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domenica 22 Settembre 2019

John ‘Stranamore’ Bolton troppo per il Trump da rielezione

Trump licenzia via Twitter John Bolton, consigliere per la Sicurezza (e siamo a quattro). Lui replica: “Ho lasciato io”. Trump elettorale si inventa pacifista, “Non l’avessi fermato io saremmo già coinvolti in almeno quattro guerre”. Iran, Corea del Nord, Venezuela, Russia e ora Afghanistan.
Bolton erede del PNAC, il Project for the New American Century, fondato da Dick Cheney che ci ha regalato la Seconda guerra del Golfo, costruendo le ‘prove’ contro Saddam Hussein

Troppa guerra rielezione a rischio

Questa volta il “falco” ha perso penne e artigli. John Bolton, Consigliere per la Sicurezza nazionale americano, è stato “dimissionato” su due piedi con un “tweet” da Donald Trump. Il Presidente Usa, non certo famoso per il suo garbo politico o per le sue “squisitezze diplomatiche”, non gli ha dato manco i sette giorni, come si fa con i maggiordomi. Lo ha fucilato in diretta, con quattro parole, prima che il malcapitato partecipasse a un vertice (ultrasegreto….) con il Segretario di Stato Mike Pompeo e il Ministro del Tesoro Steven Mnuchin. “I disagreed strongly with many of his suggestions”, ha sbottato “The Donald”, che tradotto dall’idioma “broccolino” vale: “Non sono d’accordo su niente co ‘sto tizio. Fuori dalle scatole”.

Decimazione di ministri

Bolton è una delle più importanti vittime sacrificali di Caligola-Trump, sempre pronto a disfarsi dei suoi collaboratori come un robivecchi. La lista è più langa della fame e rende conto e ragione di come la politica estera Usa (e non solo) assomigli a un caicco senza timone, sballottolato dai marosi. In precedenza, Trump si era sbarazzato di altri due “Security adviser”. Michael Flynn e Herbert Raymond McMaster. Secondo molti analisti, la Casa Bianca mischia tattica e strategia, con il risultato di tracciare linee d’indirizzo a zig-zag, finendo per confondere amici e nemici. Nel caso specifico il banco l’hanno fatto saltare fragorosamente i talebani, senza utilizzare un grammo di tritolo.

Afghanistan ritirata si, no, ma

Dopo l’attentato (un macello) dell’altro giorno in Afghanistan, Bolton si è imbizzarrito di brutto e, scalcia di qua e scalcia di la, voleva annullare i colloqui di pace previsti a Camp David. Nessuno scannapecore e nessun tagliagole “pashtun”, aveva tuonato, toccherà il sacro suolo americano. Facendo diventare gli Stati Uniti una specie di Arabia Saudita all’incontrario. Ma gli altri “consiglieri” di Trump, a cominciare da Mike Pompeo, evidentemente la vedevano diversamente. Pare che Pompeo, ancora una volta urtato dall’atteggiamento di Boltom, abbia sibilato che “la pace si fa con i nemici. A cena si invitano solo gli amici, è vero, con gli altri, però, è indispensabile discutere”.

Mike Pompeo e presidenza

Insomma, fatti i conti e tirate le somme, il polpettone diplomatico Usa funziona così: ci sono varie linee di pensiero dietro lo Studio Ovale. Ogni alto papavero ha una sua scuola e si tira appresso un nugolo di “discepoli”. Per ora il match è (o meglio era) fra i boltoniani e i portaborse di Mike Pompeo, Segretario di Stato dalle vedute lunghe. Pompeo guarda alle elezioni presidenziali del prossimo anno, mentre Bolton carica a testa bassa tutto quello che si muove. Questo vale per tutte le aree di crisi, dal Medio Oriente al Golfo Persico, dall’Asia Centrale alla Corea.

New American Century di Dick Cheney

Abbiamo sottolineato da lunga pezza come Bolton sia un po’ l’erede dei “duri e puri” del PNAC, il Project fo the New American Century, il gruppo “di studio”, ma sarebbe meglio dire di lobbysti, fondato da Dick Cheney e che ci ha regalato la Seconda guerra del Golfo, costruendo a tavolino le “prove” contro Saddam Hussein. Educato ex cathedra da personaggi del calibro di Rumsfeld, Armitage e Richard Perle, Bolton è un personaggio che ama l’odore della polvere da sparo. Come Trump. Ma il Presidente, per una volta, ha usato i neuroni e non il grilletto. Perché il suo chiodo fisso è rivincere le elezioni.

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