Privacy Policy
domenica 22 Settembre 2019

I 7 senza Grandi. DazioTrump e ScapiglioJohnson anti Europa

G7, Trump: “Tra i leader in corso ottimi colloqui”. Poi litiga su tutto e chiama ‘fake news’ le smentite alle sue bugie. Possibile Russia a prossimo G7. “Johnson è l’uomo giusto per la Brexit”. Dazi, “ciò che ha fatto la Cina è vergognoso” (ciò che sta facendo lui no). Poi arriva Zarif

Fake news solo le balle altrui

Il presidente Usa bolla come ‘fake news le notizie circa tensioni tra gli Stati Uniti e gli altri Paesi presenti a Biarritz, ma poi litiga con quasi tutti un po’ su tutto.

E a sorpresa a Biarritz il ministro degli esteri dell’Iran

I rapporti con Teheran erano balzati in primo piano nei lavori del vertice e Macron aveva annunciato (subito smentito da Trump) una iniziativa diplomatica. Colpi di teatro. Un aereo ufficiale iraniano con a bordo il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, è atterrato a Biarritz, sulla costa atlantica della Francia, dove è in corso il G7.
Zarif, nel suo blitz in Francia vede Macron ma nessun contatto con la delegazione degli Stati Uniti . L’Eliseo ha precisato che Zarif non è stato formalmente invitato al G7 ma solo a un incontro «franco-iraniano» e che Trump era informato dell’iniziativa (anche se lui ora nega).
Trump, monotono, insiste sui dazi alla Cina. Gli altri leader contrari. Il presidente Usa: “Mi spiace di non essere stato ancora più duro”. Boris Johnson: “La gran Bretagna è per il libero mercato”. Conte: “Così tutti meno competitivi”. ‘Verità’ alla Trump? Nessun litigio, tutti d’amore e d’accordo su tutto, o quasi.

Fantasista in Fiera

Ritorno della Russia (Agenzia Ansa)? «È certamente possibile». Così il presidente Usa Donald Trump ha risposto, prima dell’incontro con il premier britannico Boris Johnson alla domanda se ha intenzione di invitare la Russia al G7 del 2020 che si terrà in America.
Tutto ottimo in attesa di rielezione
«Ottimi colloqui», «economia alla grande”. Le verità di Trump via Twitter. Bugiardo chi parla di recessione «pur di rendere la mia rielezione più difficile».
Brexit rompitutto?
«Johnson è l’uomo giusto per la Brexit». Trump ha quindi ribadito che “”grosso accordo” con la Gran Bretagna “arriverà presto”.
Con Tokyo? Presto accordo
Trump ha poi dichiarato reso noto che gli Usa sono «molto vicini a concludere un grande accordo commerciale con il Giappone». Ci stanno lavorando da cinque mesi tra dazi e dazi no.
Dazi, prima quelli cinesi
Trump non ha perso l’occasione per parlare della guerra commerciale in corso con la Cina. «Quello che ha fatto la Cina è vergognoso», ha detto infatti il tycoon, sostenendo poi che gli alleati degli Stati Uniti approverebbero il suo operato.
Dazi sulle bugie non previsti
Frottole elettorali esentasse, ma i vini francesi? ”Cortesia’ abituale del personaggio, prima di mettere piede in Francia aveva minacciato di imporre dazi sui vini francesi in risposta alla digital tax sulle grandi aziende tecnologiche americane.
Vini francesi
L’Unione europea “risponderà per le rime” se Trump deciderà di tassare i vini francesi, avverte il presidente uscente Donald Tusk.

Mozzarella politica all’americana

«La minaccia del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di imporre tasse aggiuntive sui vini francesi fa tremare l’Italia che è il principale esportatore di vino negli Stati Uniti sia in quantità che in valore, davanti proprio ai cugini d’Oltralpe», denuncia subito la Coldiretti, supplendo al silenzio di governanti in uscita che forse neppure sanno.
«Si alimenta una pericolosa spirale che rischia di travolgere i rapporti commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea». Si litiga tra l’americana Boing e l’europea Airbus e si tassa la mozzarella. «L’amministrazione Trump -continua la Coldiretti – ha elaborato una black list di prodotti europei sulla quale applicare un aumento delle tariffe all’importazioni fino al 100% del valore in caso di mancato accordo sul contenzioso. Nella lista nera ufficiale pubblicata sul registro Federale Usa ad essere maggiormente colpiti sono nell’ordine la Francia, l’Italia e la Germania e non c’è dubbio che a pagare il conto più salato per il Belpaese sia il Made in Italy agroalimentare».

