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domenica 8 Dicembre 2019

Rogo Amazzonia #boicotBolsonaro, l’arroganza calabrache e pigliasoldi

L’Amazzonia continua a bruciare. Dai satelliti individuati 1.659 roghi in corso, con un aumento del 49% rispetto al giorno prima. Bolsonaro ci ripensa e si prende i soldi del G7: «Saranno gestiti dal popolo» favoleggia. Aiuti da mezzo mondo e boicottaggio contro il ‘fascio Bolsonaro’

Quasi comica se non fosse tragedia

Bolsonaro avanti e indietro, che dice e ridice, che fa l’autorevole e cade nel ridicolo, che prima minaccia e poi cala le brache, che cambia opinione con la stessa disinvoltura con cui ha cambiato partiti (una decina), ma con almento due solide e intoccate coerenze, soldi e fascismo. «Non sorprende dunque che, dopo aver respinto sdegnosamente i 20 milioni di dollari messi a disposizione dal G7, il presidente abbia finito per ripensarci, -scrive dal sud America Claudia Fanti sul Manifesto- Il governo, ha annunciato il suo portavoce Otávio Rego Barros, «è aperto a ricevere appoggio finanziario da organizzazioni e paesi». Il passaggio dalla tragedia degli incendi alla comica, la condizione posta dall’intransigente presidente: «Questo denaro, entrando nel paese, sarà amministrato totalmente dal popolo brasiliano». Applausi e non risate.

La rissa personale con Macron

Battute da caserma da parte dell’ex parà fatto presidente sulla galera di Lula nei confronti della non più giovanissima signora Macron che avevano incendiato anche la politica internazionale e gli impegni di aiuto. Nessuna dichiarazione educata di scuse da parte sua, e il solito rilancio ducesco. «Per prima cosa – aveva dichiarato alla stampa poche ore prime – il signor Macron deve ritirare gli insulti verso la mia persona. Prima mi ha dato del bugiardo e dopo, dalle informazioni che ho ricevuto, ha affermato che la nostra sovranità sull’Amazzonia è una questione aperta». Buffonata di regime alla vigilia del porgere mano e cappello. «Prima di poter accettare una qualunque cosa dalla Francia, egli (Macron) dovrà ritirare queste parole». Reazione indignata di Raimundo Mendes, cugino del grande sindacalista e difensore della foresta Chico Mendes: «L’Amazzonia brucia e il presidente vuole le scuse?». Poi, al posto delle scuse il ‘preposidente’ si accontenta dell’assegno di 20 milioni.

Amici, nemici e aiuti comunque

Quasi rissa con Macron, padrone di casa al G7 di Biaritz, ma per fortuna di Bolsonaro l’ennesimo tweet di elogio da parte di Donald Trump, che plaude al suo “ottimo lavoro per i brasiliani e contro gli incendi”. Più di uno tra i leader del mondo risulta strabico. Per fortuna, oltre le polemiche, le offerte di aiuto per l’Amazzonia, da mezzo mondo. Dieci milioni di sterline dal Regno Unito e i 15 milioni di dollari promessi dal premier canadese Justin Trudeau insieme all’invio di Canadair. Stati e privati. Le sostanziose donazioni di Leonardo Di Caprio (5 milioni di dollari), del gruppo francese Lvmh (10 milioni di euro). Si mobilita anche Apple, «per contribuire a preservare la biodiversità e ripristinare l’indispensabile foresta amazzonica in America Latina».

Aiuta Amazzonia boicotta Bolsonaro

Ma mentre l’Amazzonia continua a bruciare (lunedì 1.659 roghi, con un aumento del 49% rispetto al giorno prima), iniziano anche le prime forme di boicottaggio nei confronti del regime Bolsonaro. «Più di 18 aziende, tra cui Timberland, Vans e Kipling, hanno deciso di sospendere l’acquisto di pelle brasiliana in reazione alla devastazione della foresta promossa dall’agribusiness con la benedizione di Bolsonaro», annota Claudia Fanti. Il quale Bolsonaro, incurante del diluvio di critiche che arrivano dal mondo, ha la trovata geniale di prendersela con i popoli indigeni: «Se io demarcassi ora le loro terre, si può star certi che il fuoco spazzerebbe via l’Amazzonia in pochi minuti», ha straparlato con i governatori della regione amazzonica. Non i fuochi dei fazenderos ad estendere i loro pascoli, o cercatori d’oro o di legname pregiato, ma ‘i popoli originari’, gli indigeni che di foresta vivono.

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