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domenica 22 Settembre 2019

Erdogan, despota in declino, caccia i sindaci curdi ed è nei guai in Siria

Erdogan perde consensi ma non la prepotenza e ormai, apertamente despota, rimuove i sindaci democraticamente eletti di Dyarbakir, Van e Mardi. Sindaci curdi dell’Hdp, il Partito democratico dei popoli. L’accusa è essere legati al Pkk, considerato da Ankara organizzazione terroristica.
In Siria intanto, faccia a faccia truppe turche e di Damasco, e potrebbe finir male.

Erdogan perdente cresce in ferocia

Cacciato dagli elettori, lui e il suo partito AKP, dal governo delle città chiave, Istanbul, Ankara e Izmir, presidente dai pieni poteri e leggi di emergenza, ormai apertamente despota rimuove i sindaci democraticamente eletti di Dyarbakir, capitale del Kurdistan turco, Van e Mardin, tre delle maggiori città della regione. Sindaci curdi dell’Hdp, il Partito democratico dei popoli. L’accusa è essere legati al Pkk, il Partito curdo dei lavoratori, considerato da Ankara organizzazione terroristica. Al loro posto il ministero dell’interno ha indicato commissari speciali. La decisione sembra essere parte di un più ampio attacco alle opposizione al governo: le fonti parlano di più di 600 arresti in tutto il paese, in particolare tra i dipendenti comunali. La Turchia sempre più galera, ed Erdogan sempre più despota fuori ormai da ogni limite formale di legalità.

Ma ora l’opposizione c’è

Reazioni di protesta e sdegno in tutto il sud est curdo dove da giorni avvengono scontri nelle città coinvolte. Ma non solo protesta curda etnica e minoritaria, questa volta, ma protesta turca e politica rispetto a due anni fa , quando furono commissariati quasi cento comuni. Voci autorevoli contro.Il sindaco due volte eletto di Istanbul Ekrem Imamoglu, del Partito repubblicano Chp, ha espresso la sua incredulità su Twitter: «Un’azione inspiegabile in democrazia. Inaccettabile ignorare la volontà della gente». Anche l’ex presidente della Repubblica Abdullah Gül, antico alleato di Erdogan, ha criticato l’operato del governo. Poi Azad Barıs, vice presidente dell’Hdp, il partito demicratuico curdo turco decimato dagli arresti: «Vogliono uccidere la democrazia in Turchia, sulla base di accuse assurde e totalmente infondate»

Kurdistan che non si deve dire

I sindaci di Diyarbakir, Mardin e Van esautorati con l’accusa di terrorismo, e oltre 600 arresti fra funzionari comunali e militanti dell’Hdp. «Si tratta di un numero ancora impreciso e probabilmente destinato a crescere, visto che martedì notte ulteriori detenzioni si sono verificate anche a Istanbul», denunciano a Francesco Brusa e Brando Ricci, esponenti dell’Hdp. «Polizia e militari reprimono le manifestazioni spontanee della popolazione in maniera brutale, con idranti e gas lacrimogeno». Erdogan e la peggior destra turca sua alleata al potere, l’Mhp, la versione moderna dei ‘Lupi grigi’ di ionfausta memoria, tra attentati papali e le visioni mistiche di Alì Agca. Meno pittoreschi ma molto più efficacemente reazionari, i nipotini alleati con l’islamismo conservatore e anche un po’ ladro di Erdogan, stanno facendo la prova contro i curdi, per riprendersi ‘manu militare’ Istanbul, Izmir e Ankara, è il legittimo sospetto.

Intanto in Siria i conti con Damasco

Nella vicina Siria, popolazione curda sui due lati del confine diventa possibile uno scontro militare tra Damasco e Ankara. Idlib nelle mani di Damasco e le truppe turche e siriane ora faccia a faccia. Situazione drammatica quella raccontata da Michele Giorgio, Nena News. Decine di migliaia di civili in fuga dalla regione di Idlib, unico pezzo di Siria ancora nelle mani delle formazioni islamiste armate (Fronte a-Nusra, ramo siriano di al Qaeda), ora allo sbando. «E a soccorrerli non c’è la Turchia, che tanto li aveva sostenuti, e usati, negli anni passati per promuovere la sua agenda in Siria e nella regione». Erdogan in difficoltà tra la sua alleanza con Washington e la necessità di tenere aperto il dialogo con la Russia alleata del siriano Assad. Ankara incapace, per ora, di reagire all’offensiva lanciata da Damasco dopo il mancato rispetto degli accordi che la Turchia doveva garantire, col sequestro delle armi pesanti.

Da repressione a guerra vera

Erdogan impegnato nelle repressioni interne, sembra fermo sul minaccioso fronte siriano. Ad Ankara il summit trilaterale con Russia e Iran e un sempre più incerto accordo su pattugliamenti congiunti turco-statunitensi lungo la frontiera con la Siria per la sempre ambita ‘zona cuscinetto’ contro qualsiasi forma di sovranità curda nel nord della Siria. L’accordo inconfessabile Erdogan e Putin: «Mano libera sui curdi e io mi porto via i jihadisti da Idlib e li uso contro le brigate curde Sdf-Ypg, inchiodando gli americani al dilemma siriano: proteggere gli alleati di Washington contro il califfato o cedere alle pretese territoriali di Ankara per eliminare la resistenza curda ritenuta vicina al Pkk», scriveva Alberto Negri. Ma non è andata così, e mai la possibilità di scontro militare tra Damasco e Ankara è stata così concreta.

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