Privacy Policy
mercoledì 16 Ottobre 2019

42 sottosegretari e viceministri, ‘ma i Servizi segreti non ve li do’

42 sottosegretari e vice ministri, inevitabili scontenti, ma la squadra Conte-bis è al completo. Nessuna delega di Conte sui Servizi segreti (come già tra Lega-M5s), perché fidarsi è bene ma a volte un po’ di diffidenza è meglio.

42 tra sottosegretari e vice ministri

Pd e Movimento avrebbero preferito trattare ancora fino a martedì ma l’ha avuta vinta il premier neo decisionista. Un Consiglio dei ministri solo per quello, a mettere il timbro sulle liste dei due partiti: 42 posti in tutto, di cui 32 sottosegretari e 10 viceministri. I Cinque stelle potranno contare su 6 viceministri, mentre ne andranno 4 al PD che avrà anche 14 sottosegretari contro i 15 del Movimento, di cui molti riconfermati. Due sottosegretari anche a Leu e uno al gruppo del Maie.

Il dato e il tolto

La partita più delicata, dicono gli esperti di cose di palazzo, al ministero dell’Economia, vinta da Laura Castelli, che rimane viceministro, affiancata da Antonio Misani per il Pd, mentre il deputato 5S Stefano Buffagni, concorrente deluso, sarà viceministro allo Sviluppo economico. Tra gli altri vice, Marina Sereni Pd e Emanuela Del Re M5s agli Esteri; il capogruppo in regione Sicilia del M5S Giancarlo Cancelleri alle Infrastrutture e sempre 5s il senatore Pierpaolo Sileri alla Salute; la Dem Anna Ascani andrà all’Istruzione, nonostante il suo ‘passato sospetto’ alla stesura della riforma renziana della Buona scuola. All’Interno saranno viceministri Matteo Mauri per il Pd e il grillino Vito Crimi, lasciando fuori l’ex ministra della Difesa Elisabetta Trenta.

Andate e ritorni

Al Tesoro, sottosegretari Alessio Villarosa, confermato da Di Maio, e ritorna per il Pd Pier Paolo Baretta, e la senatrice dem Cecilia Guerra, ex viceministra del Lavoro. Alla Farnesina, nuova casa di Luigi Di Maio, sottosegretario per il Movimento, Manlio Di Stefano, mentre il Pd potrà contare su Ivan Scalfarotto, con l’aggiunta di Riccardo Merlo per il Maie. Agli Affari Ue ci sarà un solo sottosegretario, Laura Agea, ex europarlamentare del Movimento bruciata alle ultime Europee. Conferme M5S anche all’Interno, Carlo Sibilia, mentre per il Pd Achille Variati. Alla Giustizia resterà Vittorio Ferraresi (M5S) e arriverà Andrea Giorgis (Pd). Anche alla Difesa, resta al suo posto Angelo Tofalo con Giulio Calvisi, uomo della sinistra dem, esperto in materia di immigrazione. Gianluca Castaldi (M5S) e Simona Malpezzi (Pd) ai Rapporti con il Parlamento. Allo Sviluppo economico Mirella Liuzzi e Alessandra Todde, M5S. Per il Pd, la renziana Alessia Morani e il dem Gianpaolo Manzella, delega all’Energia. Infrastrutture il grillino Roberto Traversi e il dem Salvatore Margiotta; al Lavoro il senatore M5S Steni Di Piazza e la senatrice Francesca Puglisi, ex responsabile scuola del Pd segreterie Bersani e Renzi. All’Istruzione la deputata Lucia Azzolina e il senatore di Leu Giuseppe De Cristofaro; alla Cultura la deputata M5S Anna Laura Orrico e la dem Lorenza Bonaccorsi. Solo un sottosegretario alla Salute, la deputata Pd Sandra Zampa, all’Ambiente, il dem Roberto Morassut e all’Agricoltura, con il deputato M5S Giuseppe L’Abbate.

Editoria e Servizi segreti

Partite di maggior caratura politica e di maggiori distanze tra i due partiti neo alleati, le deleghe dei sottosegretari alla presidenza del Consiglio, dove la spunta il Pd sul fronte delicato dell’Editoria con Andrea Martella, dopo i pluri contestati tagli selvaggi della precedente gestione M5s. A tutela della pax politica interna e forse anche della sua serenità politica, nessuna delega (ancora una volta) da parte di Giuseppe Conte sul delicato fronte dei Servizi segreti. Il sottosegretario alla sicurezza che prevede di fatto il controllo di Aise (Sicurezza esterna) e Aisi (Sicurezza interna) e del suo coordinamento Dis, con mai sopite tentazioni di autentico spionaggio, con l’attuale delega sulla ‘Cyber sicurezza’ di cui ben poco si sa. Poi toccherà al Copasir, la commissione inter parlamentare di controllo sui servizi segreti la cui presidenza dovrebbe competere ad un parlamentare dell’opposizione. Con l’ex ministro degli interni Matteo Salvini che vi concorrerebbe (voci), con potenziali occasioni di prevedibili scintille.

Interessante la lettura della nostra cronaca di un anno fa, sullo stesso argomento di spie a dintorni.

Potrebbe piacerti anche