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domenica 22 Settembre 2019

Maidan cinque anni dopo, illusioni e delusioni in Ucraina

Da una parte la ‘rivoluzione della dignità’, e dall’altra la guerra nel Donbass, che continua nelle regioni orientali del Paese. Oleksy Bondarenko su EastWest, l’analisi senza sconti, senza illusioni ma neppure senza troppi pessimismi.

Cinque anni dopo Maidan

Cinque anni dopo Maidan e con l’elezione di Volodymir Zelensky come presidente, l’Ucraina paese delle irrisolte contraddizioni. EastWest, con la firma di Oleksy Bondarenko, pendolare culturale tra Kiev e Bologna, tira qualche somma, anche se il totale resta spesso incerto.

Da Limes

La ‘rivoluzione della dignità’

«Quando il 22 febbraio 2014, all’indomani dei tragici eventi lungo le vie centrali di Kiev in cui più di cento manifestanti avevano perso la vita sotto i colpi dei cecchini, il parlamento aveva nominato il nuovo presidente ad interim, un capitolo della storia del paese sembrava definitivamente chiuso. Il giorno prima, infatti, il corrotto e autoritario presidente Viktor Yanukovich era fuggito in Russia. Gli scontri tra manifestanti e polizia erano finiti. La piazza aveva vinto». Sembrava.

Russia e anti russi

Rispondendo a quella che fu percepita e probabilmente fu una minaccia geopolitica, la Russia intervenne annettendosi la Crimea e sostenendo la rivolta nel Donbass russofono. Una guerra che nei cinque anni successivi avrebbe fatto più di 13 mila vittime nel cuore dell’Europa, sostiene Bondarenko che pure da ucraino con sentimenti netti, cerca di fare analisi storico politica onesta.

Maidan sconfitta non solo da Mosca

«Quel rinnovamento politico promesso sulle barricate, quel ‘vivere in maniera nuova’, slogan di quello che a maggio 2014 sarebbe diventato il nuovo presidente del paese, non si è realizzato nei fatti. L’oligarca Poroshenko, non era di certo un uomo nuovo». Prima illusione/inganno che in occidente non ci hanno quasi mai raccontato. Il miliardario Poroshenko, re del cioccolato, fu uno dei fondatori del Partito delle regioni che ha portato al potere l’autoritario Yanukovich. Più volte ministro tra il 2009 e il 2012, la rappresentazione perfetta di tutte le contraddizioni dell’Ucraina post-sovietica.

Rinnovamente contro corruzione

L’Europa diventata il principale partner e punto di riferimento per Kiev, sia commerciale, sia politico, anche se sul secondo fronte, il peso statunitense è stato certamente più invasivo. Nei primi due anni di governo, nuovo presidente e nuovo parlamento ci provano. «Una goccia nell’oceano, insufficiente per fare progressi reali nella lotta alla corruzione e al malaffare». Dettagli, tipo rendere pubblico il reddito personale dei parlamentari. Ma quello dichiarato. E poi regole negli appalti, e la riforma del settore energetico, autentico pozzo nero della corruzione nazionale.

Tante promesse pochi fatti

A fare da contraltare ai passi in avanti, «il netto rallentamento del processo di riforme nella seconda parte del mandato presidenziale di Poroshenko». Sistema economico e politico dominati dagli oligarchi. La mancata riforma del sistema giudiziario e dei servizi di sicurezza, in pratica, sotto il controllo del presidente di turno. Impatto negativo sulle libertà civili e casi giudiziari irrisolti, e corruzione, la vera piaga del paese, intoccata.

Transparency International, brivido

Pressioni internazionali e Kiev formalmernte esegue. Nasce il Bureau Nazionale Anti-Corruzione (NABU) e l’Ufficio Speciale della Procura Anti-Corruzione (SAPO) nella ostilità della Procura generale (lotta di potere). Risultato: di oltre 180 casi aperti negli ultimi anni, ad esempio, solo 50 hanno raggiunto la loro fase finale, poi, ‘dimenticatoio burocratico’ e nessuna condanna. Anzi!Proprio il NABU è finito nei mesi precedenti alle elezioni presidenziali nell’occhio del ciclone per aver insabbiato −sostengono alcuni giornalisti locali− l’indagine su tangenti nel settore della difesa di uomini vicini a Poroshenko.

Corruzione mangia soldi

Chi ruba, tanti, e chi non mangia. «Con lo scoppio della guerra, la perdita della capacità produttiva del Donbass, il ri-orientamento del sistema economico via dal mercato russo e la svalutazione della moneta, i prestiti del FMI sono divenuti i principali strumenti di stabilizzazione macroeconomica in tempi di forte recessione». Ucraina sull’orlo del crak economico, miliardi in prestiti internazionali che gravano sul futuro, sanità e del sistema pensionistico, tagli sulla pelle dei più poveri. La triste annotazione di Bondarenko, «un numero sempre maggiore di ucraini si trova costretto ad emigrare per cercare fortuna».

Ora la novità Zelensky

Volodymir Zelensky con gli stessi problemi di cinque anni fa da affrontare. «Il conflitto con Mosca, il ruolo degli oligarchi in politica e nell’economia, la riforma delle principali istituzioni dello stato come il sistema giudiziario e, soprattutto, progressi reali nella lotta alla corruzione». Ma non baste Zelensky, ammonisce l’autore un po’ italiano. Il nuovo parlamento, certamente, ma anche la società civile che, la necessaria vera spina nel fianco per il potere. Ed è forse proprio questo che oggi differenzia davvero l’Ucraina da molti altri paesi dello spazio post-sovietico. Vedremo presto.

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