Olio d’oliva e olio di ricino

«Vini, formaggi, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffè, ma anche la moda, i materiali da costruzione, i metalli, le moto e la cosmetica». In gioco, 4,5 miliardi di esportazioni Made in Italy con settori di punta dell’agroalimentare nazionale in Usa.
Classifica: 1) vino, valore delle esportazioni di 1,5 miliardi di euro nel 2018 è il prodotto più colpito, 2) l’olio di oliva, esportazioni 2018 a 436 milioni, 3) la pasta con 305 milioni, 4) formaggi con 273 milioni.
Protezionismo truffa sollecitato della lobby del falso Made in Italy alimentare che in Usa fattura 23 miliardi di euro. Americani più copioni dei cinesi, sopratutto in Wisconsin California e lo Stato di New York al terzo posto.
Il falso gastronomico Usa?
In cima alla classifica la mozzarella di bufala mai vista con 1,8 miliardi di chili all’anno, seguita dal Parmesan con 204 milioni di chili, dal provolone con 180 milioni di chili, dalla ricotta con 108 milioni di chili, o il pecorino romano senza latte di pecora, e via formaggiando il falso.

Dalla tavola all’analisi politica

Le tante partite tra Trump e l’Europa lette da Franco Venturini sul Corriere della sera. Che subito osserva: «Dei quattro rappresentanti europei a Biarritz, tre (Johnson, Merkel e Conte) sono a rischio, indeboliti o dimissionari. Il primo traguardo è dunque di superare una transizione che è anche degli organi europei».
Seconda osservazione ‘tecnica’: «Quando l’anfitrione di un vertice occidentale come il G7 rinuncia al comunicato finale per evitare che i dissensi tra americani ed europei diventino troppo palesi, significa che il livello di allarme transatlantico è stato raggiunto e superato. Macron non ha certo dimenticato che lo scorso anno, in Canada, Donald Trump partì in anticipo e non firmò il documento. E deve essersi detto, il capo dell’Eliseo, che quest’anno a Biarritz gli auspici non erano migliori».

Cosa non va tra detto e non detto

  • Indignazione per gli incendi in Amazzonia? Ma dietro la questione del clima c’è un contrasto profondo tra Europa e Trump, non si può dimenticarlo.
  • Preoccupazione in vista di un peggioramento della congiuntura economica? Certo, ma come tacere sulla guerra dei dazi che Trump conduce contro la Cina e che presto potrebbe investire anche la debole Europa.
  • «Massima pressione» contro l’Iran mentre cresce il rischio di una guerra nel Golfo Persico? Ma gli europei non ne vogliono sapere, tengono vivo il dialogo con Teheran e ritengono che Trump abbia fatto malissimo a uscire dal trattato anti-nucleare sottoscritto nel 2015.
  • Far tornare la Russia di Putin nel G7 ? Trump lo propone ma l’Europa è contraria, prima servono accordi sull’Ucraina e del resto il Cremlino ha snobbato l’offerta (o la provocazione) della Casa Bianca.
  • La Brexit che si avvicina con Trump e Johnson uniti contro gli altri, la Libia dove Trump ha cambiato casacca diventando filo-Haftar e neutralizzando ulteriormente il non-ruolo dell’Italia e anche quello della Francia…

Trump elettorale e l’Europa

«L’elenco potrebbe continuare, ma è più utile capire, accanto al decisionismo anti-multilaterale e anti-Ue di un Trump in campagna elettorale, cosa possa fare l’Europa.
Dei quattro rappresentanti europei a Biarritz, tre (Johnson, Merkel e Conte) sono a rischio, indeboliti o dimissionari.
Il primo traguardo è dunque di superare una transizione che è anche degli organi europei.
Poi c’è da scegliersi un destino tra più autonomia o più marginalità, perché gli Usa non torneranno indietro.
Putin si sarebbe divertito un mondo, a Biarritz».

Potrebbe piacerti anche