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mercoledì 16 Ottobre 2019

Pace afghana vanteria Usa e stragi, via subito i nostri soldati

L’inviato Usa vanta la «Pace fatta» ma a Kabul la strage continua. Attacco al Green Village mentre il mediatore di Trump annuncia l’intesa raggiunta «in linea di principio» con i Talebani. Il ritiro per ora di 5400 marines (su 14 mila) al primo punto dell’accordo tra barbuti e Trump. Che nessuno però ha ancora firmato.
Ma sopratutto, via e di corsa, dei nostro quasi mille soldati insensatamente ancora là.
Foto, gli effetti dell’esplosione che ha colpito il Green Village a Kabul

Pace vantata e strage continua

Lunedì sera a Kabul, mentre in tv l’inviato di Trump, Zalmay Khalilzad provava a rassicurare gli spettatori afghani sull’accordo raggiunto «in linea di principio» con i Talebani ma non ancora firmato. Diretta tv e sfida in contemporanea, racconta Giuliano Battiston sul Manifesto: «Lungo la cosiddetta Jalalabad road di Kabul un gruppo di attentatori lanciava un camion bomba contro il Green Village». Almeno 16 i morti (ma i corpi a pezzetti sono difficili da contare), e quasi duecento i feriti. Perlopiù di civili. Come se fosse caduta una enorme bomba aerea, basta che guardiate l’immagine di copertina. «Un cratere enorme e sull’altro lato della strada negozi ed edifici distrutti a decine e decine di metri di distanza. Ieri mattina, alcuni residenti e famigliari delle vittime hanno dimostrato di fronte al Green Village, chiedendo che gli stranieri lascino la zona», la cronaca dal fronte.

Tutto troppo di corsa

«La gente in piazza chiedeva sicurezza. Quella che ancora manca ai civili nonostante i Talebani e gli americani – così assicurano entrambi – abbiamo raggiunto l’intesa sul testo dell’accordo di pace, negoziato a lungo a Doha, in Qatar, dallo stesso Khalilzad e sottoposto proprio lunedì all’attenzione del presidente afghano, Ashraf Ghani». Proviamo a capire l’inganno, perché la pace a promessa elettoral-trumpiana da rielezione, non c’è. L’accordo, ci informano le agenzia stampa, prevede il ritiro di 5.400 soldati americani sui circa 14.000 attuali, entro 135 giorni dalla firma dell’accordo e un cessate il fuoco a partire da 2 delle 32 province del Paese. Ma la maggior parte dell’accordo, però, rimane ancora secretata, ed è questo che fa paura.

Tanti e più che legittimi sospetti

Si ritirano quasi metà dei militarti americani, e gli alleati Nato, quei mille italiani? Accordi segreti, copriti le spalle. Manca la firma di Trump e poi le scontate obiezioni di Ghani, il presidente afghano il cui governo che già contava poco, è stato di fatto cancellato dalla trattativa diretta tra talebani e americani. Con sfottò annesso in diretta tv: «Khalilzad ha ricordato che il governo afghano ancora non ha inviato la lista dei componenti della Commissione che avrà il compito di incontrare i Talebani». Con notevole delicatezza Giuliano Battiston la chiama ‘seconda fase’ del negoziato: «prima Stati uniti e Talebani firmano il loro accordo, poi gli afghani se la vedranno tra loro».

Fretta elettorale accordo pasticciato

Evidente e quasi oltraggiosa per il buon senso, la fretta eccessiva da esigenze elettorali di Trump di chiudere il dossier Afghanistan, lasciando il governo afghano con il cerino in mano, e speriamo non ci siano anche alleati disattenti a scottarsi le dita. Opportunismi politici molto pericolosi e anche carogna. Mentre i Talebani, rivendicando l’ultima strage, già fanno politica: Quello colpito era un un sito militare, un obiettivo legittimo, «la base principale per i mercenari della Blackwater, per spie e traditori afghani». Le storie dei residenti e dei famigliari delle vittime raccontano un’altra verità sulla follia del Green Village, protetto e militarizzato. Ma a tutela solo per chi sta dentro. Quattrocento, secondo il ministro degli Interni afghano, gli stranieri.

Italiani, come e quando a casa?

La missione italiana in Afghanistan, tra il mistero e i dubbi, dopo le 53 vittime italiane. Da inizio anno ‘la Difesa sta valutando il ritiro del contingente italiano nei prossimi 12 mesi’, ma il Paese non ne sda nulla, forse neppure il parlamento. “Resolute Support Mission” non ha un termine di scadenza. Il costo annuo per finanziare questa missione, secondo il sito Analisi difesa, è di circa 200 milioni (circa 10 miliardi spesi dal 2002). Nella missione hanno perso la vita 54 militari mentre altri 700 circa sono rimasti feriti. Nel 2018 l’Italia ha partecipato con 900 militari, 145 mezzi terrestri e 8 aerei. La missione opera con una sede centrale, a Kabul, e quattro sedi territoriali, a Mazar i Sharif, Herat (dove opera il contingente italiano), Kandahar e Jalalabad.

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