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domenica 22 Settembre 2019

‘Riders’ californiani il riscatto, Uber e portapizze e sfruttati

California pronto un provvedimento per imporre alle aziende della gig economy il riconoscimento dei diritti dei lavoratori. Non più semplici collaboratori ma dipendenti a tutti gli effetti. Le aziende promettono battaglia e già stanno raccogliendo denaro per abrogare la legge. Un cambiamento che potrebbe cambiare il mondo del lavoro americano.

Una legge contro lo sfruttamento

La legge anti precariato che, una volta approvata, potrebbe rivoluzionare il mondo del lavoro di quella che viene chiamata ‘gig economy’. Fattorini, autisti, addetti alle pulizie, operai, dipendenti a tutti gli effetti ma trattati come collaboratori saltuari. Invenzione Usa esportata ormai anche in Italia e in mezzo mondo. Innovazione trasformata rapidamente in sfruttamento.

E proprio negli Stati Uniti, la California cerca di rimediare. Sta per essere varato un provvedimento che obbligherà le aziende che usano manodopera saltuariamente, gestendo il lavoro con le app, ad applicare anche per questi lavoratori una serie di tutele vigenti attualmente solo per i contrattualizzati.

Colossi come Uber o Lyft, solo per citare i più famosi, con l’obbligo di riconoscere lo stato di lavoratore dipendente per chi viene impiegato normalmente ed è sottoposto a controllo da parte dei datori di lavoro.

Protesta di ‘riders’ italiani a Torino

Una battaglia nazionale

In California sono almeno un milione le persone che potrebbero godere di diritti come la mutua, il salario minimo orario o l’eventuale sussidio di disoccupazione. La legge è già passata al Senato dello Stato e ora dovrà superare lo scoglio della Camera, anche se pare scontata la sua approvazione. Sarebbe un successo per i Democratici visto che proprio il governatore Dem, Gavin Newsom, è stato uno dei promotori più attivi dell’iniziativa legislativa.

Anche numerosi candidati presidenziali progressisti hanno sostenuto la proposta, tra cui la senatrice Elizabeth Warren del Massachusetts e Bernie Sanders del Vermont, l’avversario di Hillary Clinton alle scorse presidenziali. Il provvedimento dovrebbe entrare in vigore dal 1 gennaio del prossimo anno ma le aziende interessate stanno già alzando le barricate. Già respinta una richiesta di proroga, mentre la Door Dash, player delle consegne a domicilio, ha annunciato che ha già pronto un investimento di 90 milioni di dollari per promuovere un referendum contro la legge

L’opposizione delle aziende

Si stima che le imprese dovranno aumentare le spese almeno del 20-30% ma non ci sono ancora dati complessivi su quanto le legge influenzerà l’intero comparto, si tratta di capire infatti cosa succederà in altri Stati dove sono in discussione provvedimenti dello stesso tenore. Ma non sono solo le aziende che usano tecnologie informatiche a preoccuparsi del cambiamento di legge proposto.

La California potrebbe aprire la strada ad altri settori economici, per questo motivo la Western States Trucking Association, che rappresenta i camionisti, molti dei quali sono lavoratori temporanei e indipendenti, ha già mostrato tutta la sua contrarietà. In ogni caso lo scontro che si profila sarà duro, come dimostrano le parole della senatrice californiana Maria Elena Durazo:

«Le aziende della cosiddetta gig economy si presentano come il futuro, un futuro in cui le aziende non pagano i contributi né l’assicurazione sanitaria. Facciamo chiarezza: non c’è nulla di innovativo nel sottopagare le persone».

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