Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

Tentenna Trump poco fa molto disfa Afghanistan Siria pace si-no-forse

In Afghanistan salta la pace, «Ma la scusa di Trump non regge» accusano gli analisti. Ritirata dalla Siria? No, 150 militari in più e un nuova avventura con la Turchia (amica nemica?) contro Assad. Corea del Nord, a forza di ‘aspettare Godot’, Kim Jong-un allunga la gittata dei suoi missili. Per non parlare della guerra dazi che rimbalzano sull’economia Usa

Tentenna Trump confusione nel mondo

In Afghanistan salta la pace, ma Trump racconta frottole, denunciano molti dagli stessi Stati Uniti. Ritirata dalla Siria? No, 150 militari in più e un nuova avventura anti Assad, a far dispetto agli ex amici curdi, con la Turchia di Erdogan che non sai più se con quei S-400 russi sia ancora nemica o sia tornata amica d’occasione. Corea del Nord, in attesa di andare oltre le promesse, Kim Jong-un allunga la gittata dei suoi missili. Per non parlare della guerra dazi che dalla Cina rimbalzano sull’economia Usa a migliaia di posti di lavoro persi.

Afghanistan, così fallisce un negoziato

«Un’ambasciata a Kabul con spie, contractors e marines poteva starci, ma poi il presidente americano se ne è uscito con la presenza militare di lungo termine».

Conferenza stampa dei vertici Talebani

Per Antonio Giustozzi, tra i più autorevoli studiosi del movimento degli studenti coranici, sono le ragioni che hanno fatto saltare il negoziato tra gli Usa e i Talebani. Giuliano Battiston sul Manifesto, intervista e spiega. «L’inviato Khalilzad che promette e non mantiene. I Talebani insoddisfatti. Gli Usa incerti sul ritiro. L’errore strategico del Pakistan, che alza troppo il tiro e consegna al presidente afghano Ghani un successo inaspettato». «L’accordo prevedeva il ritiro delle truppe straniere, la garanzia che i jihadisti a vocazione globale non avrebbero avuto spazio nel Paese, una riduzione della violenza in alcune aree e la disponibilità dei Talebani a negoziare in futuro con altri attori politici afghani, incluso il governo di Kabul».

La scusa degli attentati

Il 7 settembre Trump ha detto che il negoziato con i Talebani era saltato a causa dei loro attentati ma è una frottola, come da abitudine, la conclusione di molti analisti nel mondo. Promesse fatte e non mantenute, a contestazione incrociata. I Talebani pronti ad accettare la presenza di innominati ‘osservatori’ Usa per monitorare gli accordi e la presenza di gruppi jihadisti. ‘Però con discrezione’. «Un’ambasciata a Kabul con tante spie, qualche centinaio di marines, oltre alla presenza di contractors formalmente non riconducibili alla Cia poteva passare, ma poi Trump, via Twitter, ha fatto riferimento a una presenza di lungo termine». E l’ordine di riprendere gli attacchi è arrivato a fine agosto, in coincidenza con l’uscita di Trump.

Trump elettorale e il Packistan

Per Trump i tempi per la rielezione sono stretti. «Se non succede nulla entro dicembre, non avrà tempo sufficiente per capitalizzare. Nel lungo periodo o la guerra continua per sempre o si negozia, ma sarà sempre più difficile trovare una controparte taliban disposta a farlo». Complicazioni anche per i pachistani nel loro tentativo di rientrare nelle grazie di Washington. Gli abbracci di Trump ma sul campo cosa accade? Problemi aperti con l’India in Kashmir. «Se perdessero anche in Afghanistan sarebbe dura». Tutti scontenti insomma e tutti a perdere qualcosa, ma Tentenna Trump tratta questioni di Stato come affari immobiliari. L’analisi completa di Antonio Giustozzi ( https://ilmanifesto.it/in-afghanistan-salta-la-pace-ma-la-scusa-di-trump-non-regge/ )

Dalla Siria marines vai e vieni

Il Pentagono invierà altri 150 militari nel nord-est della Siria, per rafforzare le pattuglie al confine assieme alle forze turche. Contrordine compagni, ironizza il New York Times, dopo il ritiro ordinato da Trump lo scorso dicembre. I soldati parteciperanno alle pattuglie miste che, in base all’accordo raggiunto a luglio, dovranno sostituire le forze curde delle Ypg su tutto il confine nord-orientale, quasi 300 chilometri. La fascia di sicurezza tanto voluta dalla Turchia ma in territorio siriano, con focolai di risposta militare di varia natura garantiti. Washington che cerca di ridurre le tensioni con la Turchia, incerto alleato Nato, contro l’amico curdo tradito.

Tentenna un po’ qui un po’ là

Gli Stati Uniti mantengono in Siria ancora circa mille soldati, compresi 200 al confine sud-orientale con l’Iraq, al posto di frontiera di Al-Tanf. «Oltre che in funzione anti-Isis, sono dispiegati per ostacolare i movimenti delle milizie sciite fra Iraq e Siria, che al momento dispongono soltanto di un punto di passaggio principale, ad Al-Bukamal», precisa Giordano Stabile su La Stampa. Facile rilevare come l’accordo Usa con la Turchia sia molto precario. Tantenna Trump, ma il collega turco Erdogan non è da meno e vuole approfondire la fascia di sicurezza da 5 a 30 chilometri e il disarmo totale delle Ypg. E nel dubbio sulla coerenza del collega, la scorsa settimana ha minacciato un’operazione militare in territorio siriano. Prossimo pasticcio militare mediorientale garantito con la firma di T.T. (Tentenna Trump) da Washington.

Corea e guerra dei dazi a perdere

La Corea del Nord intanto ha effettuato lanci di prova di un lanciarazzi multiplo di grandi dimensioni. I lanci sono avvenuti poco dopo che Pyongyang si era offerta di riavviare i negoziati con gli Stati Uniti sul nucleare alla fine di settembre, a condizione che Washington si presenti al tavolo con nuove proposte. Report di Moody’s – 0,3% del Pil e 300mila posti di lavoro: è questo il costo già pagato dagli Stati Uniti nella guerra dei dazi dichiarata da Trump alla Cina. Secondo Moody’s Analitics, le esportazioni Usa in Cina sono diminuite del 18,2% nei primi sette mesi 2019 e il flusso nella direzione opposta è sceso del 12,3% (dati del dipartimento del Commercio statunitense).

Potrebbe piacerti anche