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venerdì 13 Dicembre 2019

Johnson per la ‘Brexit spacca tutto’ stop Parlamento e guai alla Regina

Il premier britannico cerca di neutralizzare gli oppositori alla Brexit dura lasciando pochissimo tempo per fermare il ‘No Deal’. Lo speaker Bercow: “Oltraggio alla Costituzione”. Il Labour e gli altri partiti in rivolta: “Un golpe”. La Regina dovrebbe riaprire il lavori del Parlamento il 14 ottobre. Il precedente di Carlo I scatenò la Guerra civile inglese.
Oltreoceano, Donald Trump cinguetta. “Boris è esattamente ciò che la Gran Bretagna cercava, e dimostrerà di essere un grande! Amo la Gran Bretagna”.

L’azzardo di BoJo

Boris Johnson, BoJo per i molti nemici, spregiudicato come sempre, gioca sporco sulla strada della Brexit senza accordo con l’Unione europea, come suggerito dal suo amico Donald Trump. Forzatura costituzionale del Regno Unito grave. Johnson ha chiesto alla regina di rinviare il tradizionale Queen’s Speech, la riapertura dei lavori parlamentari. La Regina messa in mezzo nella furberia per bloccare il parlamento fino al 14 ottobre, praticamente alla vigilia della data di uscita dall’Ue, il 31 ottobre, accordo o non accordo. Di fatto, l’obiettivo di BoJo, impedire all’organo sovrano della democrazia britannico una eventuale mozione di sfiducia che cacci lui e la Brexit arrabbiata.

Tutti contro Johnson

Per il portavoce della Camera dei Comuni John Bercow si tratta di un «oltraggio costituzionale». Una voce significativa, quella di Bercow, in quanto raramente commenta le decisioni politiche, ma che questa volta non ha usato mezzi termini: «Comunque sia mascherato, è palesemente ovvio che lo scopo ora sarebbe quello di fermare i parlamentari nella discussione sulla Brexit plasmando il corso del Paese».

Il leader laburista Jeremy Corbyn ha annunciato di aver scritto alla Regina per chiedere un incontro «per urgenza e prima che venga presa qualsiasi decisione finale». Corbyn ha poi aggiunto che «sospendere il Parlamento non è accettabile. Ciò che il Primo Ministro sta facendo manipola la nostra democrazia per forzare un accordo», aggiungendo ancora «il nostro primo ministro deve tener conto del Parlamento. Ciò che sta facendo è scappare. Faremo assolutamente tutto il possibile per fermarlo.»

Giustificazioni poco credibili

La risposta di Johnson ha negato il contenuto delle critiche ritenute false, e ha giustificato la sua decisione con l’intento di accelerare sulla strada delle riforme senza aspettare l’esito del 31 ottobre. Inoltre ha insistito che ci sarebbe ancora «tempo sufficiente» per i parlamentari per discutere dell’ucita del Regno Unito. «Abbiamo bisogno di una nuova legislazione. Dobbiamo presentare nuove e importanti proposte di legge ed è per questo che avremo un discorso della regina», ha aggiunto il primo ministro.

La regina in tribunale?

Ora però la vicenda rischia di diventare materia per una disputa legale molto delicata. Numerose figure di alto profilo, tra cui l’ex primo ministro John Major, hanno minacciato di andare in tribunale, una sfida che tra le altre cose rischia di coinvolgere anche la stessa regina Elisabetta.

Sul piano politico invece si registrano già le iniziative di alcuni deputati laburisti, molti dei quali si sono riuniti d’urgenza per affrontare la situazione. Si aspetta anche di capire se Corbyn convocherà un dibattito alla Camera dei Comuni la prossima settimana cioè prima del 10 settembre, giorno dell’annunciata chiusura.

Il pericolo immediato per le intenzioni di Johnson è quello di un voto di sfiducia, un’eventualità sottolineata dal veterano dei Conservatori, Dominic Grieve. La sfiducia infatti è qualcosa che «i partiti dell’opposizione hanno lasciato sul tavolo come un’altra opzione per fermare il “no deal”» – aggiungendo «questo governo verrà giù».

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