Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Il Brasile di Bozo Bolsonaro brucia? È tutta colpa di Antonio Gramsci

Ogni Paese ha il ministro degli esteri che si merita. Quello brasiliano, Ernesto Araújo, mescola Gramsci con “l’allarmismo climatico” ed è ridicolizzato dall’editorialista del Washington Post
«Non crediamo abbia mai letto delle teorie critiche sui neomarxisti oltre a quanto scritto su Wikipedia», scrive il WP

Gramsci incendia l’Amazzonia

Devi andare a San Paolo do Brasil per scoprire che per molti studiosi seri, Antonio Gramsci appare una via di salvezza, almeno teorica, in attesa di trovare la strada per la salvezza del Brasile popolare e democratico. Ce lo racconta Angelo d’Orsi sul Manifesto e lo ribadisce con tutto il suo peso editoriale il Washington Post.

Il ministro degli Esteri del Brasile Ernesto Araújo

Gramscismo e ignoranza

«E a Gramsci, e al “gramscismo”, lemma di uso piuttosto corrente qui, si attribuiscono colpe indicibili, l’ultima delle quali è, addirittura, precisamente la piaga degli incendi. Solo tre giorni or sono il ministro degli Esteri, Ernesto Araújo, partecipando a un think tank statunitense, è riuscito ad affermare che l’«allarmismo climatico» usato contro Bolsonaro, è frutto di un complotto ideologico a base, insieme stalinista e neomarxista, e ha messo sul banco degli imputati Rosa Luxemburg, Marcuse, Brecht e Gramsci».

Passiamo alla versione in brasiliano

«Parece a justiça stalinista para mim: acusar, executar. Aí você diz: onde está a justiça? Onde está o Estado democrático?». «Mi sembra la giustizia stalinista: accusare, eseguire. E ti chiedi: dov’è la giustizia? Dov’è lo stato democratico?». Lo sconclusionato discorso a meno di due settimane dalla partecipazione del rappresentante brasiliano all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, dove dovrebbe essere sentito sulla situazione dell’Amazzonia. Ed ecco che Araújo attacca il “marxismo culturale” (con grande riliavo al nostro Gramsci) e al “globalismo”. Vittime di ambedue (Gramsci e globalismo) sia Bolsonaro che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, definiti «l’insurrezione universale contro le cazzate (“insurgência universal contra a besteira”), così come i sostenitori della Brexit in Inghilterra, insieme, ha detto, in una rivolta contro l’ideologia della sinistra».

Gramsci incendia l’Amazzonia

Il creativo ministro Ernesto Araújo ‘anti cazzate’, ha mescolato nello stesso discorso ciò che ha chiamato “allarmismo climatico” su ciò che sta accadendo con la deforestazione in Amazzonia con una mancanza di “dibattito democratico”. «Persino mangiare carne non è più permesso», insiste lui a inseguire ‘besteira’. Colpevoli di un fututo mondo vegeterariano o addirittura vegano, Antonio Gramsci, Bertolt Brecht e Rosa Luxemburg.

Le spara talmente grosse, il ‘signor ministro basteira’ che persino l’editorialista del Washington Post, che ne ha certo viste e sentite di tutti i colori, si stupisce.

«Agora ele está falando algo sobre o socialismo do século 21 ser (Antonio) Gramsci conhecer os cartéis de drogas». «Ora sta dicendo qualcosa sul socialismo del 21° secolo e che (Antonio) Gramsci è a conoscenza dei cartelli della droga. E ora sta citando (Herbert) Marcuse e tutti i membri della Scuola di Francoforte, -ha detto il giornalista-. “Questo è fantastico. Non sappiamo se abbia mai letto delle teorie critiche neo-marxiste oltre a ciò che è scritto su Wikipedia», ha aggiunto. No, neppure Wikipedia ha letto il signor ministro Basteira, visto che avrebbe scoperto che il povero Gramsci è morto a Roma nel 1937 per la galera subita dei suoi simili, fascisti italiani.

Bozo Bolsonaro con basteira attorno

«Colpisce nell’azione politica di questo Rodomonte del Brasile, la contraddizione tra la narrazione nazional-patriottica -uno dei punti di forza della sua campagna elettorale- e la pratica, che vede continue cessioni di sovranità essenzialmente verso gli Stati uniti, della cui Amministrazione (e dunque dei gruppi finanziari che le sono legati) Bolsonaro sembra essere un pronto esecutore», considera Angelo d’Orsi. Del resto, saggezza popolare, il soprannome sussurrato di Bolsonaro? «Bozo», un clown televisivo creato negli Usa alla fine della guerra. «Effettivamente, si ha l’impressione che il neopresidente, insediato a gennaio scorso, sia più actus che agens, interprete di politiche decise altrove, perfetto rappresentante di un potere che altro non è che il comitato d’affari di gruppi dominanti, interni ed esterni». Come direbbe Gramsci risorto.

AVEVAMO DETTO

Potrebbe piacerti anche