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domenica 22 Settembre 2019

Israele e le persecuzioni negate che offendono la storia, la sua storia

Il team segreto d’Israele che svuota gli archivi di Stato. Nakba fantasma. Negare le vere ragioni della «miracolosa partenza» dei palestinesi dalla loro terra. La cacciata dei palestinesi nel 1948 raccontata come fuga volontaria. Il Malmab, squadra della Difesa, da anni nasconde le prove dell’espulsione palestinese. Lo scopo: minare la credibilità delle ricerche storiche attraverso la scomparsa dei documenti declassificati.

Nakba fantasma, cacciata palestinese da occultare

«La legge in Israele afferma che ogni individuo può avere libero accesso agli archivi e può consultare i documenti divenuti disponibili dopo essere stati declassificati, come accade negli altri paesi». Michele Giorgio, Nena News è preciso sino al dettaglio. Lui là vive, con occhi sempre aperti a cercare riscontri ed eventuali contraddizioni. La legge dice e il governo dispone/distorce. «Nei fatti solo una percentuale irrisoria dei documenti è accessibile», spiega Lior Yavne, direttore di Akevot, piccolo e combattivo istituto di ricerca che individua, digitalizza e cataloga varie forme di documentazione sul conflitto israelo-palestinese.
Va detto che Lior Yavne è ebreo, e che il suo istituto di ricerca è nato per aiutare i difensori dei diritti umani, ricercatori e docenti attraverso il libero accesso ai file negli archivi israeliani, governativi e privati. Ma non è facile. «Nell’archivio delle forze armate, il più grande di Israele – spiega Yavne a Michele Giorgio – sono disponibili solo 50mila dei 12 milioni di documenti che contiene. Appena l’1% dei file. E restano ancora inaccessibili gli archivi dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interno». Presa per il sedere, per dirla elegante.

Famiglie palestinesi in fuga da Giaffa, 1948.

Archivi privati e censori di Stato

Gli archivi privati diventano così la sola fonte accessibile contro sui si muovono però ‘le squadracce delle verità di Stato’. «È quella l’arena in cui illegalmente il ministero della difesa agisce per rendere inaccessibili i documenti riguardanti -esempio- le attività nucleari di Israele e altri Stati, le relazioni con una serie di nazioni, i palestinesi cittadini di Israele, la Nakba e le comunità palestinesi durante e dopo il 1948. Il ministero della difesa chiede o intima ai responsabili degli archivi di celare alcuni file. Spesso si tratta di documenti che non rappresentano alcun rischio per la sicurezza nazionale ma che hanno un significato politico e storico». Accuse pesanti che in Italia arrivano solo attraverso il Manifesto.
Akevot ha scoperto che ci sono «individui» che si muovono da un ufficio all’altro ordinando di far sparire determinati documenti. «Queste persone si presentano come funzionari degli archivi di Stato ma in realtà non lo sono. Riteniamo che facciano parte degli apparati di sicurezza, più precisamente del Malmab, dipartimento speciale della difesa», accusa Yavne, rivelando che il suo istituto è stato in grado di mostrare le copie di alcuni file spariti.

Le persecuzioni da negare

Tra questi, un documento di 29 pagine, del 30 giugno 1948, redatto dai servizi di intelligence sui motivi dell’«emigrazione» dei palestinesi dal territorio controllato dal neonato Stato di Israele. «Un documento di eccezionale importanza che contraddice totalmente la narrazione ufficiale con cui sono cresciuti gli israeliani a proposito della Nakba («catastrofe») e le cause dell’esodo di centinaia di migliaia di palestinesi durante la guerra del 1948». Non furono – come da sempre vuol far credere la storiografia ufficiale israeliana in Occidente – gli appelli lanciati dai leader arabi a lasciare la Palestina per rientrarvi alla fine «dello Stato ebraico», che spinsero i palestinesi ad abbandonare 219 villaggi, quattro città e a cercare riparo in Libano, Siria, Giordania, Cisgiordania e Gaza».
«Determinanti nella maggior parte dei casi furono le intimazioni e gli attacchi armati ai civili lanciati dalle forze ebraiche, regolari e irregolari. Si potrebbe dire, riassume ad un certo punto l’intelligence, che l’impatto delle azioni militari ebraiche sulla migrazione è stato decisivo, in quanto circa il 70% degli abitanti ha lasciato le proprie comunità ed è emigrato in conseguenza di queste azioni».

