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mercoledì 16 Ottobre 2019

L’Onu avverte, ‘attenti che la Libia sta per scoppiare’

Il segretario generale Onu Guterres:«Ora la guerra in Libia rischia di deflagrare». L’inviato delle Nazioni Unite Salamé denuncia la massiccia ingerenza di potenze straniere ad alimentare il conflitto. Le forze di Fayez Sarraj, dopo aver respinto l’Esercito di Haftar a Gharyan, si dirigono verso Tarhuna, uno dei centri dell’offensiva iniziata in aprile.

La terza guerra civile in Libia

Chi vuole, chi arma, chi ispira, finanzia e sollecita la ormai ‘quasi guerra’ civile libica? Lo chiede al mondo il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres denunciando le interferenze di potenze straniere, l’ormai quasi sfacciato rifornimenti di armi pesanti in violazione dell’embargo Onu, la presenza diffusa ed evidente di mercenari e combattenti stranieri. Da ‘quasi guerra civile’ a «guerra civile piena», lancia l’allarme il vertice Onu a chi vuole ascoltarlo. Distrazioni interessate tutt’attorno.

Massacri da guerra vera

«Le vittime -scrive Rachele Gonnelli sul Manifesto- hanno superato quota mille e gli sfollati quota 100 mila. Lunedì scorso gli assedianti del generale Kalifa Haftar hanno tentato di riconquistare la loro ex base strategica a Gharyan -cittadina a un centinaio di chilometri a sud di Tripoli che era la testa di ponte dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) ed è stata persa alla fine di giugno- ma la riconquista non è riuscita. Ieri il premier di Tripoli Fayez Serraj ha potuto annunciare nuovamente che «Gharyan è nostra».

Generale spaccone, Tripoli e ladroni

Il generale Haftar che si fa maresciallo ma di guerre non ne ha mai vinta una. A Tripoli un Fayez Serraj che nessuno da bene chi e cosa in Libia rappresenti realmente. La guerra vera attorno a Tripoli retta dalla milizie di Misurata, col ministro dell’Interno Fathi Bashaga, uomo forte della città-Stato, che, come ieri Salvini-Conte, dà l’idea di essere quello che realmente comanda. Tutti in giro per il mondo a chiedere armi (Fathi Bashaga dal turco Cavusoglu), mentre nessuno ormai sembra neppure badare alle indicazioni Onu su un cessate il fuoco di lungo periodo e dialogo politico.

Dramma umano seminascosto

Grazie ad Avvenire scopriamo del continuo esodo della popolazione dal Nord Africa, ad esempio, mentre la nostra politichetta stracciona si limita ai ‘porti chiusi’. Tanti con qualcosa di drammatico da cui fuggire. Tunisia, Egitto (Decine di migliaia di egiziani sono stati riportati a casa in pochi giorni). Evacuazione umanitaria, la chiamano. Le Nazioni Unite hanno lanciato un appello per raccogliere 160 milioni di dollari per la crisi in Libia e proteggere i civili coinvolti, con ospedali chiusi proprio nel momento in cui le persone avevano maggiormente bisogno di cure mediche.

Sempre sporca questione di soldi

Da Rachele Gonnelli: «Secondo l’agenzia di informazione economica Bloomberg nell’attuale conflitto per il controllo della capitale libica, ma soprattutto per il controllo delle sue leve finanziarie – il fondo sovrano Libyan Investment Autority (Lia) e la Banca centrale che ripartisce i proventi del petrolio – ed economiche – la compagnia petrolifera statale Noc ma anche i lucrosi contratti per la ricostruzione delle infrastrutture devastate da otto anni di guerra civile a ondate – sono sempre più coinvolti gli Emirati arabi uniti e la Turchia». Oltre ai noti Egitto e Russia, mentre gli Stati Uniti veleggiano sugli umori di Trump.

Tra Stati canaglia e Stati ladroni

Colpevoli o almeno complici a molto di più di quanto narrato sul macello libico e dintorni, le interferenze estere di «una decina di Stati», denuncia l’inviato Onu per la Libia Ghassan Salamé. «Le armi che queste potenze regionali fanno affluire in Libia in violazione dell’embargo del 2011 sono: Uav di fabbricazione cinese tipo Wing Loong, altri tipo Bayraktar prodotti in Turchia, sistemi terra-aria russi Pantsir, veicoli corazzati turchi, oltre ai sistemi anticarro statunitensi Javelin ceduti ad Haftar dalla Francia com’è risultato dopo il ritiro dell’Lna da Gharyan a giugno, con grave imbarazzo per l’Eliseo».

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