentre altri vorrebbero ristabilire il controllo del governo sulle milizie e limitare la loro presenza nelle città. «Prossima sessione del parlamento sarà un caos senza fine», ma un caos molto più pericoloso pronto per le strade irachene. Da quel sud sul Golfo Persico, ai confini con l’Iran, da dove potrebbero essere partiti droni e missili che hanno colpito gli impianti petroliferi sauditi.

Potrebbe piacerti anche