Stato che nasconde rinnega se stesso

Il file nella mani di Lior Yavne, precisa il numero di abitanti in ogni villaggio e città e poi elenca la ragione dello spopolamento. Ad esempio: «Ein Zaytoun, distruzione del villaggio da parte nostra; Qabbaa, nostro attacco contro di loro». E precisa anche la direzione dell’esodo. Ne esce fuori un quadro che accredita ampiamente la tesi della pulizia etnica della Palestina esposta da Ilan Pappè e avvalora gli studi e le ricerche condotte negli ultimi 30-40 anni da altri «nuovi storici» israeliani: Benny Morris, Hillel Cohen e Avi Shlaim.
«Il rapporto diffuso da Akevot – prosegue Michele Giorgio- ha dato il via all’inchiesta di Hagar Shezaf, giornalista del quotidiano Haaretz, pubblicata il 5 luglio dall’edizione in lingua inglese. Il Titolo, «Burying the Nakba: How Israel Systematically Hides Evidence of 1948 Expulsion of Arabs». Dunque, ‘seppellire la Nabka’. Un duro ed esplicito, ‘come Israele nasconde le prove dell’espulsione degli arabi del 1948’, con un’intervista a Yehiel Horev, l’ex capo del Malmab ‘incaricato di far sparire i documenti che danneggiano l’immagine di Israele dal 1948 a oggi’.

Malmab, polizia contro la storia

Compito del Malmab, fare in modo che la credibilità di determinate ricerche sia compromessa dalla scomparsa di documenti ufficiali sulla Nakba che gli storici hanno consultato in passato. Negare le vere ragioni della «miracolosa partenza» dei palestinesi dalla loro terra. Alcuni di quei file, resi disponibili in passato, sono stati fatti sparire per rendere inattendibile quanto si legge in un buon numero di libri. Lo spiega bene Hagar Shezaf su Haaretz. La storica Tamar Novick, 4 anni fa rimase colpita da documento trovato nell’Archivio Yad Yaari sul massacro di 52 palestinesi e ad abusi gravi avvenuti a Safsaf, in alta Galilea, conquistato dalle forze della Settima Brigata israeliana durante l’operazione Hiram verso la fine del 1948. Novick decise di consultare alcuni colleghi, tra cui Morris che in un suo libro aveva citato lo stesso documento nell’Archivio Yad Yaari. Ma quando Novick tornò per esaminare il documento, non c’era più. Alla storica fu poi spiegato che era stato fatto sparire per ordine del ministero di difesa.
«Dall’inizio dell’ultimo decennio – denuncia Hagar Shezaf – i team del Malmab hanno rimosso dagli archivi numerosi documenti che erano stati declassificati, nel quadro di uno sforzo sistematico per nascondere le prove la vera storia del 1948. Spariti centinaia, forse migliaia di file che scrivono la vera storia del 1948.

Professor Salim Tamari, dell’università di Harvard

Voce palestinese da Harvard

Sempre Michele Giorgio sul Manifesto intervista lo storico palestinese Salim Tamari, dell’università di Harvard. «Le autorità israeliane comprendono che l’immagine di Israele si sta incrinando, non presso i governi stranieri quanto nel mondo accademico internazionale». «Abbiamo appreso dell’esistenza di un dipartimento, il Malmab, della Difesa israeliana incaricato di occultare certi documenti, evidentemente ritenuti molto compromettenti. Una parte rilevante dei materiali scomparsi riguardano le vicende di palestinesi, in prevalenza contadini, che subito dopo la nascita di Israele provarono a tornare (dall’esilio) per coltivare i loro campi, per controllare lo stato delle proprietà. Persone convinte che presto sarebbero rientrate nelle case da cui erano state cacciate o che avevo dovuto abbandonare. Israele non lo ha mai permesso. Moltissimi di loro furono uccisi senza tanti scrupoli dalle forze armate israeliane. Lo affermano anche i documenti fatti sparire».
«Già trent’anni fa i nuovi storici israeliani avevano messo in discussione la narrazione ufficiale della nascita dello Stato ebraico. E i palestinesi sono stati in grado di fare altrettanto con la storia orale, le testimonianze di chi ha vissuto in prima persona la Nakba. Ma la reazione politica e diplomatica della comunità internazionale è stata molto limitata».

La narrazione bugiarda del 1948

«Quest’ultima vicenda aggiunge nuovi particolari a una storia che tutte le persone di buon senso e obiettive conoscono o che hanno ricostruito da tempo e che invece resta ancora oggi coperta da un pesante velo». Annotazione politica dello storico, «Il mondo però non pare interessato ad accertare la verità storica sulla Nakba», mentre Israele accelera nell’occultamento dei documenti.
«Le autorità politiche israeliane comprendono che l’immagine di Israele si sta incrinando, non tanto presso i governi stranieri quanto nel mondo accademico internazionale, tra gli intellettuali, coloro che guardano con obiettività alla vicenda. E corrono ai ripari, ammesso che sia ancora possibile. Lo storico israeliano Benny Morris, che pure non è un progressista, ha scritto un lungo articolo in cui ridicolizza la decisione di alcuni funzionari statali di far sparire ora documenti che sono stati disponibili per anni, lui stesso li ha usati per i suoi studi, e che tanti ormai conoscono».

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