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lunedì 18 20 Novembre19

Raid, droni e nucleare iraniano, voto con l’elmetto che vuole Netanyahu

Almeno 18 combattenti filo-iraniani sarebbero stati uccisi in un bombardamento aereo israeliano nella regione di Boukamal, al confine tra Siria e Iraq. Guerra politica in casa israeliana a una settimana dal vito. Fughe dal Likud, il partito che Natanyahu a schierato oltre la destra. E adesso ‘scopre’ un altro sito nucleare iraniano.

Cronaca di guerra per non parlare di politica

7 giorni alle seconde elezioni anticipate di Israele in un anno ed è bollettino di guerra, sintomo di malattia politica grave. ‘Dai confini siro iracheni al sud del Libano, passando per Gaza’, ci ricorda Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post. Almeno 18 combattenti filo-iraniani uccisi in un bombardamento aereo nella regione di Boukamal, al confine tra Siria e Iraq, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani. Fonti statunitensi affermano che il raid è opera di Israele. Poi la frontiera Nord, dove Hezbollah annuncia di aver abbattuto (forse solo caduto) un ‘drone israeliano’ in sorvolo sul Libano. Di certo, jet israeliani sono tornati a colpire obiettivi di Hamas nella Striscia di Gaza. Vigilia elettorale di guerra quella scelta da Netanyahu, che la guerra politica l’ha anche in casa del suo Likud, portato da destra all’estemismo settario ed eversivo.

Via dal Likud il figlio di Begin

Via dal Likud e contro Netanyahu l’ex ministro Benny Begin, «figlio del premier ed ideologo nazionalista Menachem Begin, il primo nella storia d’Israele ad aver scalzato dal potere (1977) quello che per quasi trent’anni aveva rappresentato il partito-Stato: il Labour», descrive De Giovannangeli. L’ex ministro afferma di conoscere altri esponenti del Likud che stanno valutando di non votare il partito. “Chi si è fatto portatore di un comportamento così arrogante e rozzo deve poi pagare un prezzo”, dice Benny Begin. L’arroganza di aver imposto nuove elezioni anticipate dopo quelle del 9 aprile. La contestata legge Stato-nazione ebraica. “Un nazionalismo che non rispetti i diritti umani degenera nello sciovinismo”, aveva avvertito. Ed oggi ne tira le conseguenze. Mai più con “Bibi”.

Netanyahu il probabile corrotto

Netanyahu dovrebbe essere ascoltato in ottobre dai magistrati per le accuse di corruzione, frode, appropriazione indebita e ‘violazione della fiducia’, e rischia molto, se anche fosse nuovamente premier, e molto di più da ex leader prepotente e sconfitto. «Lui (Netanyahu) sta combattendo per la sua sopravvivenza, per non dover affrontare la giustizia, è guerra personale», osserva Gideon Rahat, professore di Scienze politiche all’Università ebraica di Gerusalemme. E sempre dall’UffPost-De Giovannangeli, «La forzatura (fallita) sulle videocamere nel seggi, fa parte del tentativo di Netanyahu di mobilitare il suo elettorato sostenendo che loro -gli arabi, la sinistra, le élite- stanno cercando di ‘rubare’ le elezioni, a noi, il popolo”. Quello di Netanyahu, conclude, “è un populismo eversivo” » . Ma lui intanto, scopre’ un altro sito nucleare iraniano che solo lui ha visto.

Paura ‘utile’ del nucleare iraniano

Ieri in serata l’ancora premier israeliano, alla ricerca di consensi elettorali, ha fatto di nuovo la voce grossa con l’Iran annunciando che Israele ha «smascherato» altri presunti siti segreti in Iran per lo sviluppo di un programma nucleare militare, segnala Michele Giorgio, Nena News. «L’Iran ha avuto un sito di sviluppo di armi nucleari ad Abadeh, a sud di Isfahan, ma lo ha distrutto dopo che ha capito che era stato scoperto » spara Netanyahu. «E ha esortato la comunità internazionale a «svegliarsi» per attuare nuove sanzioni contro Tehran. Parole che sono apparse un monito soprattutto all’alleato di ferro Donald Trump che sta considerando la possibilità di incontrare e avviare un dialogo con il presidente iraniano Hassan Rohani. È una ipotesi remota ma spaventa Netanyahu».

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