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martedì 19 20 Novembre19

Libano-Israele, guerra promessa ed elezioni, chi pensa di guadagnarci

Vertice a Beirut tra ufficiali degli ayatollah e milizie sciite. Iran ed Hezbollah per una guerra d’attrito in Libano ma le fonti sono i servizi segreti israeliani. Obiettivo politico, Netanyahu nelle elezioni tra due settimane. Allarmismo utile a chi?

Vigilia di elezioni, chi strumentalizza cosa

Avevamo largamente anticipato l’escalation di guerra d’attrito che sta interessando il Libano e il Golan occupato. Adesso si vanno definendo i contorni di una crisi che, “congelata” quella del Golfo Persico, sembra montare ogni giorno che passa. Il crocevia di tutto questo trambusto è rappresentato dalle elezioni israeliane, fra meno di due settimane. L’Iran, attraverso la sua longa manus nella regione, il Partito di Dio sciita (Hezbollah), sta cercando di far pagare, indirettamente, un conto salato a Netanyahu. Le notizie che circolano negli ambienti più informati, parlano di massicci attacchi previsti su due fronti, entrambi di “saturazione”, utilizzando una gragnola di missili e razzi da lanciare a nord, sulla Galilea, e a sud, nelle aree prospicienti la Striscia di Gaza.

L’eterno problema della ‘fonte’

Per rafforzare questo scenario, il Mossad israeliano ha rivelato che due altissimi generali iraniani si sarebbero recati a Beirut per un summit con Hassan Nasrallah, lo sceicco leader di Hezbollah. Il capo delle Guardie rivoluzionarie di Teheran, Maggior Generale Hossein Salami, e il comandante delle Brigate Al-Qods, generale Qassem Soleimani, avrebbero definito i capisaldi tattici delle operazioni, su vasta scala, previste in tempi brevi contro Israele e (non è una nota da poco) contro le installazioni militari americane della regione. L’obiettivo strategico sarebbe quello di cominciare una campagna di logoramento anche contro Trump, in vista delle Presidenziali Usa del prossimo anno.

Netanyahu-Trump, Mossad-Cia, vi fidereste?

Un vero e proprio messaggio “di sguincio”, quasi ricattatorio, che equivarrebbe (da parte degli ayatollah) a un secco avvertimento rivolto alla Casa Bianca: state attenti a come vi muovete, perché il prezzo da pagare potrebbe essere salato. Un vertice di così alto livello, richiama molto da vicino quello del 2007, quando Nasrallah incontrò il Presidente siriano Assad e il suo omologo iraniano, Ahmadinejad, per preparare l’insurrezione in Libano, dopo l’invasione israeliana del 2006. Questa volta, però, Damasco ha seguito i consigli dei russi e non si è intromessa. Da qualche tempo i progetti “after-war” degli ayatollah per la Siria, non coincidono più con quelli di Mosca. Putin sta conducendo con Trump, infatti, dei negoziati “a tutto tondo”, che permetteranno a Mosca di rimettere stabilmente piede di Medio Oriente.

Minacce svelate utili a chi?

Gli stessi russi, secondo voci in arrivo da Gerusalemme, avrebbero chiesto alle loro truppe di evitare di immischiarsi nella crisi libanese. Per ora.

AVEVAMO DETTO

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