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domenica 22 Settembre 2019

Il silenzio di nessun innocente, da Gaza scappa anche il giornalismo

Il «vulcano Gaza» lo chiama Umberto De Giovannangeli, nella disattenzione non solo ferragostana di quasi tutto il giornalismo. Ieri all’alba caccia con la Stella di David hanno attaccato obiettivi di Hamas nella Striscia in risposta al lancio di due razzi. Agli abitanti di Gaza, intanto, manca tutto, dall’acqua alla speranza

‘Vulcano Gaza’ erutta missili

«Tre giorni fa, l’avviso: “Gaza è un vulcano in ebollizione che esploderà in faccia al nemico e ai suoi soldati”». Minaccia arabo palestinese sempre assoluta e troppo spesso esagerata. Ma questa volta, l’attento osservatore di come mediorientali Umberto De Giovannangeli, gli presta attenzione. Intanto perché è un comunicato congiunto riferito da Safa News, di tutte le fazioni palestinesi che operano nella Striscia, Hamas compresa. Poi per la situazione diperata della popolazione gazzawi assediata e privata del necessario per vivere.

Israele elettorale estremo

I recenti scontri sulla Spianata delle Moschee (il Monte del Tempio per gli ebrei) a Gerusalemme. Contro, nel perdere tutto, anche il vivere perdere valore. Ed ecco le infiltrazioni di giovani da Gaza, come quella di domenica sera scorsa verso Israele. Ne ammazzi un po’, ne ammazzi tanto, ma poi? Le stesse fazioni palestinesi su Safa News, hanno chiamato i palestinesi in Cisgiordania a “mettere a fuoco il territorio”. E non è minaccia da sottovalutare, ci dice l’attenzione di De Giovannangeli che elenca attento i fatti, le mette assieme e li ‘pesa’.

Gaza ‘terza eruzione’

«Gaza ha eruttato missili. E Israele ha risposto. È già il terzo attacco in settimana, con il lancio di almeno sei razzi da Gaza contro le comunità israeliane a ridosso del confine». I caccia israeliani hanno compiuto vari raid in risposta. Un primo attacco aereo israeliano ha colpito una base navale di Hamas nella zona settentrionale della Striscia. Il secondo raid ha preso di mira altre postazioni palestinesi vicine. Il 18 agosto, almeno tre palestinesi sono stati uccisi da militari israeliani lungo la barriera che divide la Striscia di Gaza da Israele.

Ultimatum palestinese

Scenario di altissima tensione, con le fazioni palestinesi a Gaza hanno lanciato un ultimatum a Israele minacciando un’escalation al confine dello Stato ebraico ‘se Gerusalemme non adempirà ai suoi impegni di cessate il fuoco’, riporta dal quotidiano libanese Al-Akhbar. Fonti dirette HuffPost dicono che tra le richieste più pressanti vi sono lo sblocco dei finanziamenti per Gaza provenienti dal Qatar e una risoluzione della carenza di elettricità. Salvo il ritorno ai palloncini incendiari e alla manifestazioni di massa a ridosso della linea di confine.

Razzi e rappresaglie Gaza muore

Ma il documento che ci teniamo a diffondere è quello dell’organizzazione umanitaria Oxfam. L’assedio sta privando una popolazione di 1,900 milioni di abitanti, il 56% al di sotto dei 18 anni, del bene più vitale: l’acqua.Più di 5 anni dal conflitto che nel 2014 distrusse buona parte del sistema idrico e fognario di Gaza, l’intervento previsto dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica (il Gaza Reconstruction Mechanism-Grm) non riesce a rispondere ai bisogni dei quasi 2 milioni di abitanti intrappolati in una delle zone più densamente popolate del mondo.

Una situazione drammatica

Il report di Oxfam elenca anche gli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia. Il 95% della popolazione -anche solo per bere e cucinare- dipende dall’acqua marina desalinizzata fornita dalle autocisterne private, semplicemente perché l’acqua fornita dalla rete idrica municipale (che presenta oltre 40% di perdite) non è potabile o perché oltre 40mila abitanti non sono allacciati alla rete. A questo aggiungi un sistema fognario inadeguato con oltre un terzo delle famiglie che non è connesso al sistema delle acque reflue. Diarrea, vomito e disidratazione diffusi.

Disumanità quotidiana

Commercio praticamente inesistente, famiglie divise e persone che non possono muoversi per curarsi, studiare o lavorare. Le Nazioni Unite annunciano che entro il 2020, sarà praticamente impossibile vivere a Gaza per la mancanza di energia elettrica. Il più alto tasso di disoccupazione al mondo e l’impossibilità di accedere a beni essenziali come cibo e acqua pulita. Siamo all’annientamento di una popolazione. Save the Children considera Gaza invivibile con i bambini non riescono più a nutrirsi, dormire, studiare o giocare. A Gaza è morta la speranza.

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