Privacy Policy Bolsonaro tifa Pinochet e offende le vittime, 'non gradito' al Sinodo Amazzonia -
lunedì 16 Dicembre 2019

Bolsonaro tifa Pinochet e offende le vittime, ‘non gradito’ al Sinodo Amazzonia

Bolsonaro fascista senza ritegno attacca l’Alto Commissario Onu Bachelet il cui padre, dopo il golpe del 1973, rifiutò di ribellarsi al presidente e venne torturato fino alla morte. “Senza Pinochet il Cile sarebbe come Cuba”.
Sinodo sull’Amazzonia dal 6 al 27 a Roma, dal Papa, no a militari e Bolsonaro.

Bolsonaro fascistissimo

Attacco personale a Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani da parte del fascista Jair Bolsonaro, al momento presidente del Brasile. «Se non fosse stato per Augusto Pinochet, che ha sconfitto la sinistra nel 1973, incluso suo padre, oggi il Cile sarebbe come Cuba». Affermazioni vergogna se si considera la biografia della Bachelet. Il padre Alberto fu generale dell’aviazione cilena sotto la presidenza di Salvador Allende. Al golpe del 1973 di Pinochet si rifiuto di tradire il presidente, venne arrestato, incarcerato, torturato e morì nel 1974 per infarto, conseguenza delle violenza subite. E la stessa Michelle Bachelet, insieme alla madre Angela Jeria, furono arrestate e torturate un anno dopo, prima di esiliarsi in Australia. Michelle prima di arrivare all’Onu è stata presidente del Cile per due mandati, unica donna a rivestire questa carica.

Vergogna Brasile sui diritti umani

La reazione scomposta del laido personaggio, dopo le osservazioni critiche da parte Onu sulla tutela dei diritti umani in Brasile. L’ex presidente cilena aveva denunciato in una conferenza stampa che «nel primo semestre di questo anno, e solo a Rio de Janeiro e San Paolo, 1291 persone sono state uccise dalle forze dell’ordine», con un aumento notevole dell’uso della violenza che ha «colpito in modo sproporzionato i cittadini di origine africana». Bolsonaro in guerra con mondo riprende anche la rissa col presidente francese: «Bachelet ha deciso di seguire la linea di Macron e di intromettersi nelle nostre questioni interne e nella sovranità brasiliana, si lancia contro il Brasile con l’agenda dei diritti umani (dei banditi), attaccando i nostri coraggiosi poliziotti civili e militari». Mentre l’Amazzonia ancora brucia, cresce l’isolamento internazionale attorno ad un personaggio che crea imbarazzi alla stessa Casa Bianca di Trump.

Sinodo Amazzoni no del Papa a militari e Bolsonaro

Politici e militari, e i rappresentanti dei governi latinoamericani, esclusi per decisione di papa Francesco dall’assemblea dei vescovi prevista a Roma dal 6 al 27 ottobre. Ci saranno invece i rappresentanti dei popoli indigeni, ambientalisti e scienziati, ci informa Claudia Fanti da quella parte di mondo. Lo ha dichiarato il cardinale Cláudio Hummes, relatore del Sinodo, interpellato su un’eventuale presenza a Roma di rappresentanti del governo brasiliano. Governo Bolsonaro che oltre ad applaudire Pinochet ed attaccare Michelle Bachelett, se la prende sistematicamente con i vescovi, considerati pericolosi alleati del Partito dei lavoratori di Lula, messo in carcere. No del Vaticano nonostante l’interesse di Brasilia a intervenire al Sinodo, attribuendogli, secondo le parole di Bolsonaro, una «forte influenza politica».

Vescovi ‘nemici’ se con i deboli

«Quanto minacciosa risulti per il governo l’assemblea dei vescovi sull’Amazzonia era apparso chiaro già lo scorso febbraio, con la rivelazione di una serie di informative dell’agenzia di intelligence brasiliana (Abin) guidata dal ministro Augusto Heleno sul presunto tentativo di un gruppo di vescovi e cardinali di screditare in occasione del Sinodo la politica ambientale di Bolsonaro», spiega Claudia Fanti. Ed oggi, al centro delle critiche della comunità internazionale per l’aumento vertiginoso della deforestazione e degli incendi in Amazzonia, «il Sinodo è diventato agli occhi di Bolsonaro e dei militari un pericolo ancora maggiore per la sua politica sull’ambiente e sui popoli indigeni». Avvertimenti minacciosi su una possibile strumentalizzazione «da parte degli ambientalisti» e del «carattere politico» che il Sinodo avrebbe assunto.

Governo in caduta libera di consensi

I vescovi hanno risposto lamentando di venire criminalizzati e trattati come «nemici della patria».«Fuori questione la sovranità brasiliana sulla parte di Amazzonia interna ai confini nazionali», i vescovi hanno tuttavia fatto propria la «preoccupazione del mondo intero» su quel polmone verde essenziale per il pianeta, chiedendo «misure urgenti da parte dei governi di fronte all’aggressione violenta e irrazionale nei confronti della natura e alla distruzione senza scrupoli della foresta con incendi provocati in maniera criminale». Beh, ‘più chiaro di così si muore’, ed è il rischio reale che corre qualche vescovo o sacerdote nell’attuale Brasile fascistizzato. Repressione in casa mentre la foresta brucia. 30.901 focolai attivi che, secondo gli esperti, non potranno essere spenti prima dell’arrivo della stagione delle piogge a partire dalla fine di settembre.